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Rimestanze


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Annibale Maria Di Francia Di Francia  Annibale Maria
[ Messina 05/07/1841 , Messina 01/06/1927 ]

UNA ROSA

In un mesto giardin vidi una rosa
E nel vederla mi si strinse il core,
Era sì bella! ed or china riposa
Come l’imago d’un estinto amore.

Così trapassa ogni terrena cosa,
E l’allegrezza che germoglia in fiore
Se ti sorride candida amorosa,
Questo è sorriso di brevissim’ore.

Ma l’amore celeste è il vago stelo
Ove rosa d’eterna primavera
Sta la speranza desiando il cielo.

Amor celeste con cui s’ama e spera
Quest’è che s’alza come all’aure un velo.
Amor celeste che non piega a sera!
___________________________________________________________________

IL TRAMONTO

Dietro dei colli si dilegua il sole,
E l’ultimo splendor trema su l’onda.
Mentre al mio cor, che piange e che si duole,
La notturna dei monti eco risponde.
Ed io rivolgo al mar le mie parole
Ai campi, ai fiori, al sol che si nasconde;
E mi tremola già, sulla pupilla,
L’arcana gemma d’un’arcana stilla.

Sento l’anima mia fatta romita
E di mestizia mi si pinge il volto;
Ché m’è il tramonto immagin della vita.
Idea d’un bene che cadrà disciolto.
E pensa la mia stanca anima smarrita:
Tutto passa nel mondo e va sepolto! .....
Passano gioie, amor, gloria, amistade
Come la luce di quel sol che cede!
___________________________________________________________________

