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Scienza e Morale

l problema della scienza, dei suoi limiti di potere e di attività, in quanto ritenuta causa dei mali che affliggono attualmente l'umanità, è - come si suoi, dire - all'ordine del giorno e la stampa di numerosi paesi, specie quella politica, ne fa oggetto di discussioni e di proposte, compresa quella estrema di ridurre drasticamente la libertà di azione della scienza. Né mancano alcune opere che sotto punti di vista diversi trattano con qualche sistematicità lo stesso argomento. Tenuto presente che la problematica della scienza nei suoi rapporti con la società è vastissima e può anche dissolversi in rivoli particolari perdendo efficacia, ritengo preferibile prospettarne qui alcuni aspetti generali ma anche essenziali, in quanto atti a ripercuotersi su altri. Possono ritenersi preminenti i temi della libertà della scienza e della eticità della scienza, cui è strettamente coordinato quello della sua finalizzazione, ai quali intendono attenersi queste considerazioni.
ibertà della scienza? Come intendere in concreto questo vago enunciato? Entrambi i componenti di esso richiedono precisazione: in qual senso si voglia intendere qui « libertà », e come nel troppo generico « la scienza » occorra distinguere « le scienze », tanto sono, queste, differenti tra loro per caratteri strutturali. il concetto di libertà in questo contesto viene inteso, in un'ottica forse poco abituale, sotto due distinti aspetti, che si possono per comodità di espressione indicare come uno attivo e uno passivo. Si vuole cioè intendere come attivo il concetto di libertà intrinseca a una scienza in quanto si consideri il contenuto di essa dotato di una libertà inerente al dato per sé, spontaneo e qualitativo, ovviamente in misura non uguale per tutte. Per aspetto passivo della libertà scientifica può intendersi semplicemente quello attinente alla estensione di libertà da riconoscere e consentire alla ricerca scientifica come attività, a sua volta da valutarsi distintamente per le diverse scienze.
In via teorica e di massima, ogni scienza, nel porre in atto la ricerca, non può partire da premesse che non siano soltanto scientifiche o assunte come tali.
Ammesso un programma, i risultati emergono per intrinseca coerenza e le deduzioni di leggi non possono che obbedire oggettivamente a questa libertà dell'essere scientifico. Tuttavia, questo criterio semplicisticamente teorico non può valere per tutte le scienze in modo uguale e si inserisce qui la necessità di fare tra esse una distinzione fondamentale. Si tratta di distinguere le scienze della natura e in genere le cosiddette esatte, le matematiche comprese, da una parte, e le altre, le scienze indicate come sociali. Astraendo qui da altre scienze ancora (quelle cosiddette umane) e senza sottilizzare su terminologie e distinzioni teoriche, si intende distinguere quelle scienze che operano su di una oggettività fenomenica della natura, svelandola nei suoi autonomi modi di essere, di interpretabilità limitatamente soggettiva, rivolta a trarre misure e leggi e teorie di ordine intenzionalmente obiettivo, valide per sé stesse e durevoli ancorché soggette a evolvere, ma ricche anche di conseguenze operative. Le altre scienze, convenzionalmente indicate come sociali, sono a loro volta dirette su di un substrato fenomenologico, ma ben differente dal precedente, come è quello dei diversi e mutevoli modi e bisogni del vivere civile, traendo origine quindi da avvenimenti e circostanze di ordine storico, giuridico, politico, economico estremamente mutevoli nel corso del tempo, sostanzialmente esposte alla instabile soggettivazione ideologica dell'uomo, con riduzione del carattere di autonomia interpretativa da fattori estrinseci. Non può negarsi pertanto il differente grado di libertà intrinseca, di fronte al ricercatore stesso, dei contenuti dei distinti gruppi di scienze. I dati delle scienze naturali possono essere tanto liberi in se stessi e liberi dalle stesse teorie che li hanno preceduti così da risultare spesso imprevedibili e inattesi, magari anche contraddittori, almeno in apparenza o soltanto in parte.
