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Riparo della La Sperlinga (Mesolitica 8.000-6.000 a.c)

Riparo della Sperlingaa Sperlinga è una balza rocciosa di natura calcarea con i vertigionosi strapiombi che superano i 600 m. sul livello del mare. Nelle sue rupi esistono tre ripari sotto roccia ove gli uomini dell'età della pietra vivevano e lottavano contro le intemperie della natura.
La prima segnalazione alla Soprintendenza fu fatta dall'Ispettore onorario di Milazzo Domenico Ryolo di Maria nel Giugno 1942. Il soprintendente Luigi Bernabò Brea fece subito una sopraluogo, che dimostrò l’importante interesse archeologico del sito, ma dovette attendere il maggio del 1951, visto gli eventi bellici, prima di iniziare gli scavi archeologici.
Riparo della Sperlingaer lo scavo fu prescelto il terzo riparo, lungo circa metri 16 e largo 5,50 metri, perché più ampio, più riparato dalla pioggia e più esposto al sole, quindi quello che offriva maggiori vantaggi per insediamento umano.
Furono individuati quattro strati tre livelli antropici e un livello sterile (il più basso).Ogni strato presentava più tagli orizzontali e quasi tutti si ispessivano avvicinandosi alla parete di fondo.

  • Strato I ceramica simile agli orizzonti siciliani di Serraferlicchio, di S. Ippolito, della Chiusazza e di piano Quartara a Lipari.
  • Strato II ceramica delle Fasi finali della cultura di Diana , insieme a selci e ossidiane, rifiuti di pasto, frammenti più recenti degli orizzonti siciliani di Piano Conte e Serraferlicchio, ma anche frammenti più antichi del tipo ceramica figulina e di Stentinello. Vennero fuori anche dei frammenti di cranio e due chiazze carboniose che definivano due focolari.
  • Strato III , privo di ceramica ma con abbondante industria litica del tipo raschiatoi punte a dorso, bulini, geometrici vari.
  • Strato IV era quello sterile .

e acquisizioni non furono pubblicate, anche se Brea nel 1958 diede alcune notizie preliminari nel libro «La Sicilia prima dei Greci». Solo nel 1971 il spovaindendente incaricò Madalein Cavalier e Italo Biddittu di riesaminare i reperti , i giornali di scavo e la documentazione grafica . I risultati furono pubblicati sul «Bollettino di paleontologia italiana, Nuova Serie XXII, vol. 80, 1971- Roma ».

« Il riparo della Sperlinga presenta testimonianze di frequentazione umana attraverso un lunghissimo periodo. Queste testimonianze, peraltro, sono alquanto frammentarie e discontinue e tutto sommato rappresentate da un materiale piuttosto scarso anche per i livelli più ricchi. Ciò fa pensare piuttosto che ad una abitazione stabile nella grotta, ad una frequentazione stagionale, per battute di caccia tribale nei fitti boschi che nell’antichità dovevano rivestire i Peloritani ed i Nebrodi e di cui i boschi di Caronia e di S. Fratello sono gli ultimi residui. Il riparo è d’altronde ad una quota notevolmente elevata sul livello del mare ( tra i 600 ed i 700 metri) con una esposizione non del tutto favorevole e quindi doveva prestarsi male per la rigidità del clima, ad un soggiorno invernale. E’ probabile che esso fosse frequentato nei mesi estivi da gente che risiedeva stabilmente più vicino alla costa».
La Madalein Cavalier

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