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Nino Pino Balotta
[ Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 17/09/1909 , Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 26/07/1987 ]


«un futurista antifascista senza paragone nel panorama artistico italiano»
Giacinto Spagnoletti

Nino Pino Balottaiglio di Agata e Matteo Balotta. Compie i primi studi a Messina al «Liceo Maurolico» dove conosce Beniamino Joppolo. Dopo il diploma si iscrive inizialmente alla facoltà di medicina per poi laurearsi in veterinaria il 5/7/1930 all'Università di Messina, conseguendo a novembre l'abilitazione all'Università di Milano. Nello stesso anno si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche di Perugia e si lega al «Giustizia e libertà», svolgendo attività clandestina e antifascista in qualità di corriere tra l'Italia e la Francia. Durante i suoi viaggi all’estero, entra in contatto con Virgile Barel, uno dei capi della Resistenza e del movimento comunista francese, tanto da essere considerato il «Thorez di Nizza». Sempre in quel periodo conosce a «Le coq-sur-mer» (Belgio) lo scienziato Einstein, abbraccia con convinzione il suo pensiero ed è tra i primi a diffondere in Italia la teoria della relatività.
el 1931 viene incarcerato e processato, e nel 1932 subisce il terzo processo politico per attività antifasciste, venendo così condannato a diciotto mesi di carcere.
Scontata la pena inizia la carriera universitaria come l’incarico di assistente volontario all’università di Messina. Nel 1935 pubblica «Tifo sportivo e suoi effetti», denunciando l'uso politico del tifo e dello sport, come droga per tutti i popoli.
Il libro non suscita i sospetti del regime fascista, ansi ha lusinghiere recensioni, successo e diffusione. A due anni dalla pubblicazione la «Gazzetta dello Sport» si accorge dell’esistenza del volume e lo attacca in un articolo a firma di E.Manuelli.
Pino viene denunciato e il libro messo all’indice dal Minculpop in quanto l’opera contrastava con la propaganda sportiva del regime. La prosa offriva diverse chiavi di lettura, da quella sociologica a quella ideologica, scientifica e letteraria. Ma la sua lettura andava affrontata tenendo conto di questo assunto: il fanatismo sportivo non solo è degenerazione dello sport, ma è l’opposto dell’esercizio morale di una vita a contatto con la natura. Dietro l’argomentazione teorico scientifica, che Pino approfondirà nella ricerca fino ad essere premiato per i suoi studi dall’Accademia veterinaria francese, si celava il risvolto ideologico come l’elogio della cavalleria che sottintendeva una tensione verso un ordine sociale fondato sulla giustizia e sull’eguaglinza economica.
el 1939 pubblica la sua prima raccolta di poesie «Sciami di sparse parole» di chiara impronta futuristica.
Nel 1944 fonda a Barcellona la Casa del Popolo.
Nel 1946 è vice-sindaco di Barcellona, ma lascia la carica quando la giunta comunale non protesta per i fatti di Portella della Ginestra (1947).
Nel 1948, consegue la libera docenza in Zootecnia generale, è professore a Veterinaria a Messina, fa ricerche sui metodi di fecondazione artificiale. Lo stesso anno capeggia uno sciopero di braccianti agricoli, i quali bruciano in piazza l’intero mobilio del «Circolo dei civili». Arrestato, ottiene l’immunità in quanto eletto deputato, come indipendente, nelle liste del PCI.
Professore di Zootecnia generale nell’Ateneo messine viene premiato nel 1952 dall’Accademia veterinaria di Francia per le ricerche sul valore etologico dei cerchi cornei nei caprini.
Nel 1956 con la raccolta Minuzzagghi vince il premio Viareggio per la poesia in dialetto.
Nel 1958 fonda la rivista «Zootecnia e Vita»,che verrà pubblicata per ben 17 anni, inserendosi nel circuito scientifico nazionale e internazionale.
A riconoscimento dei suoi meriti letterari, quando fa cinquantanni, il periodico «Arte-Stampa» gli dedica un numero unico: «Testimonianze a Nino Pino».
Occupa il seggio parlamentare per tre legislature e viene insignito tre volte del premio della Cultura della Presidenza del Consiglio.
Nel 1963 pubblica la poesia «L'epopea di Gagarin» e «Tre profili», saggi su Di Giacomo, Martoglio e Pirandello. Nel 1970 con un testamento olografo dona il suo corpo alla scienza, nominando erede universale l’Università di Messina e ad essa trasferisce tutti i suoi beni e i suoi diritti. In questi anni, fa conferenze in Francia, Inghilterra e Sicilia. Al Circolo della Stampa di Palermo si tiene una tavola rotonda su «Nino Pino scienziato e poeta».
Nel 1979, pubblica "Amori di Sicilia" e gli viene conferita la targa d'oro «Salvatore Pugliatti». Si dimette dal PCI. Nel 1980, pubblica «Renato I d'Angiò nel contesto dei rapporti socioculturali tra Francia e Sicilia».
rascorre gli ultimi anni della sua vita a Barcellona P.d.G., quasi in volontario isolamento. Gli amici e gli estimatori cercano di non fargli mancare il conforto della loro presenza, e tra i rari dai quali qualche vota si reca vi è il pittore Nino Leotti, col quale ha partecipato alle allegre (ma colte) conviviali della Scocca, l'Accademia nata alla libreria dell'OSPE, della quale fecero parte Quasimodo, La Pira, Pugliatti, Contilli, Vann'Antò, Saitta, Miligi, Malatino, D'Anna, Canonico, Bonfiglio, Salleo, Corsini, Paggi, Castagna, Vanadia, i fratelli Zona, Palumbo, e via via le migliori espressioni della vita artistica e culturale messinese.
Muore a Barcellona a settantotto anni.
Poeta, saggista e drammaturgo vince numerosi premi nazionali ed esteri
In lingua pubblica:

