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Jolanda Insana
[ Messina 1937 , ]


Jolanda InsanaSi è laureata nella città natale con una tesi di filologia greca sui frammenti della Conocchia di Erinna e ha insegnato all’Università e nei licei.
Dal 1968 vive e lavora a Roma. Si occupa di critica letteraria e traduce soprattutto poeti greci e latini, pubblicando in riviste e antologie testi di Alceo, Anacreonte, Ipponatte, Euripide, Callimaco, Lucrezio, Marziale.
Ha tradotto Poesie di Saffo, Estro 1985, Carmina Priapea, SE 1991, De Amore di Andrea Cappellano, SE 1992 e per il teatro La Casina di Plauto e Le Fenicie di Euripide.
Ha curato la versione poetica de La passione di Cleopatra di Ahmad Shawqi (Ubulibri, 1989) e Per diritto di memoria di Aleksandr Tvardowskij (Acquario, 1989).
Nel 2002 con «La stortura», ha vinto il Premio Viareggio Rèpaci.
Nel 2005 «La tagliola del disamore» il Premio letterario Metauro - Urbania (Pesaro).
Ha pubblicato:

  • Sciarra amara, Guanda 1977;
  • Fendenti fonici, Guanda-Società di Poesia 1982;
  • Il collettame, Società di poesia, 1985;
  • La clausura, Crocetti 1987;
  • Medicina carnale, Mondadori 1994;
  • L’occhio dormiente, Marsilio 1997.
  • La stortura, Garzanti 2002;
  • La tagliola del disamore, Garzanti 2005.

non c'è altra parola che la semplice parola
ma s'infinse di non sentire
e mi lasciò con le braccia aperte
credendosi il padrone che s'abbuffa di libertà
e sputa servi incatenati

sono qui e non sono ammutolita e sciacquo il tempo
per acquistare tempo
commisurando le proposte stagionali
all'incanto sottile delle sete
___________________________________________________________________

Spacca la melagrana... a A.S.

spacca la melagrana
e scarta la scorza che allappa
tinge di nero le dita
e smorza i bottoni delle papille

schiaccia e succhia la frescura rubina

i grani della vita
sono di grana fina
e se ne apprezza il sapore
con forte dentatura

rinegozia l'esistenza
e restituisci al corpo il suo sudore
il suo ardore

non lasciare
che a fare da mantice al fuoco
resti sola e senza fiato
poi che opprime il costato

corri all'arca del mare
a scovare la ricchezza del corpo desviato
e placare il rimorso della siccità
nell'onda che s'azzuffa e si bacia e t'inonda
schiumando di fierezza
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Solo con il pensiero...
a mia madre Maria Cannistrà


solo con il pensiero potrebbe disporre lenticchie
nel piatto con l'acqua
e riporle nel chiuso dell'armadio
perché germoglino senza verde
e sarò io per il giovedì santo di questa Pasqua
a fare sepolcro di esili pallidi steli
e apparecchiare il suo altare
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Molestie

esca viva tutti i giorni nella rinascimentale
finestra della visione dietro le reliquie del male
dentro gli umori crudi del sassofrasso
vivendo il bisogno animale del quotidiano
refrigerio del cuore
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Insana

assetata ancora è la voce di parlare
quando sfinita per l'arsura la gola non lascia
passare manco l'acqua
e quanto più si sloga la caviglia
sui gradini malfermi
così tanta è la voglia di salire
che si vuole e mai disvuole
e però non c'è più corda per intrecciare scale.
___________________________________________________________________

sono io l'abitatore del sogno

sono io l'abitatore del sogno
felice d'abitarlo con il sognatore
che fa coppa delle mani per raccogliere
dalle piegate cime acqua a gocce
e fino al punto di risveglio vive sperando
di riceverne molte in premio
nell'aria oscura scendendo alle radici

come sistemarlo in vita
questo non e' un ingombro e vacilla
quando fa la fila davanti agli sportelli e ha freddo
e suda
e scende dalle gambe e a perturbato infiammamento
schizza via che e' un incanto
nel canto più sicuro
questo corpo incauto e previdente
che ama l'alta temperatura e gela
male patendo il male uso

ho conosciuto il caid del villaggio
e l'ansito che batte da fuori verso dentro
nella crivellatura del miglio
e il sapore del fico catalano
schiacciato dentro il pane
ascoltando la voce vaticinante
tra la piena di luppoli e melissa
meraviglioso odore contro i morbi
per uscire dalla latrinosa tenebra
ingozzando il desiderio come un pollo

conobbe che la sua vita passò nelle tenebre
e non incolpa gli aspri comandamenti
e questo è il primo giorno che riconosce più suo
dappoiché volò giovinezza e sparve
e così allontana la scure dalla radice
senza sbarbicare ma rincalzando la zolla
insino alle più fragili fibre
per allocare il tempo in più vasta dimora
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