Useronline Insert Failed > Nasce « Revestito » a Messina. Una Rivista on line per tutti. Per tutti coloro che non tollerano più demagogia, privilegio, mistificazioni di poteri grossi o piccoli, che hanno messo alle strette l´umanità, la libertà, e soprattutto la dignità. Revestito ha significato ambivalente: non occorre che sia messo a nudo il re ,per evento eccezionale, affinchè la natura delle cose in qualche misura si disveli. La trasparenza dovrebbe essere alla base di ogni consorzio civile e di ogni Stato di diritto che tale pretenda definirsi.
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Ruggero Vasari
[ Messina 1898 , Messina 1968 ]


Ruggero VasariDrammaturgo e poeta
Considerato l'espressione poetica più alta del Futurismo.
Il teatro del Vasari è formato dalla elaborazione in personagi e azioni, di moti psichici essenziali, di eventi primordiali  e vi spiccano l'ossessione del vivere, la violenza sessuale, l'impeto sadico, il richiamo all'incesto, la nevrosi del potere che diventa angoscia di castrazione e di impotenza.
Nelle poesie di «Venere sul Capricorno» questi elementi si presentano in certo qual modo isolati, filtrati, depurati, ricondotti alla loro struttura essenziale di semantemi di base collocati in un altro, lor proprio, contesto, quello dell'autobiografismo scritto di tra immaginario e reale come in «Mar Baltico». (...)
Analogamente in «Mammelle della notte», dove il tema-base, l'erotismo orale frustrato, è sviluppato in figurazioni «devianti» (masturbazione, incesto, sodomia) attorno ad un asse centrale che rinvia ad una ossessione nell'ordine dell'antropofagia (...).
Esplicitata oppure occultata, la figura femminile sta quasi sempre al centro della produzione del Vasari, spesso trasposta, raffigurata per similitudine in figurazioni zoomorfe, per esempio la cavalla di fuoco di «Tempo di galoppo», emblema demonico provvisto degli attributi, tutti, del caso: colori violenti, movimenti frenetico-convulsivi, immagini di azioni di violenza"

Di Ruggero Vasari hanno scritto critici italiani e stranieri, da Gino Gori a Mario Verdone, da Balmenn Klahms a Gerhard Reinboth.
"E' un leone che ruggisce? Una locomotiva nera ed oro che si avventa nella notte?ci dà queste due impressioni... è allo stesso tempo la fiera più addomesticata e più dolce. Tuttavia non scatenate il suo genio. Un nuovo essere vi apparirà: una fiera di acciaio e di rame. Il modernismo italiano ha creato in lui una forza patetica e tecnica allo stesso tempo. Il leone si trasforma in dinamo, questo è Ruggero Vasari."
scriveva Ivan Goll

Ha pubblicato

Opere teatrali:
Vasari ha pubblicato le opere teatrali:

1921 Tre Razzi Rossi;
1923 La mascherata degli Impotenti;
1925 L'Angoscia delle macchine;
1932 Tung-ci - Raun.

Raccolta di poesie:

1928 Venere sul Capricorno;

saggi di critica teatrale, d'arte e letteraria:

Die Italienische Dichtung der Gegenwart-Junges Italien-Flugmalerei-Wir haben gewacht.

Opere inedite: L'Anticristo; Prampolini; Le sinfonie della metropoli; La danza dei pinguini.

Le opere di Vasari sono state tradotte in più lingue:
L'Angoscia delle macchine rappresentata la prima volta a Parigi nel 1926 al teatro Art et Action con musiche di Silvio Mix è stata tradotta in Tedesco, Inglese, Russo, Francese e Giapponese; il Raun in Tedesco.
Scultori come Prampolini, i pittori Depero, Balla, Marasco, Pannaggi gli hanno dedicato sculture e quadri.

 


la tua bocca

in mezzo
a tutto
quel verde
quel papavero
solo
pregno di rugiada
che freme
e si contorce
sullo stelo
lambito
da un alito
di vento
io lo sento
come la tua bocca
che bacia
che sfugge
quando
il demone
del mio desiderio
rugge.
___________________________________________________________________

mammelle della notte

le nuvole, questa notte, sono un branco di LUPI NERI
che si disputano a banchetto
le carni flaccide della pusillanime LUNA.
all'ingresso del giardino delle piante
i due leoni di bronzo cupo
sonnecchiano come vecchi catarrosi.
gli alberi trattengono il respiro,
accovacciati in agguato,
per strangolare il tremolante biancore.
della casetta del custode.
I LUPI HANNO INGOIATO LA LUNA
U'U-U-U-U-U-U-U-U-gOOOOOOOOOOO
go-u go-u go-u go-u~u-u~u~u-uu~~uuu
i-i-i-i-i-i-i-i-i ua uà ua ua cro cro cro
cro cro cro cro cro cr cr cr crrrrrrrrrr
è il preludio del coito notturno.
dalla gabbia dei leoni
trenta occhi-riflettori incendiano l'assemblea delle scimmie
che si masturbano gioiose.
I LUPI NON DIGERISCONO LA LUNA
l'orso bianco, sornione, pregusta l'incesto
coll'orsacchiotta, sua primogenita,
che finge di dormire.
l'elefante siringa acqua sulle possenti natiche
dell' ippopotamo giocondo.
ciu ciu ciu ciu ciu u-u-u-u-u-u-u-
l'otaria, accosciata sulla vasca,
guaisce di piacere solitario
spennellando l'acqua con i suoi baffi cinesi.
I LUPI VOMITANO LA LUNA.
___________________________________________________________________