IN MORTE DI FELICE BISAZZA

Ed or si piange – ed invisibil forse
Rompe del Genio quell’arpa, onde la santa
Poesia della Fede e del dolore
Si levò nella giusta alma del vate;
E disperando che a le or mute corde
A ereditar la immacolata altezza
Altri venga a cantar, rompe quell’arpa
E ne le bende mutamente ei piange,
E ben si addican le funeree spoglie
E i mortuari drappi! e luttuosa.
L’armonia de le dolci aure d’Italia
E più flebile il bacio dei suoi mari.
Oh! piangi, Italia, piangi! – Invidiate
Allo sguardo stranier le tue ghirlande
Oggi lor manca eletta gemma! - E il vago
Tripudiar de le città sorelle,
Sotto l’incanto dei paterni cieli
Ove l’aura di Dio placida aleggia,
Oggi ben fia che all’inno della tomba
Vi si trasmuti! E a l’ombra del cipresso
Pieghin l’Itale rose! - Oggi ben fia
Dei dissidi l’oblio, né sian tumulti
Di mendaci canzoni! o indifferenti
Sguardi di pietà, o simulati piani
Di chi pianger non sa, di chi ne l’alma
La nobilitade del sentir non chiude! -
Ei non è più - Quella funerea coltre
Da le pallide faci rischiarata
È la memoria, del Poeta spento!
Avrem su l’urna, a riversar già noi
Balsami e fiori. Ai secoli venturi
Sarà quel nome itala gloria e sempre
Echeggerà nell’armonie sublimi
Degli almi canti... d’alcun nel petto
Palpito ardente di rossor, di truce
Memoria non si desta,?...
Ahi! perché poche,
O cantor generoso, alme trovasti,
A cui tra la perversa ira dei, tempi,
La luce balenò dei canti tuoi?...
Perché di vil sogghigni aride labbra
A vestir fur pronte e si fer molti
Sordi a la vaie (?) degli eccelsi carmi,
Ove nel Bello dell’idea col verso,
Chiara traluce, come bionda stella,
La verità della vincente Fede?
Ahi! Sì, gli stolti sogghignaron quasi
Quel Ver si fosse nei venusti canti
Credula Fede di pieghevol tempra.
Il plauso contennero - o per altre.
Teste infiorar le italiche corone!
Ed or si piange! - Oh!... sul funereo drappo
che là ricopre la deserta bara
Dell’estinto Poeta, oh! non vedete
Del mesti ceri al moribondo lume
Pianger sublime nelle mute bende
Il Genio dell’Italia?... Ed un’arcana
Muta favella da quell’urna s’alza!
Chi la intende? Chi fio che l’alma scuota
Ad un esempio là, su quella bara,
Ove la morte non è morte, è vita
Perché del Grande erge la polve il grido
Sin da l’avello e senza croce esclama:
Ne la memoria mia rinasco e vivo!
E tu rivivi in immortal memoria,
O cantor della Fede e del dolore...
Deh! come mesti e di pietade in atto
Ploriam su quel drappo! –
e noi ti fummo
Concittadini - e questa afflitta Zancle,
Questa languida rosa del Peloro,
Anche culla a te fu, ora ti è tomba!
Oh! quelle vette di quei verdi monti!
Che la cingono intorno!... Oh, sì, quei monti
Tu li guardasti, e t’ispirasti al canto!
E quei monti son nostri - ed avvi un cielo
Qui, dove l’estro che dal cor si parte,
Ne le fiamme d’un sole arde e si abbella!
E tu quel cielo lo guardasti, e forse
Da quel cieli ti venia la luce arcana
Che t’investiva come l’aureo sole
“le cose di quaggiù rapido investe.”
Ed è nostro quel ciel - mesti, abbracciati
Or sulla pietra del tuo freddo avello
Gelosamente esclamiam fra il pianto:
La poesia di quella tomba è nostra! -
Ed or si piange! - al biancheggiar d’un’urna
A un ciel che tace al tramontar d’un sole,
Al Genio ché lamenta, Italia piange;
E t’infiora la tomba, o eccelso vate!
Oh! Questa Italia! Questa bella terra.
Bella siccome l’armonia dei cieli,
Terribil come il mar quando rimugge,
Questo arcano sorride ove ogni polla
Sente la stampa d’un eroe, che forse
Addormenta polvere riposa
Sotto la zolla, - oh! Quest’Eden beato
Ove l’impero della gloria è santo,
E a cui dinanzi lo stranier s’inchina.
Tu ben di grande amor l’amasti e quando
Nobile e grande a più sublime altezza
Ella salia, ne l’union d’un patto
De l’Ital contrade, Tu Poeta,
In cor gioisti; ma non lungi andonne
Che di pianto ne avesti umido il ciglio.
Poi serenasti di pietà la fronte.
La man di Dio t’avea donato un’arpa
E tu cantasti!
Ed era luce il canto
Del Sicano Poeta! e dei vulcani
De la sua terra avea il fervore in petto
Che ardentemente l’agitava.
Ei vide…
E il disinganno amaramente in core.
Dopo la gioia del trionfo intese:
“Ché mille bruti nel mantel di Giuda”
“E barattieri, che la fean da eroi”
Ei vide!… E fiamma di vergogna e sdegno
soggiogava la grande alma del vate!
Pur fra tanto avanzar d’orge nefande,
E il turbinio delle sconvolte genti.
E l’echeggiar de le canzoni stolte
Su l’ebbre cetre, Ei non mescea la santa
Immacolata poesia del core!
Ma nel conforto d’una pace arcana
Si pasceva l’idea, l’idea che pura
Volle levarsi da cotanta polve!
Ebbe il dolor; ma il duolo suggellava
L’innata Fede! Fu il dolor la fiamma
Che l’agitò, che lo portò sui campi
De la tenzone; fu la Fede l’alta
Promessa del trionfo, e uniti in ambo
Alto trionfo conseguir: la Speme! –
E sperando cantava – E quella pace
Se la creò ne la speranza; e volle
Immaginar la vita dei suoi canti
Gemere ascoso qual sirena arcana
Sotto un nembo di fior: ma sol col Vero
E col Buono allettar l’alme gentili - .
Ma la tua grande mission, Poeta,
Era il principio dei tuoi giusti canti!
E mentr’altri cantò lode e ghirlande –
Ad un’età cui solo il falso alletta,
Il Ver fu l’alta mission che avesti!
Da la tua cetra non irruppe un solo
Metro bugiardo che levasse un’eco
Contro la fede immacolata santa:
O cantor generoso! E a te d’incontro
Venne l’ira del tempo e non laudato,
Sì che mertavi, tu l’età vivesti.
Ma la corona del trionfo è altrove,
Che qui non è, - tu lo sapevi - ed altri
Ne’ sogghigni di, scherno, - ed or dai nembi
D’un indorata maestà di luce
Ove rinasce l’anima, e s’informa
In un amor che brucia e non consuma
Guarda!… È l’Italia, che Te plora e piange
Su l’urna santa,
Ohi che versate or voi
Là su quell’urna? e dolorose stille
Di pianto nei languenti occhi vi stanno?
Oh! inutil pianto! … E chi noi seppe un solo
Sguardo levar, per chi vivea la vita
Del poeta e del giusto, or su la bara
Versa lagrime fiori?.. Oh! vi scostate
Da quel ferètro! - Non si sparga un pianto
Che di vergogna vi ridonda al mare!
Mirate! Su quel drappo e con in mano
Un’aurea cetra e un ingemmato alloro,
“E fra i raggi del suo velo stellato”
“L’Angelo dei suoi canti Egli ha compagno”.
O cantor generoso – quest’Italia
Questa terra d’incanti e di profumi.
Nella tua fè ai specchi e si rimiri,
Onde sempre le fian luce immortale
Le sublimi armonie dei canti tuoi!
Ma s’altre etadi, su l’altar dell’arte
Rinasceranno a più fraterni amplessi
E il Bello e il Buono in un connubio santo
Ingemmeran le decadute altezze:
d’una novella luce redimiti
I canti tuoi rifulgeran più belli
Santificati su l’altar del vero
___________________________________________________________________

INNO A S. TERESA

Teresa amabile
Del Redentore
Rapita in estasi
D’immenso amore,
Da questa misera
Terra d’oblio
Lieve com’aere
T’innalzi a Dio.

