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Sara Teresano
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Sara Teresanol suo stesso lavoro, i rudi strumenti di un mestiere primordiale, la consapevolezza di compiere gesti antichi, comuni agli uomini dell'età della pietra, inducono Sarà Teresano a meditare sulla natura umana realizzando delle opere che sono sicuramente un monumento all'uomo e alla sua intelligenza, ma contengono l'implicita, sgomenta ammissione di un'intrinseca componente di aggressività: ecco così la grande amigdala e la gigantesca punta di freccia in marmo, entrambe celebrazione dell'ingegno umano, ma inesorabilmente strumento di difesa e di violenza.

Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo
scriveva Salvatore Quasimodo in Giorno dopo giorno.

gomenta di fronte ad un divenire storico svuotato di ogni significato progressivo, un divenire in cui ogni conquista può divenire strumento di barbarie o di morte, la scultrice assume queste forme ad emblema delle contraddizioni proprie del nostro vivere. È un percorso a ritroso nella storia. In questo percorso Sarà Teresano incontra le sue Veneri felicemente ripiegate su se stesse, beate delle loro rotondità femminili, perfette, come le grandi madri steatopigiche.
La riflessione sulla natura e sugli archetipi diventa in questo caso mezzo di contrasto per leggere il presente. In una realtà sociale in cui le donne hanno realizzato la parità di diritti, ma vedono sempre più difficile e lontana la realizzazione del loro desiderio di maternità la Teresano propone le sue beate ciccione, morbidone che sprizzano felicità e pienezza: creature oniriche che non sanno di anoressie e bulimie, ma rimandano alle gratificazioni prenatali e neonatali, il ventre materno, il seno buono che nutre e consola. Per dare corpo a queste figure simboliche, espressione dell'unica felicità possibile in una irripetibile materialità, la scultrice si avvale della creta con gioioso e giocoso entusiasmo.

iversa é l'esperienza delle danzatrici: la metafora del ballo applicata alle difficoltà dell'esistenza a tutte le latitudini, quali che siano i contesti culturali e sociali costruisce delle figure cariche di tensione che ruotano intorno al corpo della donna europea, un corpo esile ed equilibrato, idealizzato da un canone culturale che mortifica i segni della vita e del tempo. In queste figure l'autrice ha immesso grande vigore ed energia anche se si intui sce che le danze hanno qui il valore persecutorio di un ritmo come quello della carioca e della sardana nei testi di Montale, imposto tragicamente dall'esterno.
Qui siamo al discorso metaforico di una donna colta che plasma creature del suo immaginario tentando una rilettura del proprio e dell'altrui vissuto. Il discorso si fa più intrigante e profondo se torniamo al vero lavoro di scalpello.
La scelta espressiva della scultura presuppone di per sé la necessità di andare al centro delle cose, di cogliere l'essenza e trovare la forma nascosta nella pietra. È una ricerca che porta quasi naturalmente ad un piano metafisico simbolico. In questa chiave vanno lette le sculture che rappresentano il seme di grano, la mandorla, il polline: l'infinitamente piccolo é guardato al microscopio, ingrandito, dilatato e diventa simbolo, forma perfetta, che contiene e genera vita. Le pietre che l'autrice ha appreso a selezionare e ad amare (arenaria, pietra lavica, sabucina, granito) assumono forme che, decontestualizzate e assolutizzate finiscono con acquistare un valore sacrale. Più inquietanti sono le pietrificazioni.
appresentano l'assenza di vita, ciò che resta quando Il tempo ha consumato la vita o si consuma nell'atteso. In questo caso le intenzioni dell'artista si misurano e si confrontano con il marmo, la pietra levigata fino allo spasimo in una sorta di riappropriazione di dominio. Una sfida che é anche rivendicazione.
Ma quello che più mi ha colpito, tra le ultime sculture di Sarà Teresano rappresenta qualcosa di diverso. Di fronte ad un masso particolarmente rugoso, la scultrice ha deciso di assecondarne le linee e cavarne con pochi colpi di scalpello un volto: é venuto fuori un volto umano in cui sono perfettamente riconoscibili i segni di una precisa sofferenza. In maniera non so quanto consapevole l'Autrice ha portato all'esterno un'immagine, un ricordo che lei stessa credeva forse sopito. Sono i misteri dell'arte, a volte sconcertante e angosciosa rivelazione dell'artista a se stesso.

Anna Maimone

rincipali mostre.

  • 1979 Premiazione 1 Concorso d'Arte Figurativa "Artisti nell'Università" presso l'Aula Magna dell'Università di Messina.
  • 1989 Personale, "Libreria Hobelix", Messina.
  • 1990 Partecipazione al Premio Internazionale di Scultura "Giuseppe Mazzullo", Monte di Pietà, Messina.
  • 1996 Personale, "Emporium Arte", Messina.
  • 1997 Partecipazione a "Natale dell'Arte", Teatro Vittorio Emanuele, Messina.
  • 1997 Personale, Fondazione Mazzullo, Palazzo Duchi di Santo Stefano, Taormina.
  • 1997 Personale, Galleria "II Gabbiano", Messina.
  • 1998 Personale Galleria "II Gabbiano", Messina.
  • 1998 Collettiva "TERREMOTOARTE - LA MEMORIA - IL VIAGGIO - L'UTOPIA", Teatro Vittorio Emanuele, Messina.
  • 1999 Partecipazione alla Mostra Internazionale di Scultura, Comune di Montedoro, Caltanissetta.
  • 1999 WORK IN PROGRESS "Scilla Le forme nel Mito di Scilla e Cariddi", Castello Ruffo, Scilla (RC).
  • 1999 WORK IN PROGRESS, Monte di Pietà, Messina.
  • 2000 Collettiva "Aprire gli occhi alla luce". Forte S. Jachiddu, Messina.
  • 2000 Personale "Tre per Nove 2000". Galleria "L'Airone".
  • 2000 Personale "Percorsi incrociati", Galleria "II Gabbiano", Messina.
  • 2002 Personale "Le Sette Sorelle", Comune di S. Marina Salina (ME).
  • 2004 Personale "La Terra danza", Comune di Capo D'Orlando.
  • 2004 Personale, presso il Circolo del Tennis e della vela, Messina.
  • 2004 Partecipazione a "La terracotta nell'arte del Presepe in Sicilia", Fondazione Mazzullo,Taormina.
  • 2004 Collettiva, "Paesaggi non identitari", Forte SJachiddu, Messina.
  • 2004 Sculture al Forte, Installazione "Luna deposta", Forte S. Jachiddu, Messina.
  • 2005 Installazione di gruppo "Tensione", Forte S. Jachiddu, Messina.


Tra gli altri hanno scritto di lei: Carolina Gulino, Lucio Barbera, Giovanna Giordano, Manuel Scordo, Giuliana Galli, Lui%ì La Rosa, Annunziata Pani, Maria Froncillo Nicosia, Teresa Puqliatti, Anna Maimone.

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