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Nina da Messina
[ Messina 1240 , ]


Nina da Messina«questa gentile e leggiadra donna, bellissi ma sopra tutte le altre del suo tempo e della sua nazione, non solamente fu la prima femmina, che si abbia notizia che poetato avesse in nostra lingua, ma non volle che niuno si vantasse dell'arnor suo fuor che un poeta... Le sue rime le han meritato di essere citata nell'Accademia della Crusca, allegata dal celebre critico Alessandro Tassoni nelle considerazioni sopra il Petrarca»
il Crescimbene

robabilmente, la prima poetessa italiana. Donna bellissima, virtuosa, spirito colto e signorile, si accosta alla «scuola poetica siciliana» grazie a Costanza d'Altavilla, madre di Federico II. Di lei ci parla il Renda Ragusa, e Giuseppe de Sanctis, e viene chiamata da alcuni «da Messina», e da altri genericamente Nina la Siciliana. Fu ispiratrice e, secondo alcune fonti storiche, moglie del poeta tiscano Dante da Maiano.


Sparviere

Tapina me che amava uno sparviero,
Amaval tanto ch'io me ne moria;
A lo richiamo ben m'era maniero,
Ed unque troppo pascer nol dovia.

Or è montato e salito sì altero,
Assai più altero che far non solia;
Ed è assiso dentro a un verziero,
E un'altra donna l'averà in balìa.

Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito;
Sonaglio d'oro ti facea portare,
Perchè nell'uccellar fossi più ardito.

Or sei salito siccome lo mare,
Ed hai rotto li geti1 e sei fuggito,
Quando eri fermo nel tuo uccellare.
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RISPOSTA A DANTE DA MAJANO CHE ERA DI LEI INNAMORATO.

Qual sete voi, si cara proferenza,
Che fate a me senza voi mostrare ?
Molto m'agenzeria vostra parvenza,
Perché meo cor podesse dichiarare.

Vostro mandato aggrada a mia intenza;
In gioja mi conteria d'udir nomare
Lo vostro nome, che fa proferenza
D'essere sottoposto a me innorare.

Lo core meo pensare non savria
Nessuna cosa, che sturbasse amanza,
Così affermo, e voglio ognor che sia,

D' udendovi parlar è voglia mia :
Se vostra penna ha bona consonanza
Col vostro core, ond' ha tra lor resia ?
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