È invece opinione corrente che le scienze sociali difficilmente possano riuscire a essere del tutto libere, come vorrebbe Max Weber, da presupposti di valori e da orientamenti di opinioni preconcette. Il compito loro è di valutare i fenomeni sociali in un contesto metodologicamente scientifico, ma ordinato a principi, valori, finalità della dominante realtà in atto in senso socio-politico-economico. L'evolvere delle scienze positive nel tempo e nel progresso anche tecnologico è costantemente subordinato alla spontaneità fattuale man mano emergente alla conoscenza. Nel campo delle altre scienze si osserva come i tempi abbiano fatto mutare diritto e codici, come abbiano fatto cambiare radicalmente, fino al capovolgimento o all'annullamento, dottrine sociali e forme politiche, creandosi una « realtà scientifica » di autonoma concretezza interna obiettivamente assai meno libera sia da fattori estranei al sistema scientifico, sia dalla mutevole e spesso obbligata soggettività dello studioso.
osì impostato il concetto di libertà attiva o strutturale delle scienze, esso ha lo scopo di servire per valutare il concetto di libertà detta passiva, di quella libertà d'azione che nell'opinione corrente si ritenga opportuno riconoscere, consentire o invece delimitare all'attività delle scienze nell'interesse della società e in riferimento alle responsabilità che a esse si vorrebbero attribuire nel momento attuale di crisi. La caratteristica di elevata libertà intrinseca delle scienze positive, e di quelle naturali in particolare, implica chiaramente che a esse si debba riconoscere senza riserva la più completa libertà d'azione, cioè libertà da presupposti ideologici vincolanti di qualsiasi genere, quelli morali compresi. Occorre tuttavia fare anche qui una ulteriore delimitazione: precisato in primo luogo che le scienze positive nella loro fase di pura fattualità e anche di rigorosa teoresi, entrambe obbedienti alla più assoluta obiettività, debbono essere lasciate totalmente libere nel perseguire opera di approfondimento della realtà fenomenologica, tuttavia, se un vincolo, nel senso di un controllo, delimitante o anche ostacolante motivato da difesa dell' « uomo » nella sua più ampia accezione si possa ammettere, esso è soltanto quello attinente all'uso che di dati scientifici si faccia o si intenda fare. Questa linea di demarcazione, in effetti, può essere estremamente difficile a riconoscersi, da taluno è anzi negata; né sempre in primo tempo è riconoscibile con sicurezza. Comunque, si rende legittimo un concetto di vigilanza delle scienze in quanto donatrici di strumenti e di conoscenze, il cui pratico riflesso non abbia a travalicare in pessimo uso nelle più svariate manifestazioni possibili.
n cenno, a questo punto, va fatto a quelle opinioni, secondo le quali si vorrebbe la ricerca scientifica sempre e soltanto pianificata, subordinata cioè a problemi e a prospettive di interesse preordinato, particolare o generale. Questo tema verrà ripreso più avanti. Teoricamente parlando, tutta e sempre la ricerca persegue un progetto: ma la ricerca pura è per sua natura orientata alla conoscenza per sé stessa, alla conoscenza libera e disinteressata della realtà, mentre problematiche particolari e preordinate, che pongano esigenze di risoluzioni previste, sono proprie piuttosto delle scienze applicate.
Si è trattato sin qui delle scienze positive. Si può convenire che, nei termini preposti, un processo indiscriminato di tali scienze sarebbe del tutto ingiusto, come sarebbe inammissibile, se non rifiutando tutto il contesto del vivere civile, ogni progetto di inibizione del nobilissimo loro compito. D'altra parte, è anche vero che, malgrado qualche solitario tentativo noto, gli strumenti di un controllo dell'opera degli scienziati, rivolto a preservare l'umanità da pericolose applicazioni scientifiche, mancano oggi del tutto. Affrontare questo problema in prospettiva mondiale sarebbe un compito di altissima dignità umana, ma si tratta di una battaglia estremamente complessa e ancora in modo insufficiente prospettata e sentita. Si tenga presente che nel mondo attuale buona parte della ricerca scientifica, sia di base sia applicata, è dipendente per il finanziamento dai governi degli Stati e da altri interessi particolari, soggetta a essere largamente finalizzata a buoni come a pessimi scopi. Una concreta iniziativa rivolta sia a dare piena libertà da ogni potere estraneo all'attività scientifica, sia a dare nel contempo modi e forza a controlli sui riflessi di essa nella vita dell'umanità, urterebbe ai nostri giorni contro resistenze di ogni genere. Sicché il solo modo per avviare verso una coscienza diffusa la responsabilità scientifica intesa in concreto, è quello di trasferirla più estesamente possibile nella coscienza individuale dello scienziato, identificandone e valorizzandone l'alta responsabilità personale.
