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Rimestanze


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Nina da MessinaNina da Messina
[ Messina 1240 , ]

Sparviere

Tapina me che amava uno sparviero,
Amaval tanto ch'io me ne moria;
A lo richiamo ben m'era maniero,
Ed unque troppo pascer nol dovia.

Or è montato e salito sì altero,
Assai più altero che far non solia;
Ed è assiso dentro a un verziero,
E un'altra