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I primi insediamenti umani

Corsi d'acquaprimi insediamenti umani, almeno secondo ciò che le ricerce archeologiche hanno accertato sino ad ora, ma non è detto che non si scoprano altre prove che arretrino ulteriormente la datazione, sono stati individuati nell'area della città capoluogo, nella grotta di San Teodoro e nella grotta di Sperlinga.
Le fluttuazioni delle popolazioni hanno lasciato tracce risalenti al Paleolitico superiore (da 30.000 a 20.000 anni a.C.) e al Mesolitico (da 20.000 a 6.000 anni a.C.). Nella grotta detta rifugio della Sperlinga, a 5 km da Novara di Sicilia, e nella grotta di San Teodoro, vicino ad Acquedolci, sul versante tirrenico, sono riscontrabili tracce di arte rupestre.
a grotta di San Teodoro si è peraltro rivelata importante deposito lacustre del Quaternario, con resti fossili datati 200.000 anni fa e rappresentanti in prevalenza ippopotami.
Ricerche archeologiche condotte negli anni sessanta, sul versante tirrenico dei colli Peloritani, hanno permesso di localizzare numerosi insediamenti preistorici che hanno consentito di documentare la presenza dell’uomo in quel territorio a partire dall’età eneolitica.
Questi ritrovamenti sono importanti perché hanno consentito di puntualizzare i rapporti che gli antichi abitatori dei Peloritani mantenevano con le stazioni preistoriche eoliane, alle quali erano legati da scambi commerciali; ciò è dimostrato dal ritrovamento di nuclei ed utensili di ossidiana, materia prima che andava a sostituire gli utensili di selce più antichi.
L’uomo che abitava i Peloritani conduceva un tipo di vita nomade e pastorale come è provato dal tipo di capanne ritrovate con la presenza di frammenti di orci a bocca larga, colatoi, raschiatoi ed altro.
Alcuni frammenti di ceramica rinvenuta presentano delle incisioni o decorazioni che permettono un confronto con la ceramica coeva e, quindi, precisi riscontri cronologici anche con le stazioni preistoriche presenti a Messina e nel resto dell’Isola.
Le tombe, nella maggior parte dei casi, erano di tipo a «fornicello», ovvero a grotticelle artificiali scavate nella tenera roccia tufica, esposte ad occidente e coperte da uno sportello dello stesso materiale. A tal proposito, si ricordano le tombe preistoriche della parete Ovest del colle Motta di Rometta e quelle del colle Immacolata a Monforte S. Giorgio. Queste ultime si presentano molto rimaneggiate per i successivi utilizzi. Sono state riscontrate, nella zona peloritana, anche tombe ad incinerazione con la conservazione dei resti in piccole anfore che venivano poi interrate. Tipico esempio di questo secondo tipo di tombe è la necropoli scoperta a Milazzo e ricostruita nel Museo Eoliano di Lipari.
Appartiene all’Età eneolitica l’insediamento individuato sul colle Motta a Rometta oggetto di una campagna di scavi condotta nel 1964. Il materiale ceramico rinvenuto presenta analogie con quello di Piano Conte, al neolitico stettinelliano ed al milanese. Lungo la parte ovest dello stesso colle, come già detto, sono ubicate le tombe a grotticella artificiale con camerette ovoidali.
Allo stesso periodo (XIII sec.a.C.) appartiene la necropoli preistorica a grotticella di Monforte S. Giorgio, ubicata alle pendici del colle Immacolata. La necropoli monfortese, oggi molto rimaneggiata, secondo una stima doveva raggiungere le cento unità. Nella zona è stata rinvenuta ceramica acroma e qualche scheggia di ossidiana. Nello stesso territorio di Monforte sono state rinvenute tracce di un villaggio preistorico in contrada Pìstarino. Si tratta di un villaggio a carattere pastorale le cui capanne erano costruite su un fondo di argilla. Il materiale raccolto riveste notevole importanza perché presenta della ceramica decorata a denti di lupo che si differenzia dalla coeva ceramica eoliana e potrebbe far pensare ad una «facies peloritana». Altri frammenti di ossidiana a selce sono stati ritrovati nel territorio circostante.
