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Federico II
[ Jesi 26/12/1194 , Castel Fiorentino 13/12/1250 ]


federicoII.jpg' considerato uno dei personaggi più significativi del Duecento sia a livello strettamente italiano che a livello europeo. Ha saputo, fra tante cure di governo e di guerra, dilettarsi di arti e scienze; proteggere filosofi e scienziati, fondare l’Università di Napoli, e fare le prima raccolte d'arte; alla sua Corte Siciliana conveniva il fiore della cavalleria e in essa echeggiavano le prime poesie in lingua volgareare, cioè italiana
Nasce dall’unione tra l’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen e Costanza d’Altavilla, l’erede della corona normanna in Sicilia. Tre anni dopo, Federico perde il padre e, per volontà della madre, cresce sotto la tutela di papa Innocenzo III. Grazie a questi, non solo riceve una grande cultura ed educazione, ma anche la corona d’imperatore (1211). Più tardi però i suoi rapporti con la Santa Sede sono destinati a entrare in crisi portando a un vero conflitto tra la Chiesa e l’Impero – nel 1227 il papa Gregorio IX scomunica Federico II per i suoi continui rinvii della partenza per la crociata. Federico a questo punto risponde partendo per conto suo per la Terrasanta ed essendo tornato con la corona di re di Gerusalemme, affronta l’esercito dello stesso papa. Battendolo, riesce a ottenere un armistizio attraverso il trattato di San Germano (1230).
Segue un periodo di relativa calma, durante il quale si dedica alla riorganizzazione amministrativa del Regno delle Due Sicilie, il vero centro politico dell’impero, e allo sviluppo delle scienze e della cultura presso la propria corte a Palermo. Soltanto verso la fine della vita si ritrova di nuovo a fronteggiare una grande ostilità da parte del papato, ma anche dei Comuni dell’Italia settentrionale e da parte di molti regni europei.
Federico II muore il 13 dicembre 1250 presso Castel Fiorentino in Puglia e viene sepolto nella Cattedrale di Palermo.
Federico II in quanto l’imperatore partecipa anche agli avvenimenti politici di rilievo europeo o addirittura mondiale. Prende parte alla sesta crociata in Terrasanta e dopo la sua vittoria, ottiene dal sultano d’Egitto la restituzione di Gerusalemme. In conseguenza viene incoronato anche re di Gerusalemme.
a vera importanza di Federico II consiste nel suo ruolo di riorganizzatore dell’amministrazione del Regno siciliano, ispirandosi al diritto romano sulla base di una rete di funzionari laici: il culmine della sua opera è l’emanazione delle Costitutiones Regni utriusque Siciliae (1230), conosciute anche come Costituzioni melfitane. Lo Stato siciliano è così considerato il primo Stato moderno d’Europa.
Ai suoi tempi, Federico II viene chiamato Stupor mundi: è molto colto, s’interessa di questioni filosofiche, geografiche, ma soprattutto di scienze naturali, matematiche e fisiche. È poliglotta, si suppone che conosca 9 lingue, infatti, nella sua persona s’incontrano molte culture: la tedesca da parte del padre, la francese da parte materna, ma anche altre tra cui la latina, la greca, l’araba e quella volgare italiana.
Federico II porta al culmine l’opera di suo nonno materno, Ruggero II d’Altavilla, primo re di Sicilia, che a sua volta ha mostrato interessi e curiosità di carattere scientifico e per primo ha chiamato presso la sua corte intellettuali e artisti in modo da utilizzare il loro sapere a fini politici. La Magna curia di Federico II riunisce i più grandi scienziati, filosofi e giuristi dell’epoca. L’imperatore fonda l’Università di Napoli e la Scuola di Medicina di Salerno.
l suo merito più grande è quello di aver fatto incontrare la cultura latina con quella bizantina e con quella araba. Ed è stato sempre lui a introdurre la filosofia araba sul territorio italiano e anche per questo viene considerato il primo ateo della nostra cultura. Dante lo situa nel sesto cerchio del suo Inferno tra gli eretici.
Il nome di Federico II è legato con gli inizi della letteratura italiana; è la sua personalità che creando le condizioni politico-culturali giuste fa sviluppare una società letteraria nuova, ed è per sua volontà che avvengono i primi esperimenti di poesia italiana ai quali lui stesso prende parte. Della produzione poetica di Federico II rimangono quattro canzoni e alcuni sonetti. È l’autore anche di un trattato di falconeria, «Ars venardi cum falconibus».
De la mia disïanza

De la mia disïanza
c'ò penato ad avire,
mi fa sbaldire - poi ch'i' n'ò ragione,
chè m'à data fermanza
com'io possa compire
[ lu meu placire ] - senza ogne cagione,
a la stagione - ch'io l'averò ['n] possanza.
Senza fallanza - voglio la persone,
per cui cagione - faccio mo' membranza.

