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Comunità dei pescatori del pesce spada dello Stretto di Messina

a pesca del pesce spada nello Stretto di Messina ha una storia millenaria. Le prime testimonianze risalgono infatti all’età del bronzo. La pesca con l’arpione è addirittura citata già da Polibio nel II secolo a. C., quindi da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. ed infine dal poeta greco Oppiano nel III secolo d.C.. L’arpione utilizzato era già fornito di aletta di ritenzione e già duemila anni fa i pesce spada venivano pescati con reti e lenze nel Tirreno meridionale, prima che entrassero nell’area dello Stretto.
l pesce spada dello Stretto raggiunge i tre metri di lunghezza ed è fra i più veloci animali marini. Verso la terza decade di Giugno raggiunge la piena maturità sessuale. In questo periodo viene avvistato spesso in compagnia di una femmina. Fra la fine di Aprile e gli inizi di Maggio compare nell’area nord dello Stretto e si avvista più facilmente dalle coste calabre, poi fra giugno ed agosto si sposta sulle coste siciliane. La caccia del pesce spada si distingueva in “caccia di terra” che si praticava dalle coste calabre, utilizzando i promontori da Scilla a Bagnara, da cui le vedette, scrutando il mare sottostante, segnalavano il pesce spada avvistato, con banderuole bianche, al luntro, che quindi si lanciava all’inseguimento. Sulla costa siciliana, si sviluppò dal 1500, la “caccia di mare” attraverso l’introduzione della Feluca, un vero e proprio osservatorio galleggiante, dotata di un albero, detto ‘ntinna, alto 20 metri, alla cui cima stava appollaiato l’antenniere per l’avvistamento del pesce spada. Anche in questo caso la caccia era affidata ai pescatori sul luntro.
Il luntro, il levriero del mare, era un’imbarcazione velocissima, lunga poco più di 6 metri, dipinta di nero, con quattro o cinque rematori, un avvistatore posto in cima ad un alberello ed un lanciatore posto sulla poppa. Il luntro avanzava velocissimo di poppa, permettendo al lanciatore di infilzare il pesce spada con un arpione detto “draffinera” e più recentemente “ferru” . In alternativa, per le aguglie imperiali, viene utilizzata una fiocina a sette denti.
Intorno al 1950 avviene la trasformazione delle feluche e dei lontri nelle attuali imbarcazioni dette “Passerelle”. Nel 1964 tutte le imbarcazioni erano motorizzate. Le imbarcazioni moderne sono lunghe da 12 a 20 metri, l’albero detto Antenna è lungo da 20 a 30 metri e sulla cui cima sono situati le leve dei comandi e la passerella è lunga fino a 50 metri.
L’evoluzione del pescato, vedeva agli inizi del secolo, catture per circa 600 esemplari. Nell’era della motorizzazione, negli anni ’60 e ’70, si era arrivati fino a 3000 esemplari catturati a stagione. Dagli anni ’80 comincia però un lento ma inesorabile declino delle catture, fino ad arrivare ai circa 600 esemplari degli ultimi anni.
e cause della drastica diminuzione del pescato sono state le spadare negli anni ’90 e invece negli ultimi anni sono soprattutto da addebitare alle palangare, che pescano nel periodo intergenico, in inverno, in tutto il Tirreno meridionale, esemplari sottotaglia. Questa pesca del giovanile, assolutamente vietata per esemplari al di sotto di 1,40 metri, compresa la spada, distrugge migliaia, se non milioni di spadelli non commerciabili, con danni irreparabili sulla catena riproduttiva della specie.
Questo tipo di pesca è notevolmente dannosa anche per il bi-catch, innumerevoli sono le tartarughe (caretta-caretta), che finiscono negli ami della palangare.
ltre cause della diminuzione della pesca del pesce spada nello Stretto di Messina sono da individuare nell’inquinamento acustico, luminoso ed in definitiva del forte aumento dei natanti in transito nello Stretto, oltre ad una conseguente drastica diminuzione del pesce minuto di cui si nutre lo spada.
Un’altra concausa delle problematiche legate ai rischi di estinzione di questa specie è legata alla mancanza di mescolanza genica, che rende questa specie più debole geneticamente e meno adattabile a possibili repentini cambiamenti climatici e di inquinamento che sempre in modo più evidente si manifestano in questo tratto del Mar Mediterraneo.
egli ultimi anni si è quindi assistito ad un rapido decremento della comunità dei pescatori del pesce spada dello Stretto di Messina. Le imbarcazioni fra Sicilia e Calabria sono poco più di una dozzina, gli addetti sono anch’essi poco più di una cinquantina. La mancanza di un porticciolo per il ricovero delle imbarcazioni e le non favorevoli condizioni fiscali, tendono a far abbandonare sempre più questa affascinante pesca in questo suggestivo angolo del Mediterraneo.
I possibili rimedi a questa situazione sono : il pescaturismo, che negli ultimi anni si sta affacciando come proposta alternativa e conservativa della tradizionale caccia al pesce spada; e la possibilità di impiantare delle attività legate alla trasformazione, che renderebbero più costante i flussi economici legati a questa pesca estremamente stagionale.
La condotta Val Demone di Messina, unitamente a quella di Reggio Calabria, si fa promotrice di questo progetto di recupero della comunità dei pescatori di Pesce Spada dello Stretto di Messina, cercando di percorrere insieme a loro la strada che porti alla salvaguardia di questa millenaria pesca.

Rosario Gugliotta Fiduciario Slow Food Valdemone Tel. 335 8391030 www.slowfoodmessina.it Lista eventi