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ORIENTALESICULA7puntoarte «Nuvole»

Periodo: 16/02/2008 - 29/02/2008
Programma:
«Nuvole»
Olii e disegni di Nino Cannistraci a cura di Giampaolo Chillè
“ORIENTALESICULA7puntoarte“ in via G. Venezian, n°7, Messina
Ore 17:00 - 20:00

Nino Cannistraci si muove da anni su una linea di ricerca colta ed interessante, con rigore e maestria. Le sue opere sono caratterizzate da un certo figurativismo decisamente personale. Esse colpiscono per l'intensità espressiva pur non essendo sempre di immediata lettura ed interpretazione, giacché sottendono precisi riferimenti culturali di molteplice natura.
Per tale ragione, risulta particolarmente interessante l'esposizione, accanto ad alcune opere pittoriche di recente produzione, di un nutrito gruppo di disegni - più o meno "finiti" - ad esse variamente legati, testimoni dell'evolversi dello stile dell'artista, capace di mutare nel tempo restando sempre assolutamente fedele a se stesso. I disegni di Cannistraci ci offrono una chiave di lettura privilegiata per comprendere lo spirito del pittore ed il suo modo di lavorare, la sua ricerca continua e profonda, volta ad indagare la realtà nelle sue molteplici manifestazioni ed espressioni. Connotati da un tratto sempre efficace ed incisivo, a volte essenziale e sintetico, altre marcatamente analitico, essi sono traduzione visiva di una lunga e costante consuetudine operandi che ha nell'esecuzione grafica la sua base e il suo principio. Indispensabile ed insostituibile strumento di studio e conoscenza, il disegno è, infatti, per Cannistraci, il mezzo attraverso il quale entra in contatto con tutti gli elementi destinati ad animare le sue opere pittoriche che, nella loro ultima facies, di disegnativo hanno apparentemente poco o nulla.
Con occhio assai sensibile, capace quasi di scrutare l'imperscrutabile, l'artista denuda le sue figure di ogni retorica ed esteriorità, ne cancella l'aspetto epidermico per cogliere e conoscere ciò che sta dietro ad esso. A questo fondamentale momento, apparentemente destruens, segue l'osservazione accurata di ciò che prima era nascosto, della struttura del singolo elemento - sia esso un cavallo o una giovane donna, un albero o un babbuino- che, per quanto minuziosamente rilevata e rivelata, non da mai risposte assolute. È anche per questo che Cannistraci torna, anche a distanza di diversi, anni su determinati temi, per continuare ad indagarli, per esaminarne, comprenderne e svelarne ulteriori sfaccettature, animato da un accentuato desiderio di conoscenza, desiderio, come è ovvio, destinato a non essere mai del tutto soddisfatto, giacché la conoscenza può certo essere un fine ma non ha mai fine.
Osservando i vari disegni esposti, selezionati in base a principi diversi, tra i tantissimi conservati dall'artista in cartelle e raccoglitori, sodali custodi di tali lavori, è quindi possibile rintracciare a livello tematico delle costanti, che si traducono in vere e proprie anafore figurative. Il pavone, lo specchio, la nuvola, l'isola, il cavaliere, la luna, il limite, Leda e il cigno sono alcuni tra gli elementi più ricorrenti, particolarmente cari al pittore, per ragioni strettamente personali e per il significato molteplice che possono rivestire a seconda della loro diversa impaginazione e configurazione. Emblematiche di questa poliedricità di significati sono, in particolar modo, le figure di Leda e del cigno, simboli del corpo e dello spirito, dell'umano e del divino, dello Yang e dello Yin, della creazione e della trasformazione e di tanto altro. Esse ritornano, atteggiate in posizioni diverse, in numerose tele eseguite di recente. Private di qualsiasi accezione religiosa, tanto pagana quanto cristiana, appaiono connotate da un sottile erotismo e una vibrante sensualità. Il symplegma stesso tra Leda e Giove (trasformatosi in niveo cigno per sedurre la giovane, secondo il racconto di Ovidio), simbolo della molteplicità nell'unità, assurge a vero e proprio emblema dell'attuale ricerca di Nino Cannistraci, indirizzata verso una riflessione sul tema degli opposti e delle antinomie, tema assai antico e lungamente dibattuto. A ben guardare, infatti, le opere dell'artista, disegni o dipinti che siano, pullulano di figure ed elementi dai caratteri tra loro differenti e divergenti, sovente in assoluta opposizione o antitesi. Diversamente da quanto si potrebbe supporre, tuttavia, essi non producono alcuna tensione ma si confrontano, si invertono, si armonizzano, si completano, sembrano comunicare e danzare tra loro. L'essere e il non essere si generano, così, l'uno dall'altro, a livello non solamente di concetto ma, soprattutto, di visione e resa pittorica. È proprio sulla tela, infatti, che attraverso pennellate ora quasi trasparenti e sfrangiate, ora pastose e nette i colori, spesso non a caso complementari, dialogano più che mai, si integrano, si confondono dando vita a raffinati giochi di equilibri e movimenti illusionistici che rendono leggere come nuvole le varie forme rappresentate. Decantate della propria corporeità, le diverse figure appaiono sulle tele come immagini recuperate dalla memoria. Mobili e pur silenziose, sono spesso immerse in un'atmosfera onirica, di volta in volta connotata diversamente da ponderate scelte cromatiche.
Raffrontate alle figure disegnate, marcatamente strutturate, quelle dipinte sembrano slegate da esse ed assai differenti, presentandosi come puro colore, al quale una pennellata più o meno corposa imprime un certo dinamismo. La materia pittorica, sapientemente stesa dall'artista attraverso sottili velature, ha cancellato completamente l'impalcatura disegnativa, senza però rinnegarla, e reso il colore protagonista indiscusso. È un colore nuovo, che si allontana leggermente da quello utilizzato dall'artista in passato, per una maggiore vivacità cromatica e una diversa resa plastica ed espressiva, che si possono ben cogliere nelle molteplici sfumature del blu e dell'azzurro, che in parte dominano la tavolozza pittorica di alcuni dei dipinti esposti e che si richiamano, chiaramente, alla trasparenza dell'acqua e all'inesauribile fascino del mare, culla di ogni forma di vita e simbolo del moto eterno dello spirito.

Giampaolo Chillè




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