utta questa tematica è purtroppo intrisa di utopia e non lo è meno se dalle scienze positive si passi a considerare le altre scienze. Già è stato ricordato come la storia nel suo corso insegni che se ne trasformano i contenuti nel tempo, come essi siano instabili vanificando o annullando spesso approdi precedenti. Tutto ciò nulla toglie di validità concettuale, né riduce di rigorosità metodologica a queste scienze, tuttavia ne restringe più fortemente, a differenza delle altre, i limiti della libertà indicata come attiva o intrinseca . E può conseguirne come ovvio che anche la libertà indicata come passiva, o da riconoscersi e consentirsi a dette scienze, ne sia in maggior misura delimitata, nel senso che molto oculato e responsabile dovrebbe esserne il controllo, in funzione della loro attività operativa, sia teorica che pratica.
Tutto sommato, dopo questa sia pur generica analisi, si può concludere che tutte le scienze, senza distinzione, vanno difese sia da indiscriminate accuse sia da grossolani propositi restrittivi della loro essenziale e insopprimibile funzione di ricerca e di acquisizione di conoscenze e di dottrine benefiche per il vivere umano: difese nel grado di loro libertà massima compatibile col bene dell'uomo, intendendosi con ciò di prospettare anche oculate e prudenti limitazioni specie nei passaggi alla ricerca applicata e agli usi pratici dei portati di esse. La responsabilità delle scienze è responsabilità dei cultori di esse e del contesto sociale in cui tali cultori agiscono. Il problema della libertà scientifica è strettamente connesso con quello della responsabilità scientifica e si deve auspicare ch'esso riceva la più diffusa divulgazione e innanzitutto il consenso degli uomini di scienza.
È diffusa opinione che la scienza sia del tutto distinta dall'etica, non abbia cioè per oggetto contenuti, finalità o moventi etici a priori. La morale è una norma di rapporti, non una norma di sapere. La scienza non può quindi identificarsi con una morale, ma deve all'opposto adeguarsi a norme di etica, sia che la si intenda come « etica del movente » o « etica del fine »). Lo scienziato che coltiva una scienza con onestà, impegno e dedizione assoluti, come norma di vita e di pura finalità scientifica, per ciò stesso si colloca in un ordine etico. Ma i risultati del suo lavoro, i fenomeni che osserva, le deduzioni che ne trae, il sistema scientifico che aiuta a costruire, non costituiscono materia etica; essi obbediscono a un'etica della condotta umana allo stesso modo di altre forme di condotta umana non scientifiche. Si può aggiungere che la ricerca scientifica, rivolta com'è, o come sempre e soltanto dovrebbe essere, alla conoscenza della verità e al buon uso di essa, assume per ciò stesso ancora un fondamento etico. Si tratta pur sempre di etica di comportamento e di impostazione, non etica di contenuti.
uttavia, i contenuti delle scienze positive per sé stessi, espressioni di una
realtà oggettiva da scoprire o scoperta, non possono essere valutati sotto l'aspetto morale se non quando se ne traggono, o ne derivino, deduzioni di pensiero o criteri di azione che siano atti a influenzare in qualche modo la condotta morale dell'uomo, individuale e della comunità. In altri termini è l'orientamento finalistico delle attività di ricerca e dei risultati di queste scienze, buono o cattivo, a cadere sotto il giudizio morale e non il contenuto loro per sé stesso. Di conseguenza un vincolo morale non va posto sulla oggettività fenomenica delle scienze positive, ma sui riflessi soggettivi e deduttivi di esse.