  • Sciami di sparse parole (1939)
  • Altalene (1951)
  • Moli protesi (1966);

Per il teatro:

  • U tamburu (1976)

Saggi critici:

  • Sul dialetto siciliano (1955)
  • Tre profili (1963)
  • Amori di Sicilia (1979).

 


E' u jornu di morti.
Pirchì chiamarli morti ?
Scùppati nto silenziu
Tutti c'un sulu nomu,
Sàutunu all'incontru, rassimìgghi cari,
Ogni vota chi tu i pensi;
Caminàru avanti a nui
Dda, unni non si po' cchiù iri avanti,
Ci annamu appressu ranti ranti
Cu nostru càrricu murtali.
Š
___________________________________________________________________

NDIVINA'GGHIA

ooo000ooo

- Unni vai?
chi scatulìi? - Chi scatulìu, chi cerchu?
Chiddu chi cerchi tu! Ndivìna ndivinàgghia,
E' comu na gran négghia
Chi nchiàna e poi si squàgghia
Cadi e si ripigghia.
- Chi scatulìu, chi cerchu?
Cercu na cosa ch'è intra di mia,
Ch'è fora di mia,
Luntanu,
Vicinu. Ndivìna ndivinàgghia,
Cu'a cerca ggià si sbìgghia,
C'è l'oru sutta 'a pagghia,
Strazzàmu sta cummòghia.
- Chi scatulìu, chi cercu?
Chiddu chi cerchi tu!
Cercu na cosa c'avemu nsimbràta,
Ch'è intra di nui,
Ch'è fora di nui,
Luntànu, vicinu,
C'à cerca ogni figghiu 'i mamma
Comu na ùgghia persa. Ndivìna indivinàgghia,
Non fari lassa e pigghia,
Circàmula sta ùgghia,
Evviva a ccu'a scummògghia.
___________________________________________________________________

MMINUZZA'GGHI

Muzzicùni chi non cala
Ghiuttuni amari pi migghiàra di bucchi
Ristatini chi sfàmanu a ccu pati
Mìsiri avanzi
Pi tanti mischini
Piattu di zzargàru, d'un ghiornu senza fini.
Scagghitti
Cu lagrimi e santu
Ntustati pi tant'anni
Pizzùdda d'un calvariu longu, chi parìa un distintu
Strincennu na manata i mminuzzàgghi
Un pugnu un ghiornu
Si livò: i macinò nte 'dita: i sbrizziò nta ll'aria
Fu com'un lévutu chi ribbugghi e spraia
Spisìddi chi signaru lu caminu.
___________________________________________________________________

Proletari

L'urlo delle sirene
scaraventa la turba
verso la fatica del domani
la tortura si ripete implacabile
con lo sgranare dei giorni.


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Chiovi

"chiovi chiovi chiovi
E la iatta fa li provi
E lù surici si marita
Cu la coppula di sita...."

Chiovi chiovi chiovi...
l'acqua si crucia
Chiovi ora llammicu
e a timpuluni di ventu.

Bbrizia... chiuviddica...

Usuli
nfussato nte negghi - purtusu funnu
u suli - na specia di catusu
nto celu comu un mbutu.

Chiovi... chiovi... ncarca...
u scuru si pizia
u scuru è na bbalata
rrimuri e sono e vuci, ncantisimi e
pari chi tu u rrispiri, u scuru,
chi tu non hai cchiu confini, nto scuru.

Vurrica e nutrica, u scuru!

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Contadini senza terra

Si mossero nel buio
nelle viuzze, fuori dai tugurii,
formiche sciamate dalle tane
- appassivano i sogni nel brulicare denso -
Inalberarono incontro all'aurora
l'antica brama dei padri
incenerita con le loro ossa
rinverdita nella carne loro:
mossero, armati per l'antica guerra,
zappe, badili,
a riscattar la terra,
zappe, badili, tozzi di pane secco
nelle bisacce sdrucite
(vi fu chi come pane mise un sacco
e l'amarezza perenne).

Furono un molo proteso verso
l'aperta immensità del mare.
Rivissero le servi dei viottoli, uomini,
muli, donne sfinite, carico di miseria,
in lunga litania, finché l'ingoiò il
latifondo.

Siamo contadini senza terra,
la terra è il pane, e noi cerchiamo pane,
è sangue che richiama sangue
è pane per la nostra redenzione:
la terra è pace e noi vogliamo pace.
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