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Vincenzo Giorgio Attard
[ Messina 10/02/1878 , Messina 15/08/1956 ]


Nipote di Giorgio Attard senior (il primo custode-dirigente del Gran Camposanto di Messina) è nato il 10 febbraio 1878 da Eugenio, ingegnere delle Ferrovie dello Stato, e da Natalizia Grasso. Rimasto orfano di padre in tenera età, Giorgio junior crebbe e fu educato dal nonno, che gli trasmise l'amore per il Camposanto sentito come "il sacro luogo dove si conservano le memorie della Patria, silenziose e nobili nel verde della ridente collina, sede degna per un sereno riposo". Il giovane Attard, mazziniano fervente, si avvicinò alla letteratura e alla storia da autodidatta: purtroppo la mancanza di mezzi finanziari gli impedì di portare a termine gli studi di ragioneria.
Profondamente colpito dalla tragedia del terremoto del 28 dicembre 1908, rimase in città occupando lo stesso posto del nonno. Per oltre un quarantennio quindi egli visse con la sua famiglia e operò all'interno del Cimitero di Messina, svolgendo per lunghi periodi funzioni di direttore. La sua "passione" per quel sacro luogo lo spinse ad elaborare una grande guida del Camposanto che però, continuamente rimaneggiata, non venne mai portata a termine. Le più belle pagine di questa guida sono naturalmente dedicate al famoso Famedio, da Attard definito "il più bel monumento della città", la cui prima parte, già interamente costruita prima del disastro del 1908, fu da quest'ultimo gravemente danneggiata.
Così Giorgio Attard scrive:
"E veramente incantevole è lo spettacolo che ci si presenta appena superata la scomoda scalinata (che avrebbe dovuto essere di marmo) che immette nella spianata del "Famedio"; spettacolo che diventa particolarmente suggestivo, a tempo sereno, al calar del sole, nel momento cioè che l'astro proietta i suoi ultimi raggi sulle calabre terre di fronte, rendendole nitide e tinte di rosa.
Per un ampio colpo d'occhio ci si deve collocare al sommo della gradinata di marmo della piattaforma di quel che resta del già costruito edificio monumentale. Di là si può meglio scorgere il massiccio d'Aspromonte e l'estrema punta dello stivale d'Italia proteso nell' azzurro Jonio e dove sono chiaramente visibili Reggio e le sue frazioni.
Portando invece lo sguardo sulle nostre terre, vediamo stendersi la città risorta con la sua Cattedrale, il Tempio votivo di Cristo Re e il suo vecchio castello Gonzaga e, oltre, tutta la ridente riviera del Faro con i suoi ameni villaggetti.
Dopo aver osservato questo magnifico panorama, si ritorni alla spianata e, voltando le spalle a quello che venne chiamato il Bosforo d'Italia, veniamo a considerare quel che resta della metà, già costruita, del Famedio dopo le distruzioni dei moti tellurici del 1908 ed i bombardamenti dell'ultima guerra.
Sparito il famoso salone e tutto il loggiato che lo circondava. Oh, come era splendido questo salone! Gli conferivano nobiltà le sue maestose linee architettoniche, i suoi ingressi monumentali di marmo, la sua grande e bella cupola, entrambe sorrette da quattro coppie di alte colonne su quattro grandi dadi rettangolari, la sua volta a botte emanante luce da due lucernai di vetri opachi - cupola a volta decorata con fini ornati di stucco - nonchè le due opposte file di busti di marmo su uguali piedistalli; mentre, alle pareti dietro i busti, sette ordini di eleganti celle mortuarie custodivano le spoglie di gente eletta e facoltosa costando, allora, ogni cella L. 700 di 2a e 3" fila e L. 550 le tre file superiori. I busti di marmo erano consentiti per i sepolti nelle prime file. Il colore predominante dell'interno era il bianco latte poichè solo la zoccolatura ed i disegni del pavimento erano di altro colore.
In quanto al tratto superstite del loggiato esso, per quanto malconcio e malfermo, si impone sempre per la sua bella architettura di stile greco-romano con colonnato ionico, mentre il suo parametro risulta di calcare siracusano. I tre grandi monumenti artistici collocati negli avamposti dai ricchi capitelli ricordano tre insigni messinesi dell'800:
Felice Bisazza, poeta romantico, Giuseppe La Farina, eminente politico e statista, Giuseppe Natoli, patriota, giurista ed uomo di stato [ ... ]". Purtroppo questa "Guida", a motivo delle ampie lacune che presenta, è rimasta inedita. Come sono inedite le molte pagine dedicate da Attard al Camposanto degli Inglesi. Con certosina pazienza egli tracciò una preziosa pianta topografica dei sepolcri inglesi, ne trascrisse fedelmente le iscrizioni delle lapidi, e fornÌ anche un minuto resoconto del loro trasferimento nell'attuale sede, prospiciente via San Cosimo, dal precedente sito nella zona falcata di San Ranieri.
Nel 1926 invece aveva dato alle stampe Messinesi insigni del sec. XIX sepolti al Gran Camposanto. Epigrafi - Schizzi biografici, pubblicato come sesto titolo della collana "Biblioteca della Società di Storia Patria" e impresso dalla rinata Ditta D'Amico di Messina.
Dedicato dall'autore "Al Comm. Dott. Giuseppe Livoti, commissario del Comune", il volume mirava ad onorare le migliaia di vittime del terremoto, e voleva essere anche un monito per i "nuovi" messinesi a non dimenticare le glorie passate della sfortunata città. Alla riproposizione dei testi delle epigrafi sepolcrali dei personaggi più rappresentativi dell'Ottocento messinese, Attard opportunamente faceva seguire delle brevi ma compiute biografie che, se pur a livello di semplici schizzi, a tutt'oggi per molti di essi risultano le sole note a stampa reperibili. Quest'ultimo intervento, frutto originale di ricerche presso i superstiti e sulla stampa periodica ottocentesca, si conclude con l'esatta indicazione topografica della tomba.
Troppo riduttiva appare quindi oggi la definizione di "pubblicazioncella di modestissime proporzioni e senza pretese" data da Domenico Puzzolo Sigillo che ne aveva steso la prefazione nella sua qualità di presidente della Società Messinese di Storia Patria, di cui Attard era socio. L'opera in verità piacque subito, e presto risultò esaurita.
Giorgio Attard, morì nella sua Messina il 15 agosto 1956 e fu sepolto nel suo cimitero. Attard ebbe un solo rimpianto: quello di non aver potuto assistere in vita alla ricostruzione del tanto celebrato "Famedio", ed al riordinamento secondo l'antico progetto del Savoja della sezione monumentale del Gran Camposanto.

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