Nei confronti delle scienze sociali, come pure di quelle indicate come umane, si possono riconoscere alcuni aspetti che cadono sotto la prospettiva etica. Già guardando ai contenuti di queste scienze (fenomeni sociali, economici, politici, storici, ecc.) il giudizio di valore, che è oggetto peculiare dell'etica, è più correlato a esse che non alle altre, quali scienze naturali o matematiche. Un altro elemento è certamente la intenzionalità dei cultori delle scienze sociali, implicante anche possibili opinabilità e varietà di concetti e di dottrine talora assai ampie e perfino opposte. In realtà questo fattore di intenzionalità può non mancare neppure nel caso delle scienze positive, anzi esso è di tutte le scienze, specie quando la intenzionalità coincida con un programma preordinato e con una soggettività comunque aprioristica. Ma nel caso delle scienze positive, questo fattore è fortemente temperato dalla natura oggettiva stessa della materia che coltivano. A ogni modo e sotto la prospettiva di questi criteri, per scienze come le sociali il fattore individuale della intenzionalità ha un ruolo certamente meno controllato, più vario e mutevole.
a realtà fenomenologica, che le scienze sociali sottopongono a esame per trame sistemi dottrinali e norme di attuazione, è costituita spesso non soltanto di fatti, azioni, moventi moralmente ineccepibili in sé stessi. Sicché la responsabilità morale risiede in misura ancor maggiore nello scienziato che da tali elementi tragga criticamente linee di scienza normativa. L'impegno morale consiste quindi nel rigore di esame e di interpretazione, nei rapporti insopprimibili con la soggettività dello studioso.
Il vincolo di eticità emerge dunque per le scienze sociali particolarmente chiaro e determinante sicché si può a ragione parlare di moralità politica, sociale, giuridica, amministrativa, ecc. Ed è un parlare, sì, generico, ma la responsabilità morale si riversa in concreto sui cultori di queste scienze.
Il tema di un controllo internazionalmente accettato e codificato dei dati scientifici man mano acquisiti nel mondo è problema di estrema complessità e irto di difficoltà. A parte ciò, pensando a un programma ben più limitato, quello almeno di riunire le intenzioni degli scienziati preoccupati del problema attuale in un « ecumenismo scientifico» internazionale, ci si può chiedere se potrebbe servire la promozione almeno di una « deontologia scientifica », ispirata per analogia ai principi della ben nota deontologia medica. Lo scetticismo è per ora pienamente giustificato. Tuttavia, può essere utile diffondere questa tematica e soprattutto chiarirne i reali contenuti perché si formi su di essi e si estenda una più corretta opinione nel mondo non soltanto scientifico. In definitiva, la promozione oppure la contrazione atrofica delle scienze, l'uso di esse socialmente corretto o la degenerazione preordinata, le conseguenze benefiche o funeste di conoscenze scientifiche trasferite nell'ordine pratico, sono alternative essenziali della civiltà e del suo domani. Il tema è di primaria importanza. Ne ebbero già piena coscienza Francesco Bacone e Bertrand Russell, ma invano. La scienza va dunque difesa, anzi spronata, semmai sorretta in ogni iniziativa rivolta a proteggerla da qualsiasi suo deteriore sviluppo, che erroneamente e malignamente si invoca per rifiutarla, ma a condizione che si faccia strada anche la delimitazione obiettiva della responsabilità sua e dei suoi cultori nel quadro generale di quelle altre responsabilità che governano o perturbano il corso della civiltà. Tutto il mondo del pensiero può contribuire al chiarimento di questi fondamentali problemi.
a scienza è per sé stessa tutta finalità, contiene finalità, opera con finalità, per la conoscenza nei suoi diversi livelli di approfondimento e di operatività al servizio dell'uomo. Sotto questo profilo tutta l'attività umana è impregnata di un continuo e necessario « finalizzare » e la scienza non è che una parte di esso. Se, quindi, la scienza è già tipica « configurazione teoretica preordinata a un fine » e nulla consente a priori che tal fine non sia istituzionalmente buono, viene da dubitare che la esigenza di finalizzarla sottintenda qualcosaltro, comunque di significato non univoco e con riferimento ai due elementi, del « preordinare » e del « fine ». In un senso generico la tanto comune espressione « ipotesi di lavoro » può significare già un consueto procedimento adottato al fine di risolvere un determinato problema, ma non può significare la scelta aprioristica di un risultato preferenziale. Tipico esempio è l'uso dei « modelli » nel calcolo matematico. Qui la scienza pone, cioè finalizza un problema, preordina i procedimenti che stima propri a perseguirlo, ma accetta un libero risultato, non ne distorce l'oggettività dell'esito. Nel campo delle tecnologie di derivazione scientifica la casistica di finalizzazione intesa come programmazione è innumerevole : essa esprime per lo più una finalizzazione « utilitaria » della scienza, distinta cioè da una finalizzazione conoscitiva « pura ». È il caso classico degli elaboratori elettronici.
