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Rimestanze


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Felice Bisazza Bisazza  Felice
[ Messina 29/01/1809 , Messina 30/08/1867 ]

L' UNIVERSITÀ MESSINESE

Oh non è ancor dismesso
Il dolce amor de le vegliate scuole ,
E s'intreccia l'alloro anche al cipresso ?
Amorosa di candide viole
Si fa ancor l' aspra arena ?
Spunta fra i vepri ancor limpida vena ?
Oh a tant' alba le luci apro gioconde ,
Ed al puro e latin lume che infiora
Nostre diserte sponde,
Ringrazio ed a quest' ora ,
Che fia permesso a vergin labbro un canto,
Oggi che sol ne resta amore e pianto !

Come notando passa
Nell' aer per calor fattosi raro ,
Fiammella, che di sè gran riga lassa ;
Su noi si volse accesamente al paro
Luce d' età gentile ,
Qui agli studi fiorì tempio non vile :
E dal serto d' Alfonso a noi piovea
Si maestosa chiarità fulgente ;
E qui Borelli ergea
Ara a Matesi ardente ,
Ed a natura il veli Malpighi scinse,
E Giurba il nuovo al prisco secol strinse.

Ahi che tinto in vermiglio
Andò quindi il terren della pietade ,
E con la pace andar l' arti in esiglio ;
E balenaron le forbite spade ,
Ed in mezzo una voce
Sulle torri ondeggiò l'aurata croce ,
E le donne gittàr l'ombra dei veli,
E gravàr d'elmo le tenere chiome ,
E croce e patria e cieli
Non diventar che un nome ;
E il latte in nappi dalle poppe espresso ,
Spingean feroci al vincitore istesso.

Oh male incanutiva
Chi poi la matrignevole fortuna
Serbò a stanca canizie in questa riva ?
Che appannò notte, infernal notte e bruna,
Queste vaghe pendici ,

Che s'impomaro ai zefiri felici ;
Inamarir tutte dolcezze, e mute
L'aure, che un dì melodiàr d' amore ,
E sol donne vestute
Del manto del dolore ,
Infiorarono i gelidi riposi
Dei padri dei fratelli e degli sposi !

Ma i dispajati spirti
Oggi consola più benigna stella,
Che questi scogli fa men aspri ed irti ;
E fia per essa, che all' età novella
Non rampogni l'antica,
Alla novella età d'ozio nemica.
O giovinetti, che fiorile in oro
Il secol, che per molli tempre inchina,
Oh piaccia unirvi al coro ,
Che l' occhio e il senso affina,
Che sol si affisa al sole, e va sprezzando
Nugol ch' ora s'innostra, or vien mancando

E qui il bel lume nacque
Del gentil Dicearco, e Maurolico
Vagì, dove azzurreggiano quest' acque ;
E qui, come il dolor, l'ingegno è antico
Siccome l' aura errante ,
Che quest' onde combatte in guise tante ,

Così sciolto e spedito il pensier corre
D'umana intellettivita al nobil segno;
Saldo è il voler qual torre,
Vivo è qual sol l'ingegno.
Ecco in candide stole, al voto mio
Ridon le muse, e le saluto anch'io.

Vanne Canzon , che cinta
A purpurea corona, oggi volgesti
In lieti carmi i mesti,
Di giojoso color dipinta;
Vanne, ed a quei dell'ispodo boote,
Tu di, che grand'elce al fulmin dura,
E che invan le sue ruote
Invan su noi gravò tempo e sventura.
___________________________________________________________________

DOPO LA SCUOLA
AL TRAMONTO


Manda gli estremi baci
Sulle marine il sol,
Chiude le penne al vol
Lo stanco uccello.

L' ore passar fugaci,
La scuola ornai finì :
Verremo al nuovo dì
Nel dolce ostello.

Dei limpidi doppieri
Al placido chiaror,
Del giorno il bel lavor
Riprenderemo :

E ai floridi verzieri
Del bello unito al ver.
Con vigile pensier
Ci avvieremo !
___________________________________________________________________

A SAN FRANCESCO DI ASSISI
PATRIARCA DEI MINORI


Noi ti offriamo con serti di fiori
Le parole di candida fè ,
Patriarca e sovran dei Minori,
Nuovo Cristo, novello Moisè !

Deh ci spezza sui deschi il tuo pane.
Deh ne intègra di pace e di amor !
Come l'oggi, provvedi al dimane
Perchè a tanto ti scelse il Signor !

Figli a Dìo, ti siani tigli e fratelli,
Tutti abbiamo un omaggio per Te :
Deh ci salva da tanti flagelli,
Nuovo Cristo, novello Moisè !
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A MARIA
Sin da quando le prime orme mettea
Tra i marmi e i fiori del gentil tempietto,
Nel tuo nome santissimo apprendea
Un'armonia di verecondo affetto.

Nella corona delle stelle ardea
Quel tuo nome soave e benedetto :
Dell'iri nei color pinto il vedea,
E raggiante nell' or mi stava al petto.

Ripeteva quel nome alle nevose
Piramidi dei monti, e dei miei fiumi
Alle fredde urne, ed alle valli ascose,

E tu, Madre di amor, splendevi ai lumi
Del fanciulletto nelle valli ombrose ,
Tra una pioggia d'incensi e di profumi.
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A Maria

Era una sera, ancor me lo rammento,
E l'onde riposavano tranquille ;
Baciava i fiori inbalsamato il vento,
E fiammeggiavan da lontan le ville ;

E i colli si tingevano d' argento ,
E mille lampe riluceano e mille ;
Mentre l'umili torri del convento
Davano un suono di devote squille,

Ed io, che nel mio cor chiudea la Madre
Del Nazareno, in bianche gonnellette
Di fanciulle vedea devote squadre ;

Che cantavan di Dio la madre pia,
E gli echi de le valli benedette
Ripetevano il nome di Maria.
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A Dante Alighieri
Quella superbia che ne venta al core,
Quell'ira che ci parte e ci fa imbelli,
Padre Alighieri , altissimo cantore ,
Deh alfìn ne spegni , e tornaci fratelli !

Congiurar l'ombra tua sin nel furore?
Sparger di fiori e calpestar gli avelli ?
Chiamarci amanti, e non sentir l'amore?
D'aste invece trattar toschi e coltelli ?

Padre ! se dalla tomba ancor ci ascolti,
Alza il capo senz' elmo e senz' alloro ,
E vedrai l' ire antiche e i nuovi volti !

Che nè i santi tuoi sdegni e l'alte cure,
Valser per lei, che d'armi spoglia e d' oro
Coi tuoi carmi obbliò le sue sventure!
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