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Lucio Piccolo
[ Palermo 27/10/1901 , Capo d'Orlando (Messina) 26/05/1969 ]

Rimestanze

“Mi trovavo un giorno nella bottega del tipografo con sette dita (tre gliele aveva tagliate la rotativa) quando entrò il barone: anche così fermo, davanti al banco, a un passo da me, fuggiva. Parlò, e parlò di poesie, che il tipografo gli doveva stampare. E nei silenzi continuava a parlare; gli affiorava alle labbra un respiro intriso di parole smozzicate, sillabe, suoni, bolle d’un suo discorso interno irrefrenabile. Uscì il barone, ed io, incantato, non rispondevo al tipografo che mi chiedeva i soldi dei libri rilegati[…]. Capii che la nobiltà diversa del barone era la poesia, in lui doppiamente magica. E fastosa sognante maliosa, di preziosa favola, di canto mai sentito[…]”.
Vincenzo Consolo nel“L’Ora” del 17 febbraio 1967

Lucio Piccolo.jpgugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa e figlio dei baroni Giuseppe Piccolo di Calanovella e di Maria Teresa Matrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò.
A Palermo arriva fino alla maturità classica, ma da autodidatta si occupa di una grande varietà di argomenti, imparando le lingue per leggere le opere in originale e già in gioventù ha una corrispondenza con il poeta William Butler Yeats. In apparenza si presentava quale uomo dimesso, quasi marginale, trasandato nel vestire, incurante dell’aspetto, mentre nella sostanza era una sorta di genio: conosceva spagnolo, francese, inglese, consultava in tedesco i libri dell’amato Thomas Mann, aveva imparato persino l’arabo, traduceva poesie di grandi autori contemporanei, recitava a memoria classici greci e latini, componeva versi in musica.
ra il 1932-33, insieme alla madre e ai fratelli, si trasferisce nella villa di Capo d’Orlando. Qui ad eccezione di un viaggio a Londra e a Parigi, in compagnia del principe Tomasi, Lucio rimane quasi nascosto e segregato nella sua terra, e tuttavia attivo e vivace intellettualmente come se fosse immerso nella migliore scena internazionale.
L’amicizia tra Lucio e Tomasi di Lampedusa è stata senz’altro di sprone e rinforzo per entrambi, spingendoli a competere per superarsi a vicenda in erudizione e capacità espressive linguistiche. In parte proprio il clamore della popolarità del romanzo «Il Gattopardo» contribuì, indirettamente, a far scemare l’attenzione per lo strano poeta nobile siciliano appena rivelatosi.
È nel 1954, infatti, che Lucio stampa il libello «9 liriche» in sessanta esemplari fuori commercio e ne fa avere una copia a Eugenio Montale con una lettera di accompagnamento scritta insieme a Tomasi .
el 1956 viene riconosciuto ufficialmente al premio «Chianciano» e compaiono presso Mondadori «Canti barocchi e altre liriche» con la prefazione di Montale, seguiti nel 1960 da Gioco a nascondere. Sarà poi l’editore Vanni Scheiwiller a pubblicare le raccolte successive: «Plumelia» nel 1967 , «La seta» nel 1984, «Il raggio verde» nel 1993. Le ultime due sono apparse postume. La stessa casa editrice milanese nel 2001 ha riproposto l’intera produzione e alcune liriche inedite, corredata di una ricca bibliografia a cura di Sergio Palumbo.

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