Ogni programmazione implica per ogni ricerca scientifica una intenzione, nella quale non può non dominare la prospettiva dell'esito da raggiungere. In questo senso, all'esempio matematico altri similari e numerosi possono aggiungersi, dalla biologia finalizzata a svelare il problema del cancro, per dirne uno dei maggiori ch'essa persegue, alla chimica e alla fisica rivolte a problemi fondamentali di struttura della materia, ad alcune scienze sociali e storiche, la cui indagine dei fenomeni dell'umana convivenza mira a orientarla nel futuro verso mete man mano migliori sotto molteplici aspetti.
In ogni modo, il concetto di selezione e di programmazione nell'ambito delle scienze è per lo più una reale e necessaria espressione di progresso operativo, la cui determinazione in atto dalla scienza in astratto passa in concreto sulla responsabilità del cultore di essa. Si può forse osservare che quanto più tecnologicamente è strutturata una scienza, tanto meno facilmente ne può essere alterata l'oggettività di finalizzazione intesa sia nell'atto del « preordinare » che nel « fine », sebbene non possa essere nemmeno questa una norma assoluta, dato che la intenzionalità dello scienziato non può perdere del tutto la propria influenza di fondo, quando anzi non divenga predominante: è inseparabile infatti da ogni processo di programmazione anche un implicito giudizio di valore, che influenza la scelta secondo valutazioni di liceità, etica, rischio, prassi, magari sociale e politica. Può essere tanto pesante questo elemento di finalizzazione da toccare l'estremo polo negativo della ripulsa di ogni giudizio di valore, come nel caso della ricerca consapevolmente programmata al fine di ottenere strumenti e prodotti in qualche modo utili per l'esercizio di potenza e, peggio, per la guerra. In tal caso l'uomo rende la scienza schiava di una finalizzazione perversa.
La interferenza della intenzionalità soggettiva nell'operare scientifico può dunque rendersi evidente e qua e là anche prevalere nell'ordine sia delle scienze positive sia di quelle sociali. Un'analisi più ampia e dettagliata potrebbe mettere in chiaro differenze di qualità e di misura nei possibili comportamenti della finalizzazione entro il dominio di esse. Ma ciò interessa qui meno, mentre da questa considerazione consegue per rigore deduttivo che finalizzare la scienza può venire ad assumere un ben altro significato dalla programmazione, quello, per avvalerci ancora delle possibili sinonimie, di « strumentalizzare » la scienza. Questo verbo, neppur esso lessicamente bello, non consente, nell'uso attuale che se ne fa, ambiguità di significato: secondo Devoto e Oli esso equivale a « deformare un fatto per sfruttarlo come strumento per determinati fini », non certo per fini oggettivamente candidi. Si può strumentalizzare la ricerca per innumerevoli ragioni e scopi, ma ciò qui non interessa per la sua ovvietà, mentre restano per definizione fermi di questo finalizzare strumentale i caratteri di « deformazione » e di « sfruttamento », atti a viziare sia l'atto del « preordinare », sia il « fine ». Prescindendo anche dagli eventuali e peggiori effetti degenerativi, si deve por mente al fatto che la strumentalizzazione mette vincoli e remore alla ricerca scientifica, ne restringe il campo di azione, può dogmatizzare l'oggetto chiudendolo in ideologie restrittive, e può perciò stesso e anche involontariamente falsarne i risultati. Questa forma di finalizzazione della scienza può riguardare tutte le scienze, sia quelle positive sia quelle sociali, può non risparmiare neppure quelle umane, provocando in tutte offesa al principio di oggettività e, in particolare per quelle sociali e umane, causando il venir meno della condizione di una corretta impostazione di valori, per esse di rilevante importanza. È pensabile che questa forma di falsificazione (ovviamente da non confondersi con quella teorizzata da Karl Popper) delle scienze possa essere in qualche misura favorita o al contrario ostacolata nel loro ambito dal tenore variabile di oggettività fattuale intrinseca a ciascuna, elemento frenante di dispersioni soggettive possibili. Neppur esso può tuttavia essere ritenuto sufficiente a garantire la libertà di ogni operato scientifico. Questa considerazione implica ancora una volta il richiamo alla coscienza responsabile dell'uomo di scienza.
