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Rimestanze


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Montale EugenioMontale Eugenio
[ Genova 12/10/1896 , Milano 12/09/1981 ]





A galla

Chiari mattini,
quando l'azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta - infinitamente.

Sono allora i rumori delle strade
l'incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d'oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri...

Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d'irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d'albergo al primo rompere dell'aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c'è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,

e che il cammino è sempre da ricominciare.


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Mostacci Jacopo
[ Pisa/Messina 1260 , ]





Amor ben veio che mi fa tenire

Amor ben veio che mi fa tenire
manera [e] costumanza
d'aucello c'arditanza - lascia stare:
quando lo verno vede sol venire
ben mette 'n ubrianza
la gioiosa baldanza - di svernare,
e par che la stagione no li piacc[i]a,
chè la fredura inghiacc[i]a;
e poi, per primavera,
ricovera manera
e suo cantare in[n]ova e sua ragione.
Ed ogni cosa vuole sua stagione.

Amor, lo tempo che non m'era a grato
mi tolse lo cantare;
credendo megliorare - io mi ritenni.
Or canto, chè mi sento megliorato,
ca, per bene aspet[t]are,
sollazo ed allegrare - e gioi mi venni
per la piu dolze donna ed avenante
che mai amasse amante,
quella ch'è di bieltate
sovrana in veritate,
c'ognunque donna passa ed ave vinto,
e passa perle, smeraldo e giaquinto.

Madonna, s'io son dato in voi laudare
non vi paia losinga
c'amor tanto mi stringa - ch'io ci falli;
ch'io l'agio audito dire ed acertare
sovran' è vostra singa
e bene siete dinga - senza falli,
e contolomi in gran bona ventura
si v'amo a dismisura;
e s'io ne son sì lic[c]o
ben me ne tegno ric[c]o
assai più ch'io non sao dire in parole.
Quegli è ric[c]o c'ave ciò che vuole.

Donna e l'Amore àn fatto compagnia
e teso un dolce laccio
per met[t]ere in sollacc[i]o - lo mio stato;
e voi mi siete, gentil donna mia,
colonna e forte braccio,
per cui sicuro giaccio - in ogne lato.
Gioioso e baldo canto d'alegra[n]za,
c'amor m'è scudo e lanza
e spada difendente
da ogni maldicente,
e voi mi siete, bella, roc[c]a e muro:
mentre vivo per voi starò sicuro.


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Natoli VitoNatoli Vito
[ Gioiosa Marea (Messina) 28/09/1951 , ]





CHISTA E' GIUJUSA
Chista è Giujusa
ca di d'abbanna 'u ciumi,
a punenti, talìa Pirainu
sinu a mari.
A marina cu' mari scunfina.

A Livanti, 'ill'autru latu,
c'èni Patti cu l'anchi 'nto'n latu,
cu'n tinuti a timpi forti.

A menzu a la Cucuzza,
si apri la bisazza,
unni si vaci
grandiusu si trova,
comu 'nta vecchia
puru 'nta nova.

China di ruzzuluna
e di vadduna
china d'alastri
e china di rozza,
china di taliati
di fimmini gilusi di razza,
chista è Giujusa:
chi giujusu si nasci
e giujusu si mori.


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Negri AdaNegri Ada
[ Lodi 03/02/1870 , Milano 11/01/1945 ]





Notturno nuziale

Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non ti vedo, non ti sento.
E la ghermisti con artiglio d'aquila, e tutta la costringesti nella tua forza
riplasmandola in te con tal furore ch'ella perdette il senso d'esistere.
E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu il ritmo perfetto,
e dal balcone aperto la notte guardava con l'occhio d'una sola stella
rossastra,
e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri
la tristezza dell'ombra vi vegliò sino all'alba.


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Nietzsche Friedrich WilhelmNietzsche Friedrich Wilhelm
[ Rocken 15/10/1844 , Weimar 25/08/1900 ]





Le grandi cose esigono che se ne taccia o che se ne parli con grandezza: con grandezza, cioè con innocenza: cinicamente. [Da: La volontà di potenza; 1 ]


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Nina da Messina Nina da Messina
[ Messina 1240 , ]





Sparviere

Tapina me che amava uno sparviero,
Amaval tanto ch'io me ne moria;
A lo richiamo ben m'era maniero,
Ed unque troppo pascer nol dovia.

Or è montato e salito sì altero,
Assai più altero che far non solia;
Ed è assiso dentro a un verziero,
E un'altra donna l'averà in balìa.

Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito;
Sonaglio d'oro ti facea portare,
Perchè nell'uccellar fossi più ardito.

Or sei salito siccome lo mare,
Ed hai rotto li geti1 e sei fuggito,
Quando eri fermo nel tuo uccellare.



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