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Miracoli Il patrimonio votivo popolare della provincia di Messina


Un’opera unica nel suo genere, il volume è stato curato da Sergio Todesco e fa parte della collana Domino edita dalla casa editrice Magika
Miracoli Il patrimonio votivo popolare della provincia di Messinaon il presente volume si è cercato, per la prima volta, di rendere conto dell’articolato patrimonio votivo esistente in provincia di Messina. Tale patrimonio è, come si può verificare scorrendo le pagine del libro, tuttora variegato, anche se non più imponente come nei secoli passati, stando a quanto emerge dalle fonti d’archivio e a stampa, ricche di notizie sulle pratiche votive e sugli oggetti che nel corso del tempo hanno veicolato siffatte transazioni di tipo sacrale.
I saggi qui raccolti, affidati a studiosi provenienti da varie discipline, affrontano da angolazioni diverse le problematiche antropologiche, storico-religiose, estetiche, linguistiche, pastorali, sociologiche concernenti tali prodotti della cultura siciliana che hanno ricoperto un ruolo non secondario nella definizione di alcuni tratti della religiosità popolare isolana lungo l’arco di molti secoli.
dipinti votivi hanno conosciuto in Italia, negli ultimi decenni, una rinnovata fortuna. Dopo i pionieristici lavori di Giuseppe Pitrè (1892, 1913) e gli sporadici - ma preziosi - studi entre les deux guerres (Savarese 1923, Corso 1928, Vidossi 1931, Caravaglios 1935, La Sorsa 1936, Cocchiara 1938, Bona 1942), per una ripresa dell’interesse verso tali forme espressive bisogna giungere a Paolo Toschi (1945, 1960), a Piero Bianconi (1950, 1951) e soprattutto al volume di Arnoldo Ciarrocchi ed Ermanno Mori (1960) che ha proposto un nuovo modo di guardare i dipinti votivi, sottraendoli all’ambito “folkloristico” e assumendoli come prodotti d’arte, ancorché popolare. Negli anni ’70-’80 si registra una grande messe di studi e di mostre, anche importanti, che per un verso focalizzano l’attenzione su aspetti particolari del patrimonio votivo italiano, la cui consistenza è ben documentata da due repertori bibliografici (Toschi 1970 e Tripputi 1994), per altro verso rinnovano, sulla scorta di nuovi orientamenti epistemologici, la prospettiva antropologico-culturale. Un volume per certi versi inaugurale di tale nuovo corso è Puglia Ex Voto (Angiuli 1977) che vede riuniti specialisti di orientamento e provenienza disciplinare diversi. Gli studi dell’ultimo trentennio, a partire dalle notazioni illuminanti di Pietro Clemente (1982), hanno ulteriormente arricchito il grado di conoscenza e riflessione su tale patrimonio (Manganelli 1975, Buttitta 1983, il volume collettivo Pittura votiva e stampe popolari 1987, gli Atti del convegno Ex voto tra storia e antropologia 1986, D’Agostino 1992, le attività catalografiche promosse dal MNATP, da G.B. Bronzini, da G.L. Bravo etc.).
nche gli ex voto anatomici, dopo aver costituito materia di studio pressoché esclusiva per gli storici della medicina (Capparoni 1927, Pazzini 1935, Tabanelli 1960, 1962) sono stati studiati con rinnovato interesse antropologico (Pignataro 1967, Rossi 1968, 1969, Lombardi Satriani 1977, Trupia 1984, Faeta 1986, 1989, 2000).
Costituisce un caso a parte lo straordinario volume I miracoli di Val Morel, opera di quel grande poeta che fu Dino Buzzati, in cui l’ex voto viene ricondotto a quella che è forse la sua vera natura: di essere cioè, per dirla con Shakespeare, intessuto della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
a pittura votiva, rappresentazione iconografica pregnante di momenti drammatici dell’esistenza e al contempo segno dell’estinzione di un debito contratto con la divinità, testimonia oggi di una forma di cultura ormai in gran parte desueta ma niente affatto “arcaica” o banale: attraverso i meccanismi che ne disciplinano l’uso si codifica un particolare impiego della ragione poetica, mostrando come per il fedele vovente il fine da raggiungere non sia tanto quello di non soffrire, quanto piuttosto quello di fornire orizzonti alla propria sofferenza. In ciò si evidenzia la prassi in uso presso i ceti popolari di giustificare l’ineluttabilità del male attraverso costanti esercizi di conferimento di senso, facendo defluire “l’enorme potenza del negativo quotidiano” per entro un sistema di condivisione comunitaria del patire, che si rivela così per essi una strategia eminente dello “stare nel mondo”.

Sergio Todesco



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