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Pietro Gori
[ Messina 14/08/1865 , Portoferraio 08/01/1911 ]


Pietro Goriavvocato, intellettuale e poeta anarchico.
La famiglia è originaria dell’Isola d’Elba, il padre Francesco è ufficiale di stato maggiore dell’esercito regio , la madre Giulia Lusoni è originaria di Rosignano Marittimo.
Nel 1878 si trasfersce con la famiglia a Livorno dove compie gli studi classici e, giovanissimo, aderisce a una «Associazione Monarchica» da cui viene espulso per indegnità e inizia a collaborare con "La Riforma", un periodico romano moderato.
Arriva a Pisa alla metà degli anni Ottanta e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza.
Nell’ambiente universitario pisano, entra in contatto con il mondo anarchico diventando ben presto una delle figure più influenti. Come segretario dell’Associazione Studentesca organizza, nel 1888, una commemorazione di Giordano Bruno.
Nel 1889 consegue la laurea in giurisprudenza discutendo una tesi di sociologia criminale dal titolo «La miseria e il delitto ». Nel maggio dello stesso anno da alle stampe il suo primo opuscolo anarchico dal titolo «Pensieri Ribelli».
Il 13 maggio 1890 viene arrestato, processato e condannato ad un anno di reclusione per avere organizzato la manifestazione e lo sciopero del primo maggio a Livorno.
Nel 1891, a Capolago, aderisce con altri esponenti dell’anarchismo italiano al congresso di costituzione del «Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario». Partecipa a Milano, come rappresentante della «Federazione cappellai del lago Maggiore» al congresso del Partito Operaio Italiano.
Sempre nel ’91 collabora anche al «Sempre avanti!…» di Livorno, a «Il Grido dell’operaio» di La Spezia e a «La Plebe» di Firenze. Parallelamente alla sua attività di agitatore coltiva la passione per lo studio traducendo per la Biblioteca popolare socialista di Flaminio Fantuzzi «Il Manifesto del partito comunista» di K. Marx e F. Engels.
i trasferisce a Milano dove lavora nello studio di Filippo Turati e fonda il giornale l’«Amico del popolo» i cui 27 numeri usciti vengono tutti sequestrati dalle autorità.
Pubblica le sue prime opere poetiche «Alla conquista dell’Avvenire» e «Prigioni e Battaglie»: l'intera tiratura, circa 9.000 copie, andò esaurita in un breve tempo.
Il 14 agosto del 1892 è a Genova al «congresso nazionale delle organizzazioni operaie e socialiste», ed è tra i più strenui oppositori della maggioranza riformista che da vita al Partito dei Lavoratori Italiani che si trasforma in seguito nel Partito Socialista Italiano.
Nel 1893 fonda la rivista «La Lotta Sociale», ben presto costretta a sospendere le pubblicazioni per i continui sequestri.
Dopo l’attentato da parte di Sante Caserio contro il presidente della repubblica francese Sadi Carnot, viene accusato dalla stampa borghese di essere l’ispiratore.
In conseguenza di ciò, nel 1894, dopo l'approvazione voluta dal governo Crispi di tre liberticide leggi anti-anarchiche e per sfuggire ad una condanna a cinque anni, è costretto ad espatriare clandestinamente.
Nel gennaio del 1895, a Lugano, è arrestato con altri diciassette esuli politici italiani e dopo due settimane di prigione viene espulso ed accompagnato alla frontiera con la Germania. Nell’occasione scrive la famosa canzone «Addio Lugano Bella».
Dalla Germania, passa per il Belgio e giunge a Londra dove incontra i principali esponenti dell’anarchismo internazionale da Kropotkin, a Louise Michel, da Carlo Malato a Sebastian Faure oltre naturalmente al solito Enrico Malatesta.
el 1895 si trasfesce negli Stati Uniti d’America per un viaggio di propaganda, dove in un anno circa, viaggiando in tutto il paese tenne oltre 400 conferenze.
Qui collabora al periodico di Patterson (New Jersey) «La Questione Sociale».
L’anno seguente è colpito da una grave malattia e viene ricoverato al National Hospital di Londra, dove è assistito da Loiuse Michel.
Per l'interessamento dei compagni e dei parlamentari Bovio e Imbriani, il governo italiano gli concede di rientrare in Italia ma lo obbliga, almeno inizialmente, a risiedere all’isola d’Elba.
A dicembre dello stesso anno si trasferisce a Rosignano Marittimo presso la famiglia.
Riprende i contatti con il movimento anarchico e continua l'attività di avvocato.
Nel 1898 difende, davanti alla Corte d’Assise di Casale, i compagni protagonisti delle rivolte di Carrara ed ad Ancona i compagni, fra cui il Malatesta, della redazione dell’«Agitazione».
Collabora a diversi periodici anarchici fra cui l’«Agitazione» di Ancona.
A causa delle agitazioni e delle successive azioni repressive del governo è costretto ancora una volta ad emigrare. A Marsiglia si imbarca per il sud America, mentre le autorità italiane lo condannano a 12 anni di carcere.
In sud America si fa conoscere oltre che la sua attività politica anche per le sue qualità di studioso.
A Buenos Aires fonda la rivista scientifica «Criminalogia Moderna» che avrà decine di collaboratori in tutto il mondo.
Nel 1902 rientra in Italia sia per motivi familiari che di salute, agevolato da un’amnistia.
Nel 1903, con Luigi Fabbri, fonda a Roma la rivista «Il Pensiero».
Il 27 novembre dello stesso anno muore a Rosignano Marittimo la madre.
el 1904 intraprende un viaggio in Egitto e in Palestina di cui fornisce una relazione in una brillante conferenza tenuta all’Associazione della Stampa in Roma.
Continua poi a tenere conferenze di propaganda e a seguire la propria professione di avvocato, difendendo molti compagni nei numerosi processi penali.
Partecipa al Congresso sindacalista di Bologna organizzato da O. Dinale tenendo una relazione sul tema dei rapporti fra sindacato e partiti politici.
Partecipa alle agitazioni che si verificarono all’Isola d’Elba per la morte di tre operai ed il ferimento di molti altri per lo scoppio di un altoforno.
Nel 1909 a Portoferraio tiene la sua ultima conferenza in commemorazione di Francisco Ferrer.
Muore a soli 47 anni a Portoferraio, circondato dalla sorella Bice e dall’operaio anarchico Pietro Castiglioli lasciando un'ampia produzione letteraria che spazia dal saggio politico al teatro, dalla criminologia alla poesia oltre alle arringhe e alle conferenze.


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