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Rimestanze


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Pietro Gori Gori  Pietro
[ Messina 14/08/1865 , Portoferraio 08/01/1911 ]

Addio a Lugano

Addio Lugano bella o dolce terra pia
cacciati senza colpa gli anarchici van via
e partono cantando con la speranza in cuor.
E partono cantando con la speranza in cuor.

Ed è per voi sfruttati per voi lavoratori
che siamo incatenati al par dei malfattori
eppur la nostra idea è solo idea d'amor.
Eppur la nostra idea è solo idea d'amor.

Anonimi compagni, amici che restate
le verità sociali da forti propagate
è questa la vendetta che noi vi domandiam.
E questa la vendetta che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci con una vil menzogna
repubblica borghese un dì ne avrai vergogna
noi oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir.
Noi oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir.

Cacciati senza tregua andrem di terra in terra
a predicar la pace ed a bandir la guerra
la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor.
La pace tra gli oppressi la guerra agli oppressor.

Elvezia il tuo governo schiavo d'altrui si rende
d'un popolo gagliardo le tradizioni offende
e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.
E insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.

Addio cari compagni amici luganesi
addio bianche di neve montagne ticinesi
i cavalieri erranti son trascinati al nord.
I cavalieri erranti son trascinati al nord.

[Vittorio Emanuele, figlio di un assassino
Evviva Gaetano Bresci che uccise Umberto I]
___________________________________________________________________

Addio compagni addio

Addio compagni addio
sorelle spose e madri.
La società dei ladri
ci ha fatto relegar
sepolti in riva al mar!

Siamo coatti e baldi
per l'isola partiamo
e non ci vergognamo
perché questo soffrir
è sacro all'avvenir.

Ma la sublime idea
che il nostro cor sorregge
sfida l'infame legge
che ai cari ci strappò
e qui ci incatenò.

A viso aperto i diritti
al popolo insegnammo
e a liberar pugnammo
da tanta iniquità
l'oppressa umanità.

Sognammo una felice
famiglia di fratelli
perciò fummo ribelli
contro ogni sfruttator
contro ogni oppressor.

Vedemmo l'alba immensa
delle speranze umane
lottammo per il pane
e per la libertà
contro ogni autorità.

Vi giunga o plebi ignare
da questa fossa infame
del freddo e delle fame
sdegnoso incitator
quest'inno di dolor.

O borghesia crudele
tu non ci fai paura
la società futura
per la tua gran viltà
te pur condannerà.

Ma voi lavoratori
voi poveri sfruttati
per questi relegati
rei di bandire il ver
avrete un pio pensier.

Addio dolente Italia
d'illustri ladri ostello
di tresche ree bordello
stretti alla nostra fé
oggi partiam da te.

Ma un dì ritorneremo
più fieri ed implacati
finché rivendicati
non sieno i diritti ancor
di ogni lavorator!

Straziate o sgherri vili
le carni e i corpi nostri
ma sotto i colpi vostri
il cor non piegherà
l'idea non morirà.
___________________________________________________________________

Amore ribelle

All'amor tuo fanciulla
Altro amor io preferìa
E' un ideal l'amante mia
A cui detti braccio e cor.

Il mio cuore aborre e sfida
I potenti della terra
Il mio braccio muove guerra
Al codardo e all'oppressor.

Perché amiamo l'uguaglianza
Ci han chiamati malfattori
Ma noi siam lavoratori
Che padroni non vogliam.

Dei ribelli sventoliamo
Le bandiere insanguinate
E innalziam le barricate
Per la vera libertà.

Se tu vuoi fanciulla cara
Noi lassù combatteremo
E nel dì che vinceremo
Braccio e cor ti donerò.

Se tu vuoi fanciulla cara
Noi lassù combatteremo
E nel dì che vinceremo
Braccio e cor ti donerò.
___________________________________________________________________

Inno dei lavoratori del mare

Lavoratori del mar s'intoni
l'inno che il mare con noi cantò
da che fatiche stenti e cicloni
la nostra errante vita affrontò

quando con baci d'oro ai velieri
l'ultimo raggio di sol morì
e giù tra i gorghi de' flutti neri
qualcun de' nostri cadde e sparì.

