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Madonna della Lettera

(LA)
« Vos et ipsam Civitatem benedicimus »
(IT)
« Benediciamo voi e la vostra Città »
(Dalla Lettera di Maria ai messinesi)
Madonna della Lettera su stele votiva posta all'ingresso del porto di Messina

"Madonna della Lettera" è uno degli appellativi utilizzati dalla religione cattolica nella venerazione di Maria, madre di Gesù. La Madonna della Lettera è venerata dalla Chiesa cattolica come santa patrona di Messina, di Palmi (RC) e di Finale (PA).

La tradizione, avvalendosi di una affermazione dello storico Flavio Lucio Destro (II secolo d.C.), (?Apud Messanenses celebris est memoria B. Virginis Mariae, missa ipsis ab aedem dulci epistola? - ?Celebre è presso i messinesi la memoria della dolce epistola scritta dalla Beata Vergine Maria?)[1] narra che san Paolo, giunto a Messina per predicare il Vangelo, trovò la popolazione ben disposta a lasciarsi convertire. Ben presto molti cittadini aderirono all'invito convertendosi al Cristianesimo, e nel 42, quando Paolo si accingeva a tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di accompagnarlo per poter conoscere la Madonna di persona. Così una delegazione di messinesi si recò in Palestina con una missiva, nella quale i molti concittadini convertiti alla fede di Cristo professavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria.

Maria li accolse e, in risposta alla missiva, inviò indietro una sua Lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messina l?8 settembre del 42 recando l'importante missiva: in essa Maria lodava la loro fede, diceva di gradire la loro devozione ed assicurava loro la sua perpetua protezione.

Così termina la Lettera: "Vos et Ipsam civitatem benedicimus", ovvero "Benedico voi e la vostra città". Il testo oggi è scritto a caratteri cubitali alla base della stele della Madonnina sul braccio estremo del porto falcato di Messina.[2] Da allora la città di Messina la celebra il 3 giugno con una affollata processione del fercolo argenteo della Madonna Inltre il 15 agosto di ogni anno con la processione della colossale Vara, trascinato da centinaia di fedeli vestiti di bianco con un nastro o cordino blu alla vita, che vede la partecipazione di diverse centinaia di migliaia di fedeli e curiosi da tutta Europa.[senza fonte] La "Vara" rappresenta l'Ascensione di Maria al cielo attraverso un mondo che risente la visione tolomaica della terra.

Il testo della lettera consegnata alla delegazione di messinesi recita

Umilissima serva di Dio,

Madre di Gesù crocifisso,

della tribù di Giuda,

della stirpe di Davide,

salute a tutti i Messinesi

e Benedizione di Dio Padre Onnipotente.

Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande

avete a noi spedito Legati e Ambasciatori,

confessando che il Nostro Figlio,

generato da Dio sia Dio e uomo

e che dopo la sua resurrezione salì al cielo:

avendo voi conosciuta la via della verità

per mezzo della predicazione di Paolo apostolo eletto

per la qual cosa BENEDICIAMO VOI E LA VOSTRA CITTA?

della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice.

Da Gerusalemme 3 giugno anno 42 di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII

Di detta lettera se ne hanno tracce fino all'inizio del 1900 e comunque dovrebbe essere custodita presso il Vaticano, insieme ad altri reperti dell'Ambasceria Messinese presso la Madonna

La Ciocca di capelli invece è custodita gelosamente presso il Duomo di Messina ed esposta nel giorno del Corpus Domini incastonata nell'Albero di un piccolo galeone costruito in argento, che rappresenta uno degli esempi della Protezione della Madonna per Messina. Parte dei capelli sono stati portati in dono alla comunità di Palmi a seguito di un'epidemia di colera e tifo; una volta arrivata la reliquia improvvisamente ed immediatamente la pestilenza cessò; a seguito di tale evento gli abitanti di Palmi rinnovano anch'essi il rito della Vara ma la domenica seguente il 15 agosto per permettere la partecipazione dei palmesi alla Vara messinese e viceversa

Il culto della Madonna della Lettera a Finale di Pollina [modifica]

Il culto della Madonna della Lettera arrivò a Finale di Pollina tramite il casato dei Ventimiglia, marchesi di Geraci, proprietari feudali delle Madonie, comprendente anche il feudo di Finale. La borgata, residenza estiva della nobile famiglia, comprendeva una torre spagnola a picco sul mare, appositamente scelta dai marchesi come abitazione di sicurezza, mentre i cortigiani al seguito alloggiavano in una maestosa villa con ampia foresteria e grandi depositi di derrate alimentari. Antecedente al culto della Madonna della Lettera, i Ventimiglia veneravano il mistero dell'Ascensione. La ricorrenza era molto sentita nella piccolissima comunità che contava allora poco più di 50 abitanti.

La parentela collaterale con la famiglia Moncada di Messina, portò a Finale un originale riproduzione di un quadro dell'1800, di gusto bizantino, raffigurante una Madonna con in braccio il bambino Gesù, reggente il mondo. Nella corona della Madonna era inciso "Regina Coeli Laetare Alleluya".

La solenne celebrazione veniva celebrata nella cappella di famiglia dei marchesi, tuttora esistente, in posizione antistante la torre bizantina. Essa era parte integrante della villa, alloggio di corte.

Note [modifica]

  1. ^ La festa della Madonna della Lettera a Messina
  2. ^ Non molti sanno che l'illuminazione della stele votiva avvenne per mano di papa Pio XII, dal Palazzo Apostolico, mediante un comando radio a distanza ideato e costruito da Guglielmo Marconi.

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