In sintesi si potrebbero fissare i seguenti punti. La finalizzazione è caratteristica comune della scienza, è intrinseca a tutte le scienze, intese generalmente come il ben operare per il sapere e per l'agire dell'uomo (non si confonda questo con « finalismo », dottrina circoscritta a concetti estranei a questa nota). La finalizzazione può presentarsi sotto diversi aspetti. Può essere lo svolgimento spontaneo e coerente di una ricerca promossa da precedenti acquisizioni e può procedere per ordine di fatti più che di intenzioni, indipendentemente cioè da presupposti e da scopi preordinati. È questa la finalizzazione delle cosiddette « scienze pure », alle quali sarebbe un errore gravissimo tarpare le ali per sottoporle a procedure obbligate. Sarebbe infatti irreale pensare che una scienza pura non sia più attuale né possibile. Essa vive e prospera tuttora, da essa sono discesi e discendono innumerevoli benefici per la vita e il pensiero dell'uomo. Finalizzare questa ricerca non è necessario, è finalizzata per sé stessa nel modo migliore. Soltanto per inciso si può qui ribadire la esigenza che la scienza pura, o di base che dir si voglia, non abbia a essere mai e in tanti modi possibili imbrigliata da fattori estranei, circostanza questa che purtroppo non si può dire sempre rispettata.
a finalizzazione intesa invece come programmazione impostata a priori per una ben determinata finalità può rispondere al motivo dell'alta, obiettiva e dominante importanza di un tema scientifico, per sé stesso o per riflessi pratici, e ciò la giustifica pienamente. Qualora, invece, essa obbedisca a un criterio puramente soggettivo e unilaterale, mirante a escluderne altri di proposito, oppure promossa da interessi particolari o non legittimi, in tal caso essa si traduce in strumentalizzazione, con tutti i pericoli che ciò comporta.
Se, dunque, alla domanda se finalizzare o non la scienza si voglia dare una risposta operativa e concreta, non si può far altro che rispondere negativamente a un concetto di finalizzazione globale, indiscriminata e involutiva, in primo luogo con rispetto pieno delle scienze pure. Si deve opporre a esso il criterio della distinzione fra ragioni e circostanze di programmazione scientifica opportuna anzi indispensabile e lecita, e occasioni di strumentalizzazione scientifica illegittima, talora occulta e insidiosa, sempre dannosa. Il più stretto, rigoroso, responsabile controllo alla luce del sole si rende in questi casi di assoluto obbligo, come già è stato prospettato qui alla fine del secondo tema.
Luigi Villa
27/06/2007
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Scuola in chiaro, tablet e LIM: l'istruzione diventa digitaleIl nuovo ministro dell'istruzione Francesco Profumo ha ampiamente pubblicizzato "Scuola in chiaro" un progetto che consente la "Diffusione on-line dei dati delle singole istituzioni scolastiche." I dati, già dispersi in rete tra i diversi siti delle istituzioni scolastiche, verranno radunati su un'unica piattaforma gestita dal ministero. A partire dal 12 gennaio sarà possibile anche l'iscrizione online, primo passo per la completa informatizzazione di tutti i rapporti famiglie-scuola. Leggi>> 09/01/2012 |
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La Repubblica Italia è un casino in diretta?Non lo dico, non lo voglio.![]() h, se dessero a TUTTE MILLE EURO PER UNA NOTTE !Tutte a posto , con la pensione a mille (pure a 2000 per quelle che ce la fanno a sopportare i maschi eviscerati che devono pagare), e una foto, tante foto di paparazzi e fotografazzi.Che tripudio, la Repubblica è fatta,lo Stato purè , sono diventati tutti puttanieri (tutti chi?) o lo sono sempre stati ed ora lo possono fare con la bandiera? Leggi>> 18/06/2009 |
Addio ‘Ngonia: ![]() ’ISDE Italia – Sez. Provinciale di Messina è venuta a conoscenza di una situazione che diventerà “lo scandalo dell’estate milazzese”!All’Albo Pretorio del Comune di Milazzo è comparsa una “richiesta di concessione demaniale marittima di ben 3130 metri quadrati, per alaggio, ricovero e stazionamento imbarcazioni e di 1740 metri quadrati di specchio acqueo, per corridoio di lancio in località Tono”. Leggi>> 21/05/2009 |
