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Utopia Liberale

«Quello che ci manca è un'Utopia liberale, un programma che non sembri né una difesa dello status quo né un tipo diluito di socialismo, ma un vero radicalismo liberale [...] che non si limita a quello che oggi appare politicamente possibile».
Hayek

l tentativo di concepire, o immaginare, un ordine della società umana migliore del caos distruttivo e crudele in cui l'umanità ha vissuto fin qui, non è cosa affatto moderna: è per lo meno vecchio quanto Platone, la cui «Repubblica » stabilì il modello per le utopie dei filosofi successivi. Chiunque contempli il mondo alla luce di un ideale (sia che egli persegua le cose dell'intelletto o dell'arte o dell'amore, o la semplice felicità, o tutte queste insieme) deve sentirsi profondamente rattristato dai mali che gli uomini lasciano sussistere senza necessità; e ove egli sia dotato di forza e di energia 'vitale, sentirà il desiderio impellente di condurre gli uomini al raggiungimento di quel bene che ispira la sua propria visione creativa. Questo desiderio è stato appunto la forza originaria che ha mosso i pionieri del Socialismo e dell'Anarchismo, come ha mosso nel passato gli inventori di repubbliche ideali. In questo non c'è niente di nuovo.
Il nuovo, nel Socialismo e nell'Anarchismo, è quello stretto rapporto dell'ideale alle sofferenze attuali degli uomini, che ha reso possibile lo sviluppo di poderosi movimenti politici, ispirati alle speranze di pensatori solitari. Questo da importanza al Socialismo e all'Anarchismo; e questo, anche, li rende pericolosi per chi, consciamente o inconsciamente, trae vantaggio dai mali dell'ordine presente della nostra società.
a grande maggioranza degli uomini e delle donne, in tempi ordinari, trascorrono tutta la loro vita senza mai contemplare o criticare, nell'insieme, né le loro proprie condizioni, né quelle del mondo in generale. Si vengono a trovare, fin dalla nascita, in una certa posizione nella società, e accettano quello che viene con ogni giornata, senza fare alcuno sforzo di pensiero di là da ciò che il presente immediato richiede. Istintivamente, quasi come gli animali ,dei campi, cercano la soddisfazione dei bisogni del momento, senza pensare troppo più in là, e senza considerare che, con uno sforzo adeguato, tutte le condizioni della loro vita potrebbero venir cambiate.
Una certa parte di loro, guidata dall'ambizione personale, compie quello sforzo di pensiero e di volontà che è necessario per andarsi a mettere fra i componenti più fortunati della comunità; ma assai pochi fra questi si preoccupano seriamente di assicurare a tutti quei vantaggi che essi cercano per sé.
Solo pochi uomini, rari ed eccezionali, hanno quella specie di amore per l'umanità in generale che rende incapaci a sopportare con pazienza il male e la sofferenza globale di tutti, indipendentemente da qualunque rapporto che essi possano avere con la propria vita individuale. Questi pochi, mossi dalla solidarietà con gli altri nel loro dolore, cercheranno, prima nei pensieri e poi nell'azione, qualche via di salvezza, qualche nuovo sistema della società mediante il quale la vita possa diventare più ricca, più piena di gioia, e meno piena di mali non necessari, di quanto oggi non sia.
el passato, però, tali uomini non sono riusciti per lo più a suscitare l'interesse delle stesse vittime di quelle ingiustizie cui volevano porre rimedio. I settori più sfortunati della popolazione sono stati quasi sempre ignoranti ed apatici, per l'eccesso stesso del lavoro e della fatica; timorosi, per il pericolo sempre imminente di una punizione immediata da parte di chi aveva il potere; e moralmente indegni di fiducia perché avevano perso, nella loro degradazione, il rispetto di sé.
Determinare in tale classe di persone un qualunque sforzo consapevole e deliberato verso un miglioramento generale avrebbe potuto sembrare un compito disperato; infatti, nel passato, tale si è dimostrato generalmente. Ma il mondo moderno, col diffondersi dell'educazione e l'innalzarsi del tenore di vita fra i salariati, ha prodotto nuove condizioni, più favorevoli di quelle che si siano mai avute prima, per una ricostruzione radicale. Soprattutto i socialisti, e in proporzione minore gli anarchici (principalmente come ispiratori del Sindacalismo), sono diventati gli esponenti di tale istanza.
La cosa forse più notevole, per ciò che riguarda sia il Socialismo sia l'Anarchismo, è che un diffuso movimento popolare abbia fatto propri gli ideali di un mondo migliore. Questi ideali sono stati elaborati, dapprima, da scrittori solitari che hanno pubblicato dei libri; e tuttavia, dei settori potenti delle classi salariate li hanno accettati a loro guida nelle faccende pratiche del mondo.
er ciò che riguarda il Socialismo, questo è evidente; ma, riguardo all'Anarchismo, è vero solo entro certi limiti. L'Anarchismo come tale non è mai stato una fede molto diffusa; ha raggiunto qualche popolarità solo nella forma modificata del Sindacalismo. A differenza del Socialismo e dell'Anarchismo, il Sindacalismo è anzitutto il prodotto, non di un'idea, ma di un'organizzazione: il fatto dell'organizzazione delle associazioni di lavoro venne prima, e le idee del Sindacalismo furono quelle che parvero più adatte a tale organizzazione, nell'opinione delle associazioni di lavoro francesi più avanzate.
Ma le idee, per lo più, derivano dall'Anarchismo, e gli uomini che riuscirono a farle accettare furono, per la maggior parte, degli anarchici. Così, possiamo considerare il Sindacalismo e l'Anarchismo di piazza come opposti a quell'Anarchismo di individui isolati che aveva vissuto una vita precaria in tutti i decenni precedenti. Se accettiamo questo punto di vista, troveremo nell’Anarchismo-Sindacalismo quella stessa combinazione di ideale e di organizzazione che troviamo nei partiti politici socialisti.

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