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Luigi Lo Curzio
[ Messina 1985 , ]


Luigi Lo Curzioa iniziato a suonare il basso elettrico all’età di 15 anni; dopo un anno da autodidatta comincia a studiare col M° Mafali con il quale a tutt’oggi oltre a mantenere ancora rapporti di studio, ha instaurato anche rapporti di collaborazione e di lavoro.
Affianca allo studio del basso elettrico anche lo studio del contrabbasso classico, intrapreso dapprima con lo stesso maestro, e in seguito continuato al Conservatorio A. Corelli col M° Santamaria.
In questi anni ha collaborato con numerosi gruppi messinesi esplorando il vecchio rock anni ’70, il funk e il pop, collezionando numerosi live fin dal primo approccio allo strumento, e studiando assiduamente generi più complessi quali il rock progressive, i più svariati tipi di fusion e altre follie.
Collabora costantemente con il gruppo etnico «Isola» , col quale si è esibito in piazza in diversi comuni siciliani, e attualmente alternandosi al basso con il maestro Mafali.

Canne, pietre, ferrovia e vento

Cantano la voce del vento, parlano
vibrano le canne al vento
per mano tenevo la madre di mia madre
per mano scendevamo per un sentiero
passannu pi’ petri, canni, ferrovia e ventu
si scendeva per un sentiero che portava al mare
mare dai piedi ai fianchi mare, il gioco delle onde
mare dai piedi ai fianchi mare, anche i miei pensieri
cresceva l’amore sul mio corpo, lo sentivo avanzare come onda…
come il mare.
Lei, seduta come pietra, solo l’abito volava
dal gioco delle onde, mi custodiva
e il vento tra le canne vibrava la sua voce
quell’antico canto lei lo ricordava.
Il vento ora sul mio corpo si fermava
il mio corpo cambiava per diventare mare
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La Lupa

Si muove tra le foglie
l’istinto e la passione
è forza primordiale
è fuori ogni cultura
è libero animale
è fuori dal sociale
ti vuole sulla terra
la terra è l’ancestrale.
Qui, qui in questo istante,
qui fuori dalle mura,
qui vibrazione primordiale,
qui da dentro parte e sale.
È l’animale…
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Ars culinaria

Ducentu i mmennuli nturrati, sei pedi d’accia,
pumadureddi a scocca, alivi ianchi e centu i passulina.
Menzu bicchieri d’acitu, un pugnu di muddica,
ogghiu, sali, pipi, rosmarinu, basilicu e putrusinu.
Intimo e tribale, sacro focolare, mescola i sentimenti ai sapori.
Nell’antro della strega, ricette tramandate
tra ricordi e aromi, questa è l’ars culinaria.
Tunnu ca cipuddata, crispeddi di fummaggiu,
scocci di poccu alla cocimu e ancioj a beccafico.
E ora u veru truccu, rimina la pietanza finu ca fai ’nfirrari,
chistu è u segretu ca fa la sustanza.
C’è cu vadda cu malia, cu spalma nguenti profumati,
cu metti in mustra i so biddizzi, cu i paruli li fa ducizzi.
C’è cu ncanta chi carezzi, e c’è cu pigghia pi la gula.
Magico rituale, grande maestria,
è ars culinaria, vera alchimia.
U primu nvitu delicatezza e garbo,
ciurilli di zucchina, menta, timo e maggiurana.
Sicunnu pranzu, piatti chiù ntriganti,
nzalata i puppu e cozze all’isolana.
A terza vota, si torna è già maliatu,
caponata, parmigiana, meringa di limone.
A quarta cena, focu e vampi in scena, capezzoli di venere,
cappelle di funghi, trionfo della marescialla.
E ora il dolce, crema di fichi d’india,
mustazzoli all’arancia e zagara,
sospiri di monaca e ’ffuga parrini,
cannoli alla ricotta, pignolata di Missina,
granita gelso e fragole, zuccarata e cannellina.
Turruni, latte di mandorla, gelo di melone e mandarino,
babà, rum e panna, sorbetto al gelsomino.
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Capuana

"Mamma non mi mannari all’acqua sula !
Mamma ca’ mi vola la muccatura"
Ti chiedo di cantare quegli antichi canti, ecco ti riaccendi…
Come un fuoco spento quando ritorna il vento, scorri nei ricordi
di quell’acqua al lavatoio, nel battere dei panni, il ritmo della vita
Capuana quant’acqua è passata, canto nel vento.
"Mamma non mi mannari all’acqua sula !
Mamma ca’ mi vola la muccatura"
Ecco i canti affiorano, il fuoco si riaccende
brucia e nemmeno l’acqua potrà spegnere
ma il canto come il vento ti fa tornare giovane
insieme alle altre, quando cantavi forte.
"Mamma non mi mannari all’acqua sula !
Mamma ca’ mi vola la muccatura".
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Sirene

Un giorno, alle sirene, un oracolo disse:
“siate maledette, diventerete scogli !”
Aglaofeme canto meraviglioso, Ligea voce chiara,
Imeropa canto di nostalgia, Pasinoe maliarda.
Veni, ’trasi, ’nta l’abissi di ’stu mari
Veni, vola ’nsemi a nui
Semu sireni, semu i to’ sogni
Lassa u to’ munnu, spogghiti, lassa u to’ munnu lassalu.
Senti, senti u nostru cantu ? senti, senti a nostra vuci…
Chiudi l’occhi e ’trasi, ’nta l’abissi di ’stu mari
ca’ ti portu, ti portu ’nta l’abissi
’nta la porta di lu focu
’nta la porta di li sogni
’nta la porta di lu focu.
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Lucy

Lucy Yin del tao
Lucy primigenie
Lucy Africa
Lucy madre

Lucy Iside
Lucy amnios
Lucy flusso
Lucy archè

Signora dei serpenti – seno che allatta –
Cordone che si taglia – Lucy appartenenza –
Eva
Luna
Amnios
Grembo che accoglie – grembo che tiene –
Grembo che dona – Lucy acqua –
Strega
Fata
Regina
Schiava
Grande Madre Dea – fiume di vita –
Arco di tempo – Lucy Terra –
Eva
Luna Amnios .

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