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Rimestanze


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Annibale Maria Di Francia Di Francia  Annibale Maria
[ Messina 05/07/1841 , Messina 01/06/1927 ]

Poeta

Genio del bello, elevati
Su le splendenti piume
T'arde sul frònte intrepido
L'astro d'ignoto nume,
Fendi le nubi: penetra
gli abissi del dolor;
Parla di Dio nell'impeto
Del tuo divino amor!

Ben tu lo puoi. - Favellami
Della più arcana Idea.
T'è ignota? Oh l'apri al fremito
Del tuo furor che crea.
L'età che è tua rianima
Con la passata età,
Uniscile in un vincolo
Col tempo che verrà.

Ben tu lo puoi. - E' incognita
La via che tu cammini.
Qual meta, qual principio
T'imposero i destini,
A quella forza ingenita,
A quel supremo ardor,
Che l'intelletto irradia
E che t'infiamma il cor?

Della tua vita il tramite
Passa, Poeta, e spera!
E' la tua spada il cantico,
l'arpa e la tua bandiera.
Combatti e vinci, - elevati
Dal fango di quaggiù,
E' la tua vita il genio,
E' Dio la tua virtù!

Tu nell'ardor del cantico
Su l'universo imperi;
favelli nel delirio
Dei fervidi pensieri
Con l'onda dell'oceano,
Col fulmine del ciel;
Tu dei venturi secoli
Spesso dirompi il vel!

Virtù tremendat'agita
Se l'arpa tua flagelli!
Nell'ira ancor più nobile
Nel tuo furor ti abbelli;
Rapisci al vento il sibilo,
L'urlo rapisci al mar;
Fidi il tuo canto alla aere,
Lo fidi sugli altar.

Spesso l'onor di un popolo
Su la tua cetra à vita.
Rinasci dalla polvere
Una virtù sopita;
canti gli eroi, la Patria,
La Speme, il Ver, la Fè:
Né mai la cetra, in languido
Ozio, ti posa al piè.

Spesso imprecasti! e il fremito
Della tua cetra è santo!
Stimmatizzasti un secolo
Con l'ira del tuo canto!...
Ma in mezzo all'ira un gemito
Di pietade uscì:
L'onta in un vel di lagrime
La tua pietà coprì!

Santo nel tuo delirio,
Fuoco nel tuo fervore,
Or che non sai se moduli
Le corde dell'amore?
Preda tu no, di un fascino
Ch'evanescendo va,
Ma sollevato all'estasi
D'uneternal beltà?

Talor ti vide nomade
Com'astro peregrino,
Col piede e con lo spirito
Vagar pel tuo cammino
Dove passasti, un angiolo
Passò dinanzi a te;
Surse una rosa vergine
Dove mettesti il piè.

Figli dell'uom, miratelo
Nei suoi divini istanti!
Va, ti sublima, o polvere,
In quei celesti canti;
Piena d'ebbrezze angeliche
Da lui ti pioverà;
E il nappe delle lagrime
Rugiade stillerà!

Figli dell'uom chinatevi:
Santa è la sua parola!
Voce di Dio che fulmina,
Che allegra e che consola.
O Poesia, vivifica
Fiamma che incendia il cor,
Rivelatrice incognita
Dell'incompreso Amor!

Anch'io ti sento, e m'agita
Anco il tuo foco arcano!
Ma su la mesta pagina
Sento languir la mano;
Geme in incerto gemito
La povera canzon;
E da le corde tremule
Esce confuso il suon.

Ti sento anch'io, ma l'animo
Nelle modeste note,
L'ansia, il desio che l'agita
Ahi, rivelar non puote!...
Pur benedetto il gemito
Dell'ispirato ardor:
La mia canzone libera
Come la detta il cor!
___________________________________________________________________

L'Erbette del mio verone

Ove il mio piccolo veron si spiega
Son poche erbette tenere e sole,
L'aura che passa le bacia e piega,
Nè d'un suo raggio le nega il sole;
L'alba le irrora col fresco umor:
Son la memoria dei primi amor.

Perch'io fanciullo prime l'amai
Come trastulli dei miei pensieri,
Sul mio verone le vagheggiai
Come innocenti sogni primieri.
Sul mio verone crescono ancor:
Son la memoria dei primi amor.

Oh, il dolce incanto, se l'erbe care,
Stillanti e roride di poca brina,
Lieve passando venia a baciare
Qualche farfalla della collina!
Anch'io baciavale festoso allor:
Oh, la memoria dei primi amor!...

E un dì la pioggia si riversava
Gelida gelida lungo il burrone!...
Traverso i vetri muto guardava
Mancar l'erbette del mio verone.
E il brio degli anni vania con lor,
Con la memoria dei primi amor.

