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Malvasia delle Lipari

Malvasia delle Liparia Malvasia, vino dolce e aromatico da dessert, riconosciuto come doc dal 1974 con la denominazione di Malvasia delle Lipari (il disciplinare di produzione prevede fino a un massimo del 95% del vitigno principale con una piccola aggiunta di corinto nero). Ma il nome dato alla doc è decisamente improprio, giacché è quasi esclusivamente l’isola di Salina la sua zona di vocazione e produzione, tornata in auge dopo il lungo declino iniziato con l’epidemia di fillossera di fine Ottocento.
itenuto uno dei vini più antichi della Sicilia, nel corso dei secoli la sua bontà è stata esaltata da molti illustri viaggiatori, lodata nel Settecento dai versi del poeta palermitano Giovanni Meli:
«L’Ambrosia di li dei, chi si dicanta/nun è chi Malvasia, chi si produci/di n’a viti ch’a Lipari si chianta!».
Sulla coltivazione della vite a Salina è preziosa la testimonianza di tale abate Gerolamo Maurando, che intorno alla metà del Cinquecento scrive:
«Appresso a l’insula de Liparj, per ponente a uno miglio, vi è un’altra insula chiamata le Saline dove sono bellissime vigne non da uve per far vino ma sollo da far zebibbi, dove se ne fa en grandissima quantità, de li quali li mercanti ne portano fino a Costantinopoli».
econdo alcune fonti storiche e come ricorda lo studioso Marcello Saiya, a quell’epoca erano però i liparesi a provvedere alle cure stagionali dei vigneti e alla raccolta delle uve a Salina, poiché l’isola era scarsamente abitata a causa dell’incombente presenza dei pirati che, con le loro frequenti scorrerie, minacciavano le comunità dell’arcipelago. Un pericolo concreto, tanto che nel 1544 la stessa Lipari venne distrutta e i suoi abitanti uccisi o deportati dal pirata turco Khair Ad-Din detto il Barbarossa. Sul promontorio roccioso di Lipari gli spagnoli costruirono poi un castello e una poderosa cinta muraria, cui seguì un graduale aumento demografico. Anche Salina tornò lentamente a ripopolarsi: la fertilità delle sue terre rappresentò un motivo di attrazione per flussi di immigrati provenienti per lo più dalle regioni del basso Tirreno. Per vari aspetti e per molto tempo la vita e l’economia di Salina furono legate all’isola maggiore, subendone un certo condizionamento. Finché, nei primi anni del XIX secolo, si verificò un’imprevista e favorevole occasione di sviluppo grazie alla crescente richiesta di Malvasia da parte delle migliaia di militari inglesi di stanza a Messina per fronteggiare l’eventuale avanzata di Napoleone in Sicilia. L’approvvigionamento enoico per gli inglesi durò un decennio e i proventi realizzati furono investiti nell’impianto e nella coltura di nuovi vigneti. Nel contempo nacque una marineria autonoma composta da piccoli armatori che intrapresero commerci in tutto il Mediterraneo, riuscendo a potenziarsi con la costituzione di società marittime.
gli inizi degli anni Ottanta dell’Ottocento Salina contava quasi 9000 abitanti, ma da lì a pochi anni il ciclo positivo era destinato drammaticamente a finire: la fillossera che aveva invaso l’intera Europa arrivò pure nell’isola decimando i vigneti. Il crollo dell’economia locale incentrata sulla risorsa della vite comportò una fortissima e duratura emigrazione. Nonostante le vigne fossero quasi scomparse e la produzione allo stremo, la tradizione della Malvasia eoliana in qualche modo sopravvisse; ma se oggi questo vino è ritornato da protagonista sulla scena enologica, acquisendo notorietà anche a livello internazionale, lo si deve innanzitutto all’impegno e alla passione di Carlo Hauner. Affermato pittore e designer bresciano di origine boema, Hauner giunse casualmente a Salina negli anni Sessanta e decise di restarvi. L’amore per l’isola divenne anche l’amore per il suo vino storico: dopo avere acquistato piccoli appezzamenti di terreni, cominciò a reimpiantare le viti. Senza arrendersi davanti ai primi insuccessi, continuò a produrre utilizzando tecnologie più avanzate, attrezzando una moderna cantina, ampliando l’azienda e creando una rete commerciale e distributiva in Italia e all’estero. Dal 1996, anno della sua morte, l’azienda è condotta dai figli. Oggi a Salina sono attive una decina di altre aziende – fra le quali Tasca, Fenech, Caravaglio, Famularo – che hanno impiantato nuovi vigneti, non solo di Malvasia, producendo e imbottigliando con i rispettivi marchi. La ripresa della viticoltura a Salina non costituisce solo la salvezza di un vino unico per caratteristiche organolettiche,ma altresì il recupero di un pezzo di storia di un luogo e della sua gente.

Rosario Gugliotta Fiduciario Slow Food Valdemone Tel. 335 8391030 www.slowfoodmessina.it Lista eventi