Nella stessa cintura dei Peloritani, nel territorio di S. Pier Niceto, in contrada «Ula Margiotta», è stato localizzato un altro insediamento preistorico ed il materiale ritrovato presenta le stesse caratteristiche di quello di contrada Pistarina.
Alla stessa età o ad un periodo di poco successivo può essere datata la necropoli a grotticella del colle Grassorella nel territorio di Rodi Milici. Una di queste tombe ha restituito un corredo di vasi ed un attingitoio con ansa biforcuta. Anche sul poco distante monte Ciappa è stato localizzato un insediamento con reperti ceramici ed anse equine.
Più interessanti sono gli insediamenti ritrovati negli ultimi decenni nell’area del milazzese. Al periodo Neolitico appartengono gli insediamenti rinvenuti nell’area del Castello e nelle contrade Scaccia e Badessa. Assume una importanza maggiore la necropoli di Sottocastello caratterizzata da sepolture ad enchitrismos in pytoi, oggi ricostruita nel museo di Lipari. In Piazza Roma sono state ritrovate delle urne cinerarie appartenenti ad una necropoli preellenica databile all’VIII sec. a.C.
Nell’estremo limite dei Capo di Milazzo, a Punta Messinese, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica ad impasto di colore bruno-rossiccia frammisti a schegge di ossidiana e quarzite.
Interessanti alcuni nuclei di ossidiana da cui erano stati tratti lamine ed un frammento di ceramica decorato a losanghe puntinate al centro.
Nel 1987 è stato effettuato un importante ritrovamento risalente al neolitico, che interessa un’area molto vasta, localizzato nelle balze dei Peloritani che portano a Monte Ciccia. Si tratta di un villaggio preistorico di grande dimensione .
Nel centro urbano di Messina molte delle testimonianze archeologiche del più remoto passato sono state purtroppo cancellate da disastrosi eventi sismici e da incongrue sovrapposizioni edilizie.
Ci sono tuttavia distinte tracce a sostenere quanto riferiscono le fonti storiche sull’antichissima origine della città.
Durante i lavori della ricostruzione postbellica e successivamente tra la seconda metà degli anni Sessanta e alla fine degli anni Ottanta, sono emersi resti di villaggi neolitici ed eneolitici, il che «racconta» come quegli esseri viventi organizzati in gruppi di cacciatori, attraverso le generazioni abbiano sentito la necessità di un nuovo tipo di stanziamento stabile, operando una scelta funzionale dei siti.
Interessanti ritrovamenti si sono avuti nel luglio del 1967, durante i lavori di sbancamento a Poggio Paradiso, con la scoperta di alcune tombe è il recupero di un «pathos», grande anfora in terracotta che veniva utilizzata per le sepolture ad inumazione.
Reperti di ceramica protostorica e frammenti ad impasto , riferibili alla media età del bronzo (XVI - XII sec. a.C.) sono stati ritrovati:

  • dicembre del 1967, Hotel Royal, l' is. 172 di via XXVII luglio;
  • aprile del 1968, is. 283 in via Garibaldi ;
  • 1973, in contrada Ciaramita, parte alta del torrente Annunziata;
  • settembre 1975, complesso Belvedere, zona ovest di Gravitelli, 1975.

La scoperta più sorprendente è del gennaio del 1982. All’interno della zona di proprietà del comunale posta sul lato destro del viale Boccetta, nell'area dell’is. 373 e antistante a Sud la chiesa di S. Francesco all’Immacolata, lo sbancamento di terreno per le fondamenta del progettato Palazzo della Cultura ha messo casualmente in luce una necropoli romana di età imperiale, con circa 200 tombe.
Successivamente, nel 1992, sorvegliando gli scavi per la costruzione del complesso edilizio del gruppo Berlusconi «Il Mito», sono stati ritrovati degli «IDOLI PREISTORICI».

Dalle selci lavorate, alle ceramiche, ai metalli, ogni reperto è la testimonianza del cammino dell'uomo in riva allo Stretto.

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