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Rimestanze


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Prestipino Giarritta Nino
[ Patti (Me) 13/02/1931 , ]





«PATERITE»

«Niente cravatta nera.
Quella grigioverde: 1917!
Scendeva sull'Isonzo
capitano su cavallo
bianco quasi Nazareno
per la Pasqua. Non palme
levate ma palmi esangui
abbandonati e sdrapnel.
I fratelli fiori recisi
sul campo non foglie
d'autunno sugli alberi...
Poi cinque bocche, e sei.
Altro capitano su fiat
a ruote mimetizzato.
Milmart e Capo Vaticano;
ed io con cravatta nera
anche camicia nera...
La fuga in Provincia.
L'armistizio. Lavoro e
pensione, misera:
e grandi tenaci affetti.
Niente cravatta nera..
Ho fatto la mia parte... »
«Obbediremo. Senza
cravatta nera. Sul tuo
cielo di marmo quando
sarà l'ora — tiepida la
nostra amorosa illusione —
QUI
IN POVERTÀ
COME IN VITA
RICCHI
DI TALE VIRTÙ
I FIGLI
CON AMORE, scriveremo.
Niente cravatta nera
al collo; il dolore sta (rà)
di casa in fondo al cuore.



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Protonotaro Stefano
[ Messina 1200 , ]





Assai mi placeria

Assai mi placeria
se zo fosse ch'Amore
avesse in sè sentore
di 'ntendere e d'audire:
ch'eo li rimembreria,
como fa servidore
per fiate a suo segnore,
meo luntano servire;
e fariali a savire
lo mal di ch'eo non m'oso lamentare
a quella che 'l meo cor non pò ubriare.
M'Amor non veo, e de lei so temente,
per che meo male adesso è plu pungente.
Amor sempre mi vede
ed àmi in suo podire,
m'eo non posso vedire
sua propia figura.
M'eo so ben di tal fede,
poi c'Amor pò ferire,
che ben pote guarire
secondo sua natura.
Zo è che m'asigura,
per ch'eo mi dono a la sua volontate
como cervo cacciato, mante fiate,
che, quando l'omo li crida plu forte,
torna ver lui non dubitando morte.
Non deveria dottare
d'Amor veracemente,
poi liale ubidente
li fu da quello giorno
che mi seppe mostrare
la gioi che sempre ò 'n mente,
che m'à distrettamente
tutto ligato intorno,
come fa l'unicorno
d'una pulzella vergine dorata,
ch'è da li cacciatori amaistrata,
de la qual dolzemente si 'nnamura,
sì che lo liga e quegli no nde cura.
Poi che m'appe ligato,
isò gli ocli e sorrise,
sì c'a morte mi mise,
come lo badalisco
c'ancide che gli è dato;
cum soi ogli m'ancise!
La mia mort' è cortise
ch'eo moro e poi rivisco,
Oy Deo, che forte visco
mi par che s[i] sia [a]preso a le mie ale!
Chè viver nè morire non mi vale,
com'om che 'n mare vedesi perire
e camperia potesse in terra gire.
Terra mi fora porto
di vita e seguranza;
ma merzede e dottanza
mi ristringe e fa muto,
da poi mi sono accorto
d'Amor chi no m'avanza;
chè per lunga astetanza
lo giudeo è perduto.
E s'eo non agio aiuto
d'Amor che m'ave e tene in sua pregione,
non so che corte mi faza rasone.
Faragio como penetenzïale,
che spera bene sofferendo male.


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Proust MarcelProust Marcel
[ Auteuil(Parigi) 10/07/1871 , Parigi 18/11/1922 ]





Se uno è portato al sogno, non se ne deve tenere lontano, non se lo deve razionare. Finché stornate l’animo dai suoi sogni, non li conoscerà; resterete in balia di mille apparenze perché non ne capirete la natura. Se un po’ di sogno è dannoso, ciò che può guarirne non è sognare di meno, ma di più, sognare tutto il sogno. E’ importante conoscere fino in fondo i propri sogni per non soffrirne più.


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Quasimodo Salvatore Quasimodo  Salvatore
[ Modica (Ragusa) 20/08/1901 , Amalfi 14/06/1968 ]





SPECCHIO
Ed ecco sul tronco
Si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.



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Re Enzo Re Enzo
[ Germania 1220 , Bologna 1272 ]





Amor mi fa sovente

Amor mi fa sovente
lo meo core pensare,
dàmi pene e sospiri;
e son forte temente,
per lungo adimorare,
ciò che por[r]ia aveniri.
Non c'agia dubitanza
de la dolze speranza
che 'nver di me fallanza ne facesse,
ma tenemi 'n dottanza
la lunga adimoranza
di ciò c'adivenire ne potesse.

Però nd'agio paura
e penso tuttavia
a lo suo gran valore;
se troppo è mia dimura,
eo viver non por[r]ia;
così mi stringe Amore
ed àmi così priso,
n tal guisa conquiso,
che 'n altra parte non ò pensamento;
e tuttora m'è aviso
di veder lo bel viso,
e tegnolomi in gran confortamento.

Conforto e non ò bene:
tant'è lo meo pensare,
ch'io gioi non posso avire.
Speranza mi mantene
e fami confortare,
chè spero tosto gire
là 'v'è la più avenente,
l'amorosa piacente,
quella che m'ave e tene in sua bailìa.
Non falserai' neiente
per altra al meo vivente,
ma tuttor la terrò per donna mia.

Ancora ch'io dimore
lungo tempo e non via
la sua chiarita spera,
[d]e lo su gran valore
spesso mi [so]venia,
ch'i' penso ogne manera
che lei deggia piacere;
e sono al suo volere
istato e serò senza fallanza.
Ben voi' fare a savere
ch'amare e non vedere
si mette fin amore in obbrianza.

Va, canzonetta mia,
e saluta Messere,
dilli lo mal ch'i' aggio:
quelli che m'à 'n bailìa
sì distretto mi tene,
ch'eo viver non por[r]aggio
salutami Toscana,
quella ched è sovrana,
in cui regna tutta cortesia;
e vanne in Pugl[i]a piana,
la magna Capitana,
là dov'è lo mio core nott'e dia.



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Reale Basilio Reale Basilio
[ Capo d’Orlando (Messina) 22/11/1934 , ]





Cedo al tuo abbraccio
e dissolti i miei confini
sono uno con te,
mare, specchio del mondo.
Montagne d’acque immote
E sovrumani silenzi…



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