A tut[t]ora membrando
de lo dolze diletto
ched io aspetto, - sonne alegro e gaudente.
Vaio tanto tardando,
chè paura mi metto
ed ò sospetto - de la mala gente,
che per neiente - vanno disturbando
e rampognando - chi ama lealmente;
ond'io sovente - vado sospirando.

Sospiro e sto '[n] rancura;
ch'io son sì disioso
e pauroso - mi face penare.
Ma tanto m'asicura
lo suo viso amoroso,
e lo gioioso - riso e lo sguardare
e lo parlare - di quella criatura,
che per paura - mi face penare
e dimorare: - tant'è fine e pura.

Tanto è sagia e cortise,
no creco che pensasse,
nè distornasse - di ciò che m'à impromiso.
Da la ria gente aprise
da lor non si stornasse,
che mi tornasse - a danno chi gli ò offiso,
e ben mi à miso - [ . . . -ise]
[ . . . -ise] - in foco, ciò m'è aviso,
che lo bel viso - lo cor m'adivise.

Diviso m'à lo core
e lo corpo à 'n balìa;
tienmi e mi lia - forte incatenato.
La fiore d'ogne fiore
prego per cortesia,
che più non sia - lo suo detto fallato,
nè disturbato - per inizadore,
nè suo valore - non sia menovato,
nè rabassato - per altro amadore.
___________________________________________________________________

Poi ch'a voi piace, amore

Poi ch'a voi piace, amore,
che eo degia trovare,
faronde mia possanza
ch'io vegna a compimento.
Dat' agio lo meo core
in voi, madonna, amare,
e tutta mia speranza
in vostro piacimento;
e non mi partiragio
da voi, donna valente,
ch'eo v'amo dolzemente,
e piace a voi ch'eo agia intendimento.
Valimento - mi date, donna fina,
chè lo meo core adesso a voi si 'nchina.

S'io inchino, rason agio
di sì amoroso bene,
ca spero e vo sperando
c'ancora deio avire
allegro meo coragio;
e tutta la mia spene,
fu data in voi amando
ed in vostro piacire;
e veio li sembianti
di voi, chiarita spera,
ca spero gioia intera
ed ò fidanza ne lo meo servire
a piacire - di voi che siete fiore
sor l'altre donn' e avete più valore.

Valor sor l'altre avete
e tutta caunoscenza,
ca null'omo por[r]ia
vostro pregio contare,
che tanto bella sete!
Secondo mia credenza
non è donna che sia
alta, sì bella, pare,
nè c'agia insegnamento
'nver voi, donna sovrana.
La vostra ciera umana
mi dà conforto e facemi alegrare:
s'eo pregiare - vi posso, donna mia,
più conto mi ne tegno tuttavia.

A tutt[t]or vegio e sento,
ed ònne gra[n] ragione,
ch'Amore mi consenti
voi, gentil criatura.
Già mai non n'ò abento,
vostra bella fazone
cotant' à valimenti.
Per vo' son fresco ognura;
a l[o] sole riguardo
lo vostro bello viso,
che m'à d'amore priso,
e tegnol[o]mi in gran bonaventura.
Preio à tuttura - chi al buon segnore crede
però son dato a la vostra merzede.

Merzè pietosa agiate
di meve, gentil cosa,
chè tut[t]o il mio disio
[ . . . . -ente];
e certo ben sacc[i]ate,
alente più che rosa,
che ciò ch'io più golio
è voi veder sovente,
la vostra dolze vista,
a cui sono ublicato,
core e corp' ò donato.
A[l]ora ch'io vi vidi primamente,
mantenente - fui in vostro podere,
che altra donna mai non voglio avere.
___________________________________________________________________

Misura, providenzia e meritanza

Misura, providenzia e meritanza
fanno esser l'uomo sagio e conoscente
e ogni nobiltà bon sen[n]'avanza
e ciascuna ric[c]heza fa prudente.

Nè di ric[c]heze aver grande abundanza
faria l'omo ch'è vile esser valente,
ma della ordinata costumanza
discende gentileza fra la gente.

Omo ch'è posto in alto signoragio
e in riccheze abunda, tosto scende,
credendo fermo stare in signoria.

Unde non salti troppo omo ch'è sagio,
per grande alteze che ventura prende,
ma tut[t]ora mantegna cortesia.
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