Su canta o mare l'opra e gli eroi
tempeste e calme gioia e dolor
o mare canta canta con noi
l'inno di sdegno, l'inno d'amor.

Canto d'aurore di rabbie atroci
sogni e singhiozzi del marinar
raccogli e irradia tutte le voci
che il nembo porta da mare a mar

e soffia dentro le vele forti
che al sole sciolse la nostra fè
e chiama e chiama da tutti i porti
tutta la gente che al mar si die'.

Su canta o mare l'opra e gli eroi
tempeste e calme gioia e dolor
o mare canta canta con noi
l'inno di sdegno, l'inno d'amor.

Solo una voce da sponda a sponda
sollevi al patto di redenzion
quanti sudano solcando l'onda
per questa al pane sacra tenzon

mentre marosi gonfi di fronde
e irose attardan forze il cammin
noi da la nave scorgiam le prode
dove le genti van col destin.

Su canta o mare l'opra e gli eroi
tempeste e calme gioia e dolor
o mare canta canta con noi
l'inno di sdegno, l'inno d'amor.

Già da ogni prora che il corso affretta
la evocatrice diana squillò
e all'alba il grido della vendetta
la verde terra già salutò

terra ideale dell'alleanza
tra menti e braccia giustizia e cor
salute o porto de la speranza
che invoca il mesto navigator.

Su canta o mare l'opra e gli eroi
tempeste e calme gioia e dolor
o mare canta canta con noi
l'inno di sdegno, l'inno d'amor.

Noi sugli abissi tra le nazioni
di fratellanza ponti gettiam
coi nostri corpi su dai pennoni
dell'uomo i nuovi diritti dettiam

ciò che dai mille muscoli spreme
con torchi immani la civiltà
portiam pel mondo gettando il seme
che un dì per tutti germoglierà.

Su canta o mare l'opra e gli eroi
tempeste e calme gioia e dolor
o mare canta canta con noi
l'inno di sdegno, l'inno d'amor.
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Inno del primo maggio


Vieni o Maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir

Disertate o falangi di schiavi
dai cantieri da l'arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all'eterno sudor!

Innalziamo le mani incallite
e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l'ozio e de l'or

Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè

Date fiori ai ribelli caduti
collo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor!
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Sante Caserio

Lavoratori a voi diretto è il canto
di questa mia canzon che sa di pianto
e che ricorda un baldo giovin forte
che per amor di voi sfidò la morte.
A te, Caserio, ardea nella pupilla
de le vendette umane la scintilla,
ed alla plebe che lavora e geme
donasti ogni tuo affetto, ogni tua speme.

Eri nello splendore della vita,
e non vedesti che notte infinita;
la notte dei dolori e della fame,
che incombe sull'immenso uman carname.
E ti levasti in atto di dolore,
d'ignoti strazi altero vendicatore;
e t'avventasti, tu si buono e mite,
a scuoter l'alme schiave ed avvilite.

Tremarono i potenti all'atto fiero,
e nuove insidie tesero al pensiero;
e il popolo cui l'anima donasti
non ti comprese, e pur tu non piegasti.
E i tuoi vent'anni, una feral mattina
gettasti al mondo dalla ghigliottina,
al mondo villa tua grand'alma pia,
alto gridando: «Viva l'Anarchia!».

Ma il dì s'appressa, o bel ghigliottinato,
che il tuo nome verrà purificato,
quando sacre saranno le vite umane
e diritto d'ognun la scienza e il pane.
Dormi, Caserio, entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra,
la gran battaglia contro gli oppressori
la pugna tra sfruttati e sfruttatori.

Voi che la vita e l'avvenir fatale
ofriste su l'altar dell'ideale
o falangi di morti sul lavoro,
vittime de l'altrui ozio e dell'oro,
martiri ignoti o sciera benedetta,
già spunta il giorno della gran vendetta,
de la giustizia già si leva ilsole;
il popolo tiranni più non vuole.

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