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Rimestanze


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Luigi Alessandro Michelangeli
[ Iesi (Ancona) 1845 , Bologna 1922 ]

Per la spiaggia peloritana

MALEDETTA politica ! Ten vai
A la malora. Fischia la tranvia;
Sereno è 'l cielo; il sole effonde i rai:
Vado a Ganzirri; addio, malinconia.

Di verdi colli appiè corre la via,
Tra mare azzurro e ville a color gai:
È il regno questo d'una fata pia,
D'una fata gentil quant'altra mai.

Ed ecco Paradiso, ed ecco Pace,
Ecco la Grotta, donde sorridente
Saetta ancor la vergine Diana.

Ecco Ganzirri che sul lago giace,
Da cui sorge Nettun col suo tridente.
Dov'è la trattoria napolitana?

da Sonetti Messinesi


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In Ganzirri


Ganzirri mollemente si riposa
In soave pendio fra lago e mare;
Io volgo l'occhio a torno, e quanto appare,
Il moribondo sol tinge di rosa.

L' onda a la spiaggia batte desiosa
E dice: — Vieni ; è bello il tragittare.
Vieni di buia sera a contemplare
Da S. Giovanni Zancla luminosa. —

E il bel Peloro nitido rimiro,
Che tutto si distende al manco lato
E a Calabria d'amor manda un sospiro.

Aspromonte di qua vedo accigliato,
Che sotto un ciel ci' oriental zaffiro
É di torbida nube incoronato.

da Sonetti Messinesi


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Sul Faro

Da questa ch'Orione un dì protese
Immane lancia a l'onde irate in seno,
Quasi a fiaccar le rabide contese
Ch'agitano fra lor Ionio e Tirreno;

Da questo lido di Trinacria ameno,
In cospetto a la roccia calabrese,
Fuor mi prorompe fervido dal pieno
Petto il saluto a l'italo paese.

E parmi accanto riveder sublime
L' avel che ad Orlon posero gli avi,
Al dio gigante del pelorio monte;

E lui sorgere e dire, erta la fronte:
— È grande Italia da l'alpine cime
A le fornaci etnee. Tremino i pravi.-

da Sonetti Messinesi


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Presso il Forte Gonzaga

Su questo colle, ove accampò Gerone
Fiero di contro a' fieri Mamertini
E fra le tende poi degli Angioini
Dispiegava re Carlo il padiglione,

La ròcca surse, che signor predone
Pose qual giogo in collo a' cittadini:
Ma da la ròcca fulminò Cialdini
I satelliti estremi del Borbone.

Or tutto tace: immobile un soldato
Sta su lo spaldo a la vedetta, assòrto,
Forse pensando al suo villaggio amato.

Io, seduto a mirar cittade e porto
E stretto e monti, dal lavoro usato
Mi poso e chiedo al puro aere conforto.

da Sonetti Messinesi


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Al Castellaccio

Come nonno decrepito, sparuto,
Con un frullar di nepotini a' piedi,
Tu stai, vecchio castel, diruto e muto,
E giù ferver la vita ascolti e vedi.

Allor che annotta, un pio mandi saluto
A la città su cui sovrano siedi,
A Dininamari un altro e a Cicci acuto,
Poi, di tenebre involto, al sonno cedi:

E sogni, sogni i trapassati eventi.
Quando nascevi tu, vecchio castello,
La nostra dolce Libertà moriva.

Or che tu languì, ritornò la Diva
Col tricolore in man fuor de l'avello,
E tu finisci i giorni tuoi contenti.

da Sonetti Messinesi


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Davanti a S. Gregorio

CHIESA dal campanil fatto a conchiglia,
Di stile rococò celebre esempio,
Tu qui nascesti epigono d' un tempio
Religìon de gli avi e maraviglia.

Il malefico genio di Castiglia,
Che de l'umano e del divin fe' scempio,
Lo strusse un di, com' uccideva l'empio
Con funi e roghi e simile quisquiglia.

Ma no, da questo fulgido verone,
Onde per tanta immensità si spande
Lo sguardo ad ineffabil visione,

Non lece riandar l' opre nefande.
Qui spira amor Natura, amore impone
Il Nazareno, amore intimo, grande.

da Sonetti Messinesi


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