donna ebrea

tu vai
con gli occhi fasciati da una benda nera
e trascini nel tuo cammino
senza posa
per il mondo
la croce che ti ricorda
l'infamia dei tuoi avi.
tu vai senza pace.
alle porte di ogni paese
togli la maschera nera
per chiamare
con i tuoi occhi roventi
i maschi più audaci.
e, dopo aver donato
tutte le gioie della tua carne unica,
li inchiodi,
novelli cristi,
alla stessa croce.
e quando negli spasimi della morte
ti maledicono coli' ingiuria senza nome
tu, donna ebrea,
tiri sui tuoi occhi
la benda nera
e cammini.
cammini.
donna ebrea
tu sei bella
perché ti chiami
demolizione.
sei bella
perché ti chiami
fatalità.
e sei ancora più bella
perché racchiudi in te
tutte le cose esecrate.
tu non perdoni.
tu sparisci
rinneghi il tuo dio
quando la missione tua
di dissolvere
ha fine.
entri nella comunità
di uomini d'altra razza
che non puoi più odiare.
li hai troppo odiati.
ma un giorno ti fermerai
donna ebrea
e pagherai alla vendetta
il più bel tributo:
i tuoi occhi inceneriti
per non aver mai pianto.
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mendicare il sole

finalmente il sole è uscito
e cammina lento sulle stampelle
trascinando la sua decrepitezza
nel viaggio giornaliero
di esatto e fedele impiegato
della società L. U. C. E
la sua barba giallotabacco
carezza un branco d'oche-otri
che s'avanzano nel viottolo
impettite matrone
e lo salutano
con schiamazzi arruginiti di gioia.
- vieni, monello sbracato
lascia che le tue oche gargarizzino
il sole
nei colli-imbuti.
vieni, prendi un soldino
dallo a quello straccione di sole
che si compri una candela per stanotte
quando sua moglie luna
lo lascerà al buio
per venire a spiare tra le cartelle
i miei misfatti notturni.
non vuoi? dico sul serio.
e allora corri da tua madre
che dietro la pacifica vacca-paravento
fa linguimbocca col giardiniere.
è una vera indecenza eccitarsi di buon mattino !
essa forse non sa
che ho passato tutta la notte
alla finestra
abbrustolendomi la gola con mille sigarette
e aspettando che quel rimbambito di sole
mi desse un caldo "bongiorno"!
e facesse asciugare le mie camice
che, laggiù nella corte,
appese da una settimana
rassegnati salami
imputridiscono di pioggia.
___________________________________________________________________

tempo di galoppo

cavalla infocata di vodca
scalpita superba
e trascina nella notte rossa
un'orgia di colori.
e tutto stria di luce
e tutto palpita
e tutto avvince
nella meraviglia
truccata di belletto
e serrata da braccia di barbaro.
notte stuprata
selvaggiamente
da un mostro divino
che fonde
la neve
col suo alito torrido.
e tutto travolge
e tutto schianta
nel folle galoppo
verso il sole.
natura deflorafa
che urla ribelle
alla sadica pazzia.
fiaccola abbacinante
del meraviglioso
che cosparge all'infinito
miliardi di scintille
e tutto l'informe
e senz'anima
vivificato
sbalza furente
dalla stasi nera
per non più morire.
musica
di colori
che danzano
inebriati
di magiche droghe
e colorano
l'anemico mondo
coll'energia
d'eserciti di demoni.
la muraglia dell'impossibile
sfrantumata
rimane ultima maceria
e passa
e vola
l'indomita
sfrenata cavalla
che sprigiona
dalle froge
l'ultima folata d'ossigeno.
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mix, musico de ,,l'angoscia delle macchine"

amico, dagli occhi di fanciullo,
fi vedo ancora al pianoforte
col pallido viso trasfigurato
mentre le tue magiche dita
scatenavano dal caos
le creature mie
che avevi tanto amato.

mi balzano davanti in questo momento
e vivono nel tumulto dei tuoi accordi
e il lamento di "tonchir" mi strazia
e i "condannati alle macchine"
riddano il loro meccanico tormento.

nella miseria della tua soffitta
nelle notti di solitudine e di gelo
urlavano le sirene del tuo genio
in grovigli di ritmi esasperati:
i suoni delle belle macchine rombanti
che la tua fede invitta
le scagliava a conquistare il cielo.

ora che le tue mani
sono irrigidite sui tasti
prendo, o fratello, le pagine
che una volta mi donasti
e le terrò strette sul mio cuore
finché i miei occhi non avranno più lagrime.

fratello, fu non sei morto
è morto il mio cuore.
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