Or é mia gioia nuova canzone,
L'erbette... l'erbette gli alberi bruni del monte;
Guardo alle sfere del mio verone,
Cerco del Vero l'eterna fonte...
Ma pur quell'erbe crescono ancor,
Son la memoria dei primi amor!

___________________________________________________________________

PODRECCA E L’ASINO

Io ti saluto, Asino mio diletto,
Cara delizia della vita mia!
Ideale il più caro, il più perfetto
Della mia peregrina fantasia!

Deh! Ch’io ti stringa qui sovra il mio petto.
Con te Podrecca un solo tutto sia!
Hai belle orecchie, coda, naso e petto,
Ma il tuo raglio è per me dolce armonia!

Ma più che orecchie, e coda e petto e muso,
Mi è caro quello che tu mandi fimo,
Quando lo spicchi dalla coda in giuso!

Io me l’abbraccio, a quello un bacio imprimo,
E l’assaggio, e con quello in bocca chiuso,
Scrivo il mio foglio, che fa odor di limo!
___________________________________________________________________

SUL FERETRO DI GIOVANETTA ESTINTA

No, fanciulla! non eri sì bella
Nell’ebbrezza dei giorni festivi
Come qui sulla cheta barella.

Oh! che vale che gli occhi son privi
Di quei raggi dal vergine incanto
Onde ai cari parenti gioivi?

Pur talvolta fur molli di pianto
Quei tuoi sguardi nei giorni men belli,
Ed or cheti riposano intanto!

Dislacciato dai vani gioielli
Più leggiadro sugli omeri abbonda
Il volume dei neri capelli.

Se la guancia non è rubiconda
Pur somiglia alla neve che fiocca.
Alla spuma che fugge sull’onda.

Mezzo aperta la candida bocca
Par bottone di vergine rosa,
Quando il raggio del sole la tocca.

Sulla fronte che pallida or posa,
Regga ancor la modestia severa
Che le morte strapparti non osa.

Se dispare la tua primavera
In quel giorno tu sei redemita,
Cui giammai non offusca la sera.

Spingi innanzi lo sguardo alla vita,
Dove tutto è bellezza e splendore
Di una eterna dolcezza infinita!

Oh, beata colei che il Signore
Tragge a sé nell’età più ridente!
Perché dirle infelice che muore?

Ma non più, sulla salma giacente
Veglia un Angelo etereo di forme,
Che col dito sul labbro silente
Par che dica: tacete, che dorme.

___________________________________________________________________

INNO AL SOMMO PONTEFICE LEONE XIII

A Te Signor dei popoli,
Di Dio Vicario eletto
S’innalzi in nostro cantico,
Sia sacro il nostro affetto,
A Te si levi unanime
La lode d’ogni cor.

Tu sei quel gran Pontefice
Che a noi donò l’eterno,
Che dal tuo soglio vigili
Col guardo tuo superno
Sovra il mortal che transita
La valle del dolor.

Come tempesta indomita,
Fremono i tuoi nemici.
Ma tu tranquillo e impavido
Sorridi e benedici,
Come Gesù sul Golgota
Tu preghi Iddio per lor.

Che se talvolta intrepido
T’armi del tuo potere,
Ne trema il mondo e tremano
Quasi del Ciel le sfere,
Sotto la tua gran folgore
Perisce l’empietà.

Ma, tu benigno e tenero
Preghi, perdoni e aspetti,
Mentre che parte un cantico
Oggi da mille petti,
Il mondo tutto giubila
Per la tua lunga età.

Anni cinquanta scorsero
Che Dio pastor ti volle,
“Guida, ti disse, il piccolo
“Gregge dal piano al colle,
“Tempo verrà che il vertice
“Sotto il tuo piè starà.”

E Tu, Signor dei popoli,
Leone eccelso e santo,
Immezzo a tanta gloria
Accogli il nostro canto,
Siam piccoline e tenere.
Ma puro è il nostro cuor.

Sempre dirette al pascolo
Che il tuo voler ci addita,
Coi detti tuoi infallibili
Regolerem la vita,
Certe così che un premio
A noi darà il Signor.
___________________________________________________________________

PER ALBUM

Come le foglie d’appassita rosa
Languono i giorni dell’età fiorita.
Dopo l’ora d’un’alba rugiadosa
Scende la sera e a lacrimar c’invita.
Tenta indarno il poeta un’amorosa
Armonia nella fida arpa romita,
Si spezzano le corde, e un suon di pianto
Percuote l’aura che gli striscia accanto.

Ma degli altari appiè germoglia un fiore
Che non cade, non langue, e non si sfronda,
Ivi siede il poeta, e il suo dolore
Spera e aspetta più dolce alba gioconda.
Poi l’alma s’innalza al suo Signore.
Vagheggia il sen d’una celeste sponda
Ove un’eterna pagina fiorita
Chiude la storia della nostra vita.
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