Home
Notiziario
ChiVuol'esserLettoSia
Nel tempo
Personaggi
Photogallery
Rimestanze
RSS

domenica 4 dicembre

STATISTICHE

Visitatori : 3875246

Pagine visitate : 104507821

Utenti connessi : 38

Il piacere di leggerli

Iscriviti alla
Mailing list
Email:

Lista eventi

Vann'Antò
[ Ragusa 24/08/1891 , Messina 25/05/1960 ]


vanto ann'Antò è il nome con cui si firmò regolarmente Giacomo Giovanni Antonio. Professore di Letteratura delle tradizioni popolari all'Università di Messina, è stato con Ignazio Buttitta il massimo esponente della poesia siciliana del Novecento. Studioso di dialetti e di folclore siciliano (si ricorderanno almeno due sue opere: Il dialetto del mio paese e Indovinelli popolari siciliani), prese parte alla Prima guerra mondiale, sulla quale lasciò un libro di memorie.
Dal 1919 si dedicò all'insegnamento, prima nelle scuole medie superiori, poi come docente di Storia delle tradizioni popolari presso l'Università di Messina.
Nel 1915 è stato cofondatore con il ragusano Luciano Nicastro e il messinese Guglielmo Jannelli della rivista «La Balza» quindicinale, edito a Messina, organo ufficiale del Futurismo italiano
È diventato un'autorità non solo per le sue opere originali, ma anche per le traduzioni di alcuni autori, soprattutto dei decadentisti francesi. A questo proposito, nel 1955, Vann'Antò e Pier Paolo Pasolini furono protagonisti di un'interessante confronto sulla natura della poesia dell'autore ragusano. Pasolini sosteneva che le sue composizioni fossero ispirate al decadentismo di Stéphane Mallarmé e Paul Éluard. Vann'Antò non era d'accordo e in sua difesa chiamò come esperto Leonardo Sciascia, che così commentò in una lettera privata:

 «Quel che c'è di astratto e sublime nella sua poesia, nasce da una penetrazione in certi strati dell'anima e della cultura popolare siciliana, dove l'astratto e il sublime naturalmente germina.»
 

  • Fante alto da terra, Messina 1932 (poesie in lingua connessa alla sua esperienza militare).
  • La Madonna nera Messina 1955.

Tre sono i volumi in dialetto:

  • Voluntas tua, Roma 1926;
  • U vascidduzzu, Messina 1956;
  • 'A pici, Ragusa 1958; da cui si citano gli ultimi due testi.

Fatta eccezione per i versi tratti dal poemetto Mmiernu e primavera tradotti da P.P. Pasolini, le altre poesie sono volte in italiano dall'autore.

Scrisse inoltre alcuni saggi sulla Letteratura delle tradizioni popolari, tra cui:

  • Il dialetto del mio paese (1945)
  • Indovinelli popolari siciliani (1954)
  • Gioco e fantasia (1956).

Infine curò l'edizione de La Baronessa di Carini (1958, da una storia del Cinquecento).

A. Romano- S Pugliatti- Vann Antò.gif
Romano-Pugliatti-Vann'Antò

 


LA STAGIONE DEI FRUTTI

La primavera, fiori :
ma per i signori.
All'estate lode,
che anche il povero gode:
non più solo pane
a scacciare la fame,
la sua carne ha e il sino dolce.

Oh le belle albicocche
d'oro (ma benedetto!),
e i morbidi fichi ecco
traboccanti di miele,
le susine velate
di zucchero al mattino,
rugiadose; le pere
di bosco e di giardino
che n'hai sempre a piacere
da mangiare per pane,
ora asprette, or soavi
pur come burro fino;
e oh saporosa polpa
sciolta già appena in bocca,
dolcezza vivida e fresca
della profumata pesca!
poi l'opulento cocomero
— taglia e fetta eh'è rosso! -
carne e sangue giocondo;
carne e sangue felice
la bellissima uva
(ogni gioia matura),
che tra i pampini ride
vecchi e giovani invita

ricchi e poveri... Tutti
ristoro hanno dei frutti :
chi è sano e chi è malato
redenti dal peccato,

poi che nei frutti, oh amore
di Dio! lo stesso Sole
volle per sollevarne
transustanziarsi in carne.

Riacquistato sapore
della vita: il sudore
dell'antica condanna
torna angelica manna.
___________________________________________________________________

CALDA ESTATE

Bruci calda estate i pensieri
semplifichi i desideri
come i vestiti che il corpo sopporta leggeri.