Muore lo sguardo, con Michelangelo Vizzini![]() o sguardo della città discreta ed interessata solo all'immagine. Non quello sguardo vecchio, stantio e a volte maligno del salotto, quello di sbieco. E no. Michelangelo Vizzini ci vedeva e conosceva tutti , ci vedeva sempre e infine ci conosceva di sicuro. Ma certo di noi non parlava, ne sono sicura. Ci riprendeva, con discrezione, eravamo ora qui ,ora là, al teatro Savio, od al teatro Vittorio Emanuele, od al Circolo Milani, a presentare le nostre opere, e lui, silente occhio benevolo , avido solo di fermarci nella foto, era sempre con noi. Leggi>> 15/05/2009 |
Bene ciò che la Cei oggi dice.![]() l ministro Maroni delude, eppure appariva dal volto umano. Ministro, mai confondersi.Al disperato non si chiede nulla. Al disperato si può solo dare, o disdegnarlo, e quindi tenersi l'onta d'averlo fatto. Spesso le nostre Forze dell'Ordine hanno avuto pudore, coscienza e scrupolo, e ci hanno salvati. Leggi>> 08/05/2009 |
Gheddafi è mortoIl rais libico Muammar Gheddafi è morto. Il colonnello sarebbe arrivato senza vita nella città di Misurata, dove i miliziani del CNT lo hanno portato dopo la cattura vicino Sirte. Lo riferiscono fonti della tv satellitare al-Arabiya. In base a questa ricostruzione, sarebbe stato quindi ferito fuori Sirte e giunto cadavere a Misurata. Ad ucciderlo sarebbe stato Mohamed al-Bibi, un ventenne che è stato premiato dai ribelli libici con una pistola d'oro come segno di riconoscenza Leggi>> 20/10/2010 |
Non dimenticar che t’ho voluto tanto bene![]() hissà, chi si è voluto bene. Certo mi fa piacere che la gente si voglia bene. Certo ci farebbe piacere innanzi a tutto che il Presidente del Consiglio italiano volesse bene giusto all’Italia. Toh, e perché mai! Perchè è il nostro Presidente del Consiglio.Non è poco, forse appare poco a Berlusconi. Leggi>> 05/05/2009 |
Due gatti a teatro: |
La Traviata a Messina, |
La “Clinica delle bambole” è sotto sfratto |
Salvaguardia delle alberature presso l’ex IAI e proposte di valorizzazione![]() e alberature pubbliche fanno parte del pubblico patrimonio e non si possono considerare semplicemente come parte dell’arredo urbano. Esse hanno effetti paesaggistici e contribuiscono all’umanizzazione degli spazi pubblici e privati; conferiscono loro un aspetto che diventa nel tempo identità storica dei luoghi. Hanno bisogno di cure. Innanzitutto la semplice manutenzione degli spazi: rimozione del fogliame secco, annaffiature, pulizia della terra, controllo delle deformazioni del piano stradale indotte dalle radici, potature; monitoraggio antiparassitario e quant’altro agronomi competenti possono indicare e dirigere. Leggi>> 11/03/2009 |
Un vivo ringraziamento alle buche di Messina e a chi vigila su di esse![]() mmaginate questa scena: un uomo (io), una donna al nono mese di gravidanza (mia moglie) e una bambina di cinque anni (mia figlia) in auto, davanti all'Inps di Messina, nei pressi del Municipio, intorno alle 19 di lunedì 2 marzo. L’uomo posteggia e, fiducioso, nonostante la poca luce attorno, poggia il piede sinistro su una delle tante buche della nostra città, riportando un dolore lancinante alla caviglia. La mattina dopo il responso della clinica, in seguito alla radiografia e alla visita del medico: una infrazione del malleolo sinistro.Leggi>> 02/03/2009 |
Ci fanno la festa!! L'otto marzo.![]() i picchiano, ci stuprano , ci fanno la festa. Ma che bello. Secondo me, ai mariti piaceva , sta festa ,così le mogli uscivano con le amiche e si levavano di torno, una sera. Sì perchè nel matrimonio è come nel pubblico impiego, che devi studiarti modi ed occasioni per far vacanza. Domani ricomincia, lo sai, ma almeno hai depennato alcune ore dal calendario. E com'è che dopo tanta festa della donna, e mimosa e torta mimosa, ancora ci tirano il collo? Leggi>> 07/03/2009 |