Sublimi, eteree
Scienze apprendi,
Misteri altissimi .
In Dio comprendi,
Vera discepola
Del Redentore;
Maestra ai popoli,
Fuga l’errore.

Dispensa ai miseri
Di questo esiglio
La luce eterea
Del gran consiglio,
Forza, intelletto,
Verace scienza,
Timor perfetto,
Pietà, sapienza.

Gl’immensi spasimi
Del santo amore
Trasfondi, o vergine,
Nel nostro cuore,
Brucia e consuma
I vani affetti
Che il mondo alluma
Nei nostri petti.

Tu fa che siano
Gesù e Maria
I soli palpiti
D’ogni alma pia,
Come lo furono
Del tuo bel cuore,
Vera discepola
Del Redentore.
___________________________________________________________________

CONSACRAZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA

Sacra famiglia di Nazarette
Nido e rifugio dell’alme elette,
Stanza di pace, stanza di amore.
Noi ti sacriamo anima e cuore.

Nella tempesta di tanti affanni,
Abbeverati di disinganni,
Desiderosi dei beni eterni
Noi ti preghiam che ci governi.

Gesù dolcissimo, Figlio di Dio,
Già fatto suddito, umile e pio,
Giglio del campo, Fior Nazareno,
Quanto sei bello di grazia pieno!

Chi Te non ama, Gesù diletto,
Chi Te non serve sia maledetto!
Ma deh, ti degna, Gesù di Amore,
Chiamare gli empi al tuo bel Cuore!

Per noi, per noi ti preghiamo,
Che formi il centro d’ogni richiamo,
L’unico bene, la calamita,
La nostra quiete, la nostra vita,

O Madre vergine bella e soave,
Del cor del Figlio Tu sei la chiave,
Chiave gemmata, segreto d’oro,
Ch’apri la copia d’ogni tesoro !

O Verginella di Nazarette,
dolce sospiro dell’alme elette,
Volgi le caste pietose ciglia,
A te si prostra questa famiglia.

Deh! Tu ci ottieni dal tuo Figliuolo
Vera speranza, vero consuolo,
Tu accendi, o Madre, nel nostro cuore
La bella fiamma del Santo amore.

E tu castissimo Giuseppe Santo,
Su noi distendi quel tuo bel manto.
Quanto sei caro, quanto sei pio,
Tu sei qual Padre del Figlio Dio!

Sposo purissimo della più pura,
Della più Santa d’ogni creatura,
Fra tutti gli Angeli, chi ti somiglia,
Capo dell’inclita sacra Famiglia?

O gran Giuseppe, predestinato,
Tra tutti gli uomini il più beato,
Siccome naufraghi lungi del lido
A Te gemendo leviamo un grido.

Deh! voglia accorrere, o caro Santo,
Ai nostri gemiti, al nostro pianto !
Deh! deh! ci stendi la bella mano,
Per trarci in porto, per trarci in piano.

Egra famiglia siamo noi tutti.
Affitti e miseri, ma non distrutti,
Tu ci consegni con man pietosa
Al tuo Figliuolo, alla Tua Sposa.

Sacra Famiglia di Nazarette.
Nido e rifugio dell'alme elette,
Stanza di pace, stanza di amore,
Noi ti sacriamo anima e cuore.
___________________________________________________________________

L’INCONORAZIONE DI MARIA SS.

Madre eccelsa del Signore,
che dividi la sua gloria,
con qual canto, del tuo onore
sacreremo la memoria?
Come mai tanto onorarti
quanto meriti e piacerti?
Io nol posso che darti
del Rosario e perle e serti.

Re del cielo, il Figlio Dio
di sua mano ti corona.
Nulla vince in folgorio
lo splendor che Iddio ti dona.
Il valor chi fia che pesi
del tuo ricco gran diadema?
Anche gli Angeli son presi
della sua beltà suprema!

Chi mi dà canto purissimo
per dir lodi a te divina?
Tu sei Madre dell’Altissimo,
sei degli Angeli Regina;
Tu non cedi in dignità
che a Gesù che ognuno adora:
vero Sol di chiarità
di cui fosti Tu l’Aurora.

L’Angel china il guardo innanti
dei tuoi raggi al gran bagliore,
anche il Cielo, a tali incanti,
par che perda il suo splendore.
Che dirò dei tuoi Divini
doni io mai? che dir mi è dato,
se ai più alti Serafini
è un abisso inesplorato?

Tutto il mondo era perduto,
e perduto eternamente.
Se ogni ben gli fu renduto,
Tu ne fosti la sorgente.
Te fra tutte, il Re divino
potea scegliere soltanto.
Se oggi libero è il cammino
della vita, è ciò tuo vanto.

Regna in Cielo e in noi con Dio,
e del Ciel tra i puri ardori
ciò che è più soave e pio
spandi a noi nei nostri cuori.
Sugli spiriti maledetti
Tu concedici vittoria,
e poi tutti deh, ci ammetti
al soggiorno della gloria!
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