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Antonino Puglisi
[ Librizzi (ME) 15/10/1897 , Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 28/08/1942 ]


iglio di Tindaro e Maria Puglisi. Frequenta le scuole elementari prima d’essere avviato al mestiere di calzolaio. Nel 1910 si reca con la famiglia negli Usa da dove rientra alla vigilia della Grande Guerra. Caporale in un reggimento di fanteria, al fronte si mostra più volte insubordinato. Nell’immediato dopoguerra è tra gli organizzatori della sezione socialista di Librizzi, con tendenze comuniste, per la quale tiene diverse conferenze e diffonde materiale di propaganda. Accostatosi alle idee anarchiche, invia una lettera al “Libero Accordo” di Roma per chiedere ai compagni del continente sostegni finanziari e propagandisti in Sicilia. Ciò gli procura un duro rimprovero da parte di Paolo Schicchi che, sul “Vespro Sociale” del 22 aprile 1921, lo invita piuttosto a spendersi in “una propaganda assidua e modesta in mezzo ai lavoratori del posto, senza bisogno di oracoli o di propagandisti di cartello”.
Puglisi segue alla lettera le indicazioni di Schicchi, di cui diventa assiduo corrispondente, non trascurando di collegarsi con gli anarchici messinesi. Rivolge la sua propaganda specialmente ai contadini, avvalendosi della stampa anarchica, che riceve anche dai compagni d’America, e del Fra contadini di Malatesta. Tenta anche, senza successo, di fondare in provincia di Messina un periodico anarchico. Una sua lettera, sequestrata a Schicchi, porta ad una sua prima incriminazione per il sospetto “che egli fosse in possesso di armi e munizioni sebbene poi non si fossero rinvenute”. Con i contadini di Librizzi e dei paesi vicini organizza varie manifestazioni per l’occupazione dei feudi.
eramente eroica è la lotta che conduce contro le squadracce fasciste, armate dai latifondisti. Nell’autunno del 1921, una di esse, proveniente da Raccuia, dà l’assalto a Librizzi ma ne viene prontamente respinta. Poco dopo, una spedizione punitiva congiunta dei fascisti di Patti, San Piero Patti e Raccuia subisce la stessa legge del “santu marruggio” (santo manganello), imposta dai contadini guidati da P. Interviene allora l’autorità di polizia che nell’aprile 1922, tesogli un agguato e rinvenutagli addosso una pistola, lo fa condannare a 4 mesi di carcere. Il 6 aprile 1923, avendo saputo di una nuova spedizione di fascisti messinesi su San Piero Patti, decide di fermare i camions pieni di militi, fingersi anch’egli fascista e, all’arrivo in paese, chiamare la popolazione a una pronta riscossa.
l piano, che porta alla sollevazione di San Piero Patti, gli costa un duro pestaggio al quale si oppone accoltellando un fascista. “Lasciato per morto”, rimane latitante fino al 24 giugno 1924, quando è arrestato alla stazione ferroviaria di Messina. Subisce una condanna a 7 mesi e 10 giorni di carcere per mancato omicidio. Stabilitosi a Messina, vi continua a svolgere attiva propaganda anarchica. Arrestato il 23 novembre 1926 con altri 18 antifascisti di spicco, tra cui Umberto Fiore e Francesco Lo Sardo, viene assegnato per 5 anni al confino prima di Favignana poi di Lipari. Il 9 dicembre 1927 è arrestato a Lipari per oltraggio e contravvenzione agli obblighi del confino. Diagnosticatagli in carcere una forma di alienazione mentale, viene internato nel manicomio criminale di Barcellona P.G.
Dimesso il 25 agosto 1929, la prefettura di Messina ne dispone il ricovero 4 mesi dopo all’ospedale psichiatrico “Mandalari”, giustificando tale atto con la cronicità della malattia. Sarà trattenuto in quell’ospedale e nuovamente nel manicomio criminale di Barcellona P.G. fino alla morte «nella pienezza della sua ragione».

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