Un soffio di vento basta,
esaudita preghiera :
al malato la prima
carezza giuliva
della sospirata salute;
o un buon sorso d'acqua
preziósa umile e casta
nel secchio argenteo di latta
ove mi rispecchio bambino,
dall'imo
pozzo su risalito
lagrimando e ridendo:
ha fame e gli danno
frutta e pane,
contento lo fanno;
ricolma ogni voglia
se addenta la polpa
(vi affonda la bocca)
d'una fetta d'anguria,
carne senza peccato

voluttà senza paura...

Tornato
eccomi in paradiso terrestre
innocente, o Dio,
di facili desideri
come i vestiti che il corpo sopporta leggeri.
___________________________________________________________________

IL VIANDANTE

Nel bianco squallore
di polvere e sole
dello stradale : fra i campi
di stoppie bruciate
nell'afa di luglio
senz'ombra d'alberi o nubi:

al viandante assetato
stanco e ormai senza meta,
vacilla ubriaco
dal caldo che spacca la pietra,
oh il refrigerio improvviso
che il cuore gioconda,
lontano se appare
freschissimo riso
di sole nell'onda
la vista del mare!
___________________________________________________________________

IL SOLDATINO CONTENTO

Batte sul mio cammino
della giornata faticosa
il gole di fuoco. Sùscita
in superbi pensieri
lampi
d'armi contro il nemico:
resta l'anima oscura,
l'antico arido male:
la vittoria sarà uno stordimento,
la stanchezza finale.

Ma il soldatino contento
marcia combatte e spera
cantando alla sua bella...

Sei la tenera luce del mattino,
gioia dei poveri fiorellini ch'osano
ai margini della via polverosa
vivere umili e felici.
___________________________________________________________________

Contadini al mare

Riposando la campagna
finita le trebbiatura,
anche i contadini vanno
a rallegrarsi del mare :
voglion lor gioia pura.
Ma non sanno nuotare.

Provano, muovon le braccia
come con la falce alla mano
tra il grano : ma è inutile,
non si lascia afferrare (o
si confono) l'onda,
sfugge... (pazienti ridono).

Pur che rinfreschin la carne
bruciata: nudi in mutande,
e in camicia da notte goffe
pur felici e gioconde
le donne, si lavano: basta,
il gran mare è una vasca.

Stan vicini alla spiaggia
dove non arrivi l'acqua
alla pancia: Bisogna, vedi,
bisogna toccare il fondo
sentir la terra coi piedi
o traballi e fai capitombolo.

(Fosse il bel capitombolo, gaia-
mente come sull'aia,
quando le spigolatrici
furiosamente felici
ricoperto di paglia
ti cercano ti graffiano!...)

O, talvolta, si mettono
in cerchio, fanno il girotondo,
si spruzzano si gettano
acqua a risate in faccia,
sparnazzano contenti :
bambinoni innocenti

entro un libero sogno.
Finche duri l'incanto
del ciel vuoto sereno,
il riposo del giorno
senz'ombra, e non hanno
che li turbi pensiero...

Poi a un tratto si fanno
gravi : e a lavarsi tornano
umilmente, ridicoli...
perché si vergognano
di trovarsi felici
senza lavorare.

Perché i contadini quando
cantano, è affinchè si rinfranchino,
per far meglio lavoro:
non è gioia per loro
dello stesso sole,
che se illumini il fiore.

Ed il fiore, quello
che promette frutto
godon, lodano bello :
meglio il fiore occulto
delle spighe e dell'uva,
pane e vino matura.

Pane e vino, pace
viva della casa:
ride il santo amore
della moglie e i figliuoli,
i bei forti figliuoli
della Patria e di Dio!

E il sol stanco caduto,
uno sterminato è il mare
aureo campo mietuto,
dalle stremate braccia
cade a terra la falce:
via dunque a riposare.

Il sonno quanto giova!
le forze ti ristora :
or sei vecchio sfinito,
doman la santa aurora
ti sveglia fresco e giovane
al lavoro infinito.
___________________________________________________________________

CAMPAGNA SENZ'ALBERI

Rassegnazione
del riposo estivo,
la mia noia serena:

mietute le spighe
il giorno è di squallidi
raggi di paglia
nella campagna senz'alberi;

a un'ombra di nuvola
smunta il vitello
s'affida e addormenta.

Finche muti il tempo :
stasera
l'ultima
al grido del piviere
s'annunzia il vento d'autunno
che scioglie le braccia
dell'agricoltore...

0 lavoro, o gioia!
mano alla zappa :
l'acqua, Signore,
l'acqua
l'acqua viva!

Sarà ancora d'erbe
raggiante
il nostro sole terrestre.
___________________________________________________________________



Pagina 3 di 7___________________<< 1 2 3 4 5 6 7 >>

Lista eventi