Il corto circuito.![]() 'è stato senz'altro un corto circuito, tra la volontà di creare il partito democratico e la storia dell'italia che oramai se ne andava per la sua strada, anzi, per le sue grosse onde. Era già un altro mondo , e pensare di essere ancora in qualche modo protagonisti, a sua volta era meno che utopia, ma solo sogno infantile ,forse primordiale, di avere patria, genitori e casa. Invece non si hanno. Leggi>> 18/02/2009 |
Misericordia |
Il giorno della memoria |
GLI ARTICOLI DI ABITARE bio![]() N PO' DI STORIA - Negli ultimi 20 anni in tutto il mondo industrializzato i gruppi ambientalisti si sono opposti alla realizzazione di elettrodotti in prossimità dei centri abitati. Tali interventi hanno il merito di portare alla luce il problema inquinamento elettromagnetico e di incentivare gli studi per stabilire la nocività o meno dei campi elettromagnetici. Vediamo storicamente come sono nati i timori e le proteste contro questo tipo di inquinamento. Leggi>> 14/07/2008 |
…QUEST’ATTESA MI SNERVA |
Patriarchi Arborei: ALBERI SACRI aestosi, plurisecolari, colossali verdi “patriarchi della natura”, tramandati ai giorni nostri da decine di generazioni precedenti, sono certamente gli elementi piu’ appariscenti del mondo vivente, assumendo in alcuni casi, carattere di monumento.Gli alberi monumentali, con il loro possente fusto, la chioma protesa verso il cielo ed il potente apparato radicale affondato nel suolo, rappresentano la forza e la sacralita’ della natura e della vita. Leggi>> 06/07/2008 |
GLI ARTICOLI DI ABITARE bio |
VETERINARIO - AMICO DEGLI ANIMALI?![]() n questi anni un interrogativo mi frulla spesso alla mente, il veterinario è un “filosofo mestierante” oppure un “professionista motivato”? Certamente questa valutazione scaturisce principalmente dal mio ruolo attivo nell’impegno ambientale, sicuramente non generalizzata, senza nessuna intenzione speculativa nei confronti della categoria professionale, verificata su esperienze dirette, maturata in diversi decenni di attività soprattutto a sostegno della fauna selvatica. Leggi>> 25/06/2008 |
Tarta Med a supporto delle tartarughe marine![]() l FONDO SICILIANO PER LA NATURA opera attivamente alla salvaguardia e al recupero di Cheloni marini, in collaborazione con numerosi centri specializzati in Italia e nel Mediterraneo, in particolare con l’Acquario di Genova e Napoli-Stazione Zoologica ANTON DOHRN, gestisce un CRRFS&TM a Comiso (RG), in Sicilia gli interventi sono disciplinati dal Servizio 11 Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. Leggi>> 18/06/2008 |
CARME DEL LAVORATORE ITALIANO |


Il naufragio della Costa Concordia è avvenuto venerdì 13 gennaio 2012. Intorno alle 21:30, la nave della compagnia genovese Costa Crociere ha urtato una roccia affiorante nei pressi dell'Isola del Giglio, causando l'apertura di una falla di alcune decine di metri. L'incidente ha provocato sei morti, di cui uno per infarto e cinque per annegamento, vi sono stati inoltre quattordici feriti.
h, se dessero a TUTTE MILLE EURO PER UNA NOTTE !Tutte a posto , con la pensione a mille (pure a 2000 per quelle che ce la fanno a sopportare i maschi eviscerati che devono pagare), e una foto, tante foto di paparazzi e fotografazzi.






essuno riparerà più gambine rotte e ricucirà vestitini restituendo il sorriso alle bambine.



uesta desueta, vecchia, stanca parola, gettata nell’ospizio delle categorie mentali e della cultura, dove la si ritrova? Questa parola bella e dolente, che avevamo per tutti ,dove è andata? E’ persa tra gli sputi dei video, degli impulsi mediatici, non è più domestica come era, come l’abbiamo conosciuta. 


aestosi, plurisecolari, colossali verdi “patriarchi della natura”, tramandati ai giorni nostri da decine di generazioni precedenti, sono certamente gli elementi piu’ appariscenti del mondo vivente, assumendo in alcuni casi, carattere di monumento.


