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Rimestanze


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Helle Busacca Busacca  Helle
[ Sampiero-Patti (Messina) 21/12/1915 , Firenze 15/01/1996 ]

Una poesia (CXV)

theory of probability
filosofia della matematica
ipotesi problemi nessi funzioni
l’atomo di elio di idrogeno
i quanta plasma phisics
nucleon photon neutron x
rays spectra hig energy accelerators
l’atomo nella chimica nella fisica
nella biochimica
è
troppo tardi per imparare,
e intendere le frasi sottolineate
nei tuoi libri meravigliosi;
ma i vocaboli, certi vocaboli,
ed ecco, tu cercavi ciò che io ho cercato.

Meccanica ottica acustica
cibernetica interazioni,
e poi?
Quello che acceca
dalle pagine fulgide di equazioni,
è la figura che scandisce
il limite: sequenze sequenze
di simboli, e, =
a zero, = a
infinito;
e non è facile,
non è davvero facile, nelle pause
sempre più dense sulle tue carte,
spartiti di musiche arcane
crescendi sinfonici, astrali
pianissimi, allegretti, maestosi
andanti, fughe sempre più alte,

rinvenire, – oltre le sudice e grame storie
di maschere su porcini grugni, e l’abbacinato
folgorio di un cuore sulle arse foglie
di centomila stagioni, –

centrare l’autentica e sola ragione
di quel tuo deciso netto mortale,
– e the tao science, e zen buddism
e buddha, sayngs, e the tibetan
book of dead, e aristotele:
"dell’anima" e i "dialoghi dell’amore",
platone, euripide: "chi è il colpevole,
chi è la vittima?" pindaro, le odi,
erasmo, "la moria", spinoza,
"etica". –
di quel tuo affrontarti
"sono ingegnere e devo saper fare
calcoli e previsioni",
con quel finale
simbolo: zero, o infinito?
Dalle tue carte
risponde, lettere a penna, non più stampate,
una parola:
CATARSI".

da I quanti del suicidio - 1965-1


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C'è chi nasce un mattino

C'è chi nasce un mattino
tirato a lucido, un banco
di nubi che indietreggia di là dal limite
dell'orizzonte a incurvare
i grattacieli e i campanili
di milano in una bolla di quarzo
il viale sotto casa con le folgie rosse
e d'oro a felpargli il passo in un sontuoso
tappeto indiano,
mattini
tersi di novembre che pare
aprile e la rosa sul terrazzo
illusa mette le foglioline
nuove,

“crede che sia
primavera”
, ti dicevo.
E c'è
come te e me, chi è nato
con la nebbia che nessun sole potrà forare
cupa da cataclisma
giornata conchiusa in un giro
inesorabile di ventiquattro
ore, la nebbia precipita
in pioggia melma le strade
le gore che straripano la tramontana
che rapprende al tuo brancolare
un lastrico di ghiaccio su cui stramazzi,
e quando è l'ora ventiquattresima
non ti riguarda più se entro un attimo
il cosmo scatterà in una nuova alba.

da I quanti del suicidio - 1965-1


___________________________________________________________________

Ed io non posso maledire morte
se tu l’hai scelta
e, pur dubbiosa, in lei soltanto guardo
se mi ti renda in qualche modo. Tanto
scialbo e infantile il mio sogno di allora,
poter partire sull’eterea nave
che ci traesse fra le nebulose
cercando…
e sorte
non han le stelle
che valga quella che in lei spero: al fondo,
non più nell’alto il fascino del viaggio:

ma il sole cerchia e come or è soltanto
un anno, l’alba fra le case rosa
rosa le nevi sull’intatta chiostra
dei monti eterni e sul diamante viola
dei grattacieli;
febbraio; ed è “un giorno”,
tu scrivi in una lettera d’amore
non mai spedita, come
tante lettere mie, “di quel fulgore
che ci illude del mondo”;
che, se fossi
qui, si potrebbe sorridere ancora.

da I quanti del suicidio - 1965-1


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Signore, se mai esisti da qualche parte,
persino aldo parlò di te quando era disperato

ti prego non farci rinascere
su questa terra
è troppo grande
tutto su lei che pure è un punto
fra ombre di altri punti
non farci
mai più tornare dove tutto è bello
ma non gli uomini;
non farci tornare più
a patire la pena degli altri sotto tanta luce.

da I quanti del suicidio - 1965-1


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Questo mondo assassino

Questo mondo assassino
e io a farne parte, questo mondo
dove per te non c'era fuoco
né tetto né letto, e per forza
hanno dovuto darti quei due metri
di terra perché non li sconvolgessi, poveri esseri
sensibili e caritatevoli, rileggo
una tua lettera:
“eccoti
un brano di un racconto di un mio amico,
ingegnere_ - …si acconciò
a finire in una cassetta…-


Questo mondo dove
se io e tu fossimo stati soli
e non fidarci come i poeti
sempre, dei rutti del loro ventre
pigliandoli per il singhiozzo rauco del cuore
io ti avrei visto com'eri
ma c'erano a intossicarci fra me e te
tutte le loro fetide esalazioni
questo mondo dove la bestia
riesce sempre a imbestiare l'uomo
non mai non mai che sia l'uomo
a rendere umana la bestia
come potrei amarlo; sotto quale aspetto
non vomitarlo mille volte al giorno
questo mondo che era bello
finchè, anche lontano, tu c'eri.

da I quanti del suicidio - 1965-1


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E ora, ora comprendo
ciò che intendevi dire quando mi scrivesti
in quella lettera che echeggiò dentro
col timbro funebre di un'esperienza
futura, e dimenticata,

“quando in questo mio esilio
mi ritiro in una camera di albergo
qualunque, stanco, la sera,
allora, credimi, anch'io
sento il bisogno di una carezza”.


Intendo adesso cos'è
una stanza dove nessuno entra,
nessuno che sia qualcuno per te,
che ti contrae le pareti
più e più intorno come la “cassetta
dove ti sei acconciato”,

e la fatica priva di senso
che serve “solo a comprare con la tua pena
la pena degli altri”
,
.................................le lacrime
“che sgorgano dalle ciglia come da una sorgente,
dalla sera all'alba”.

da I quanti del suicidio - 1965-1


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