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Sapore di vino


Naxos 400-390 a Ca viticoltura e la vinificazione sono arti praticate nell'area di Messina fin dai tempi più remoti, lo scrive Diodoro Siculo nel I secolo a.C. I reperti di età Micenea, rinvenuti soprattutto nelle Isole Eolie ci fanno datare questa presenza al 14°secolo prima di Cristo..
Il culto di Dionisio, dio del vino e dell'ebbrezza, diffusissimo a Lipari, e i ritrovamenti a Naxos e nelle isole Eolie di monete del IV sec. a.C. che recano l’immagine di untralcio di vite o di un grappolo d’uva, confermano l'importanza di questo nettare già dagli albori della civiltà.

Naxos 520-500 a C.jpgLa storia e gli storici ci tramandano anche riconoscimenti e attestazioni di qualità. Un vino messinese, «vinum mamertinum» , fu offerto da Giulio Cesare in occasione del banchetto per celebrare il suo Trionfo al Terzo Consolato, e lo stesso vino viene poi citato anche nel "De Bello Gallico". Attraverso Plinio sappiamo che la "eugenia vitis di Taormina" venne trapiantata sui colli Albani nel Lazio, era la Tauromenitanum, coltivata nelle coste collinari di Taormina, ma oggi perduta. Esistono inoltre anche evidenti segni di un commercio particolarmente esteso, dove l'articolo principale era proprio il vino.
La coltivazione della vite in provincia di Messina si estende su una superficie stimata di circa 1.800 ettari; in effetti le superfici dichiarate allo sportello AGEA si aggirano sui 900 ettari. Si ritiene che i 900 ettari dichiarati costituiscano la superficie coltivata per il mercato, mentre la restante superficie è costituita da piccoli appezzamenti per lo più inferiori ai 1.000 metri quadri utilizzati per l’autoconsumo o in atto in condizioni di semi abbandono. Infatti dopo un periodo di profonda crisi del settore, che ha prodotto negli ultimi venti anni una contrazione delle superfici vitate di oltre 1000 ettari, si sta assistendo ad un certo risveglio dovuto anche al recente riconoscimento della D.O.C. “Mamertino o Mamertino di Milazzo” che interessa 31 comuni concentrati principalmente nella fascia Tirrenica, dove è in effetti localizzata l’80% delle superfici dichiarate all’AGEA. I comuni più rappresentativi sono: Messina, Milazzo, Tripi, Furnari, Patti, Rodì Milici; mentre nella riviera ionica si riscontrano piccole aree localizzate maggiormente nei comuni di Itala, Francavilla di Sicilia e Graniti.
Il patrimonio ampelografico della provincia è rappresentato da cloni di: Nerello mascalese e cappuccio, Catarratto, Insolia, Greco, Nero D’Avola o Calabrese.
a provincia di Messina annovera tre vini a D.O.C.: il “Faro”, il “Malvasia delle Lipari”, ed il “Mamertino o Mamertino di Milazzo” ed inoltre l’IGT. Salina oltre che l’IGT. Sicilia. C’è da registrare la presenza di 30 significative aziende di trasformazione ed imbottigliamento, di cui otto aziende ubicate nelle isole Eolie che imbottigliano “Malvasia” ed IGT. Salina, 5 che imbottigliano “Faro”, 6 che imbottigliano “Mamertino”, le restanti IGT Sicilia.
I prodotti vengono esportati sia verso paesi Europei (Germania, Inghilterra e Paesi Bassi) che verso paesi extraeuropei (Giappone, USA e Canada)


Messina.jpg


 


 


 

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