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Mariella Marini
[ Taormina (ME) 1942 , ]


Epifanie pittoriche

Mariella Mariniiascuno di noi attraversa momenti in cui avverte che si è compiuta una trasformazione, che si è conclusa una fase, con il timore e la curiosità per quella che, inevitabilmente, si apre.
La svolta, il "punto di rottura" è per Mariella Marini un dipinto oblungo, saturo di energia naturalistica, nel quale si risolve l'ultimo dubbio, si scioglie l'ultimo nodo della lunga, meticolosa ricerca sulle origini del mondo, condotta attraverso le notissime Cosmosome, dalla metà degli anni novanta.
La tecnica è sempre raffinatissima, tavole intelate preparate con accuratezza "medievale", espedienti, procedimenti, materiali sperimentati con la sorpresa di un risultato, che è conferma di antiche perizie.
Come quando la suggestione discende dagli sfondi dorati e incisi delle icone, osservate nelle intrinseche valenze formali e spirituali, con un atteggiamento opposto a quello velato di dissacrante ironia che è negli Altarpieces di Haring.

d è la riaffermazione di un nero sovraccarico di echi, che sfrutta gli effetti traslucidi della cera, la tentazione di un verde dalle preziosità orientali (raro come nei tappeti serici), il solito rassicurante blu, quegli squarci d'oro e d'argento (rigorosamente a foglia), che finalmente scoprono l'elegante riflessione femminile di una pittura a prima vista irruentemente virile, tanto da ricondursi nell'alveo dell'informale "italiano" avviato da Afro Basaldella, mentre la conclamata libertà, omaggia senza più arrossire, secoli di cultura con i quali è stata plasmata l'argilla fragile del nostro esistere.

splodono oggi le Epifanie nei vari, intriganti formati, fra i quali le tavolette percorse dal cordone centrale (rivisitazione degli amati stendardi) che, appese, sfarinano su una faccia nebulose siderali e ricompongono sull'altra ammalianti lune. E non c'è nulla di più classico di queste apparizioni trascendenti (Epiphàneia), giacché a sovrintendere l'azione c'è la risolutezza di perseguire un logico progetto mentale, e la pennellata si sviluppa entro i limiti di uno spazio unico, nel quale si riflette tutto ciò che è oltre.

Caterina Di Giacomo

Dalla Grafica alla Pittura

li sviluppi di un rigoroso percorso formativo nell'ambito delle pratiche incisorie, intrapreso dalla Marini presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, al seguito di maestri del calibro di Riccardo Licata e Nicola Sene, sono documentati dalle numerose partecipazioni alle rassegne nazionali ed internazionali più prestigiose, come la Biennale Europea di Incisione di Mulhouse e la Triennale di Grado, nonché da importanti riconoscimenti.
La padronanza degli strumenti tecnici alimentata da una squisita sensibilità poetica ha condotto l'artista a sperimentare sulla lastra, alla metà degli anni ottanta, gli effetti concettuali del polimaterico con suggestivi assemblaggi di garza, polpa di carta e cera o con il contestuale ricorso a tecniche incisorie antiche e moderne (acquatinta ed acquaforte). Occasioni per analizzare i sorprendenti aspetti del rapporto causa-effetto (L. Barbera, 1990), laddove "l'idea soggettiva", pur forte, è in qualche modo limitata, la "creazione" è "filtrata" dalla meccanicità della stampa.

'approdo nel 1983 al linguaggio pittorico tradizionale è infatti visto dalla critica come esigenza di un rapporto diretto con la tela alla ricerca della massima libertà espressiva.
È il felice momento delle Cromazioni o Cromoazioni (G. Giordano, 1987) opere come la tela della Galleria Provinciale d'Arte Moderna e Contemporanea di Messina, realizzate nell'ambito di una indagine che si protrae per quasi un decennio, contraddistinta dall'horror vacui di una pennellata vigorosa, in contrasto con le contemporanee delicatissime e sofisticate prove calcografiche (cfr. la mini cartella edita dalla Hobelix di Messina nel 1986), e da un interesse viscerale per le potenzialità del colore affidate all'azione, secondo la lezione impartita dai grandi profeti del gestuale, nella declinazione italiana saldamente governata da un consapevole progetto mentale.
Gli anni novanta segnano l'interesse della pittrice verso tematiche di ampia suggestione come quelle legate alla genesi del mondo, che gli ispirano le Cosmogonie, una delle quali, su supporto ligneo a libro, è nelle collezioni del Museum di Bagheria.
Il blu, in tutte le sue sfumature e profondità, è il filo conduttore di questa seconda lunga fase pittorica, lo stesso blu che "buca" l'Arazzo (in collezione privata) per la copertina di "Città e Territorio" del settembre del 1995, della intrigante serie degli Stendardi, e che ritorna nelle serie dello Zodiaco, degli Aquiloni, delle Lune (esposte alla Mostra "Tre per Nove 2000", Galleria l'Airone, Messina, 2000).

Caterina Di Giacomo

Mariella Marini vive e lavora a Messina
Via Cicala, 12 - 98100 Messina Tel. 090.355044 - 349.4796951

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