
Marcel Déat
Marcel Déat (Guérigny, 7 marzo 1894 ? Torino, 5 gennaio 1955) è stato un politico francese, deputato SFIO dal 1926 al 1928 e dal 1932 al 1936, ministro dell?aviazione nel 1936, nel gabinetto Sarraut, deputato del "fronte anticomunista" nel 1939, ministro del Lavoro e della solidarietà nazionale negli ultimi mesi del regime di Vichy. Fu anche il fondatore nel 1941 del Rassemblement National Populaire, un partito collaborazionista e "socialista europeo".
Biografia[modifica]
Proveniva da un ambiente modesto, repubblicano e patriota. Fece studi brillanti ed entrò nel 1914 alla École Normale Supérieure dopo essere stato allievo di Émile Chartier, un professore attivo negli ambienti dei radicali. Nello stesso anno aderì alla SFIO, più per "idealismo filosofico che per materialismo".
Fu mobilitato al fronte durante la Prima guerra mondiale, che terminò aggiudicandosi sette decorazioni, fra cui la Legion d'onore, e il grado di capitano. Sotto lo pseudonimo di "Taëd", pubblicò "Cadavres et maximes. Philosophie d?un revenant" ("Cadaveri e massime. Filosofia di un reduce"), dove esprimeva il proprio orrore per la guerra e le trincee, il quale spiega un pacifismo viscerale che sarebbe stato determinante per le sue scelte nella carriera politica. Fu anche affascinato dalla disciplina collettiva e dal cameratismo presenti al fronte.
Nel 1918 riprese i propri studi e passò il concorso di aggregazione di filosofia, prima di orientarsi verso la sociologia sotto la tutela di Célestin Bouglé, sociologo radicale e amico di Chartier. Bouglé collocò Déat presso il segretariato del centro di documentazione della rue d?Ulm. Alla scissione socialista del Tours si collocò a destra della SFIO nel gruppo della "Vita socialista", a fianco di Pierre Renaudel.
Professore di liceo, in un primo tempo insegnò a Reims, dove ebbe fra le sue allieve la sua futura moglie, per essere successivamente trasferito a Parigi al Lycée Louis-le-Grand. Nel 1925 venne eletto consigliere municipale di Reims. In occasione di una elezione parziale, nel 1926 fu eletto all'Assemblea Nazionale, ma sarà battuto nelle successive elezioni del 1928. In quel periodo Léon Blum cercava di favorire alcuni giovani, poiché salire nella gerarchia del partito era difficile: nominò Déat, considerato il suo delfino, segretario del gruppo parlamentare della SFIO. Fondò un centro documentario per il proprio gruppo parlamentare.
Nel 1931 Déat pubblicò "Perspectives socialistes" ("Prospettive socialiste"), un'opera teorica di riflessione sulla dottrina socialista, nella quale riteneva necessario adattarsi all'evoluzione della società capitalistica, che non sembrava affatto auto-distruggersi, contrariamente alle affermazioni marxiste. Pensava inoltre che lo Stato dovesse avere un ruolo privilegiato nella gestione della proprietà, che doveva tuttavia restare individuale. Era contro la collettivizzazione e contro la rivoluzione, in quanto considerava che il caos fosse il terreno preferito dei fascisti e in questo si opponeva accanitamente ai marxisti, avvicinandosi invece ai planistes", Déat pensava che fosse necessario passare attraverso un regime intermedio, e non al contrario aspettare il vuoto politico, per ottenere che si instaurasse il socialismo.
Nel 1932 fu eletto deputato del XX arrondissement di Parigi, battendo Jacques Duclos, il quale a sua volta aveva battuto Léon Blum nel 1928. Nel 1933 aderì al gruppo dei neosocialisti (che comprendeva, tra gli altri, Adrien Marquet e Pierre Renaudel) i quali insieme ad altri trentatré parlamentari nel novembre di quell'anno furono espulsi dalla SFIO. Il loro motto era "ordre, autorité, nation" ("ordine, autorità, nazione"). Dalla scissione nacque il "Parti socialiste de France-Union Jean-Jaurès (PSDF, "Partito socialista di Francia-Unione Jean Jaurès"). Déat ne fu eletto segretario generale. Nel 1934 Il PSDF si fuse con Partito Socialista Repubblicano (PSF), per dare luogo all'Unione Socialista Repubblicana (USR). Il movimento, che si proponeva di "rafforzare lo Stato contro la crisi economica", si aprì alle classi medie e partecipò saltuariamente ai governi di coalizione (Déat fu per sei mesi ministro dell'Aviazione nel 1936, nel gabinetto guidato da Albert Sarraut). Inoltre, si proponeva di difendere la nazione ad ogni costo evitando la guerra. Nonostante le reticenze di Déat, nel 1936 l'USR aderì al Fronte popolare. [1]
Nel 1939 i occasione di un'elezione parziale fu eletto deputato a Angoulême, per il "Rassemblement anticommuniste" ("Unione anticomunista"), dopo aver perso la precedente elezione battuto da un comunista. In quell'anno affermò la propria posizione a favore degli accordi di Monaco e il suo pacifismo in "Mourir pour Dantzig ?" ("Morire per Danzica?"), un articolo apparso il 4 maggio su l'?uvre, giornale di notevole diffusione cui prese la direzione nel 1940. Prima dell'armistizio del 1940 tentò di creare un partito unico.
Nel 1941 fondò il Rassemblement National Populaire (RNP), partito che si deviniva "socialista ed europeo", destinato a "proteggere la razza" e a collaborare con la Germania nazista. Ad esso aderirono alcuni ex sindacalisti della CGT e alcune personalità politiche di secondo piano provenienti dalla SFIO e del PSDF. Nonostante l'attivismo del segretario Georges Albertini e la protezione dell'ambasciatore nazista Otto Abetz, , il movimento non riuscì a superare i diecimila iscritti. Il 27 agosto del 1941 venne ferito da Paul Collette mentre passava in rivista le truppe della Légion des Volontaires Français (LVF) con Pierre Laval: sospettando di complicità interne lasciò l'Unione. Nel marzo 1944 entrò a far parte del governo di Vichy in qualità di ministro del Lavoro e della solidarietà nazionale" nel gabinetto guidato da Pierre Laval, e appoggiò le rivendicazioni della Germania. In seguito fuggì in Germania aon altri dignitari di Vichy e fece parte della "Commissione governativa" a Sigmaringen. Nell'aprile del 1945 lasciò la Germania per l'Italia. Finirà i suoi giorni a Torino, ospite di un convento dove si era rifugiato sotto falso nome a causa della sua condanna a morte in contumacia dopo la Liberazione.
Note[modifica]
- ^ Jean-Paul Cointet, Marcel Déat - Du socialisme au national-socialisme, Perrin 1996, pagg. 100-124.
Bibliografia[modifica]
- Barthélémy Montagnon, Adrien Marquet, Max Bonnafous e Marcel Déat, Néo-socialisme ? Ordre, autorité, nation (Neosocialismo? Ordine, autorità, nazione; prefazione e commento di Max Bonnafous), Paris, B. Grasset, 1933 (discorso pronunciato al Congresso socialista del luglio 1933).
- Le Plan français: doctrine et plan d'action (Il Piano francese: dottrina e piano di azione; Comité du Plan, prefazione di Marcel Déat), Paris, Fasquelle, 1936.
- Marcel Déat, Le Parti unique (Il Partito unico), Paris, Aux Armes de France, 1943 (articoli comparsi nel giornale ?l'Oeuvre?, 18 luglio-4 settembre 1942.
- Marcel Déat, De la fausse collaboration à la vraie révolution, décembre 1941-janvier 1942 (Della falsa collaborazione alla vera rivoluzione), Paris, Rassemblement national populaire, 1942 (raccolta di articoli estratti dal giornale «l'Oeuvre», 30 dicembre 1941 - 13 gennaio 1942, e di esposto pronunciato a Radio Paris, il 5 gennaio 1942).
- Dominique Sordet e Marcel Déat Marcel, "Dominique Sordet. "Le Coup du 13 décembre". Suivi de "Il faut les chasser" di Marcel Déat" (Dominique Sordet. "Il colpo di mano del 13 dicembre". Seguito da "Bisogna cacciarli" di Marcel Déat), Paris, impr. de Guillemot et de Lamothe, 1943.
- Brender, Reinhold, Kollaboration in Frankreich im Zweiten Weltkrieg. Marcel Déat und das Rassemblement National Populaire (Collaborazionismo in Francia tra le due guerre mondiali. Marcel Déat e l'Unione nazional-popolare), Munich, R. Oldenbourg Verlag, 1992 (Studien zur Zeitgeschichte, vol. 38).
- Marcel Déat, Mémoires politiques (Memorie politiche; introduzione e note di Laurent Theis, epilogo di Hélène Déat), Paris, Denoël, 1989.
- Jean-Paul Cointet, Marcel Déat: du socialisme au national-socialisme (Marcel Déat: dal socialismo al nazionalsocialismo), Paris, Perrin, 1998
- Marcel Déat,Discours, articles et témoignages (Discorsi, articoli, testimonianze), Coulommiers, Éd. Déterna, « Documents pour l'histoire » (Documenti per la storia), 1999.
- Pierre Rigoulot, Georges Albertini - Socialiste, collaborateur, gaulliste (Georges Albertini, socialista, collaboratore, gollista), Paris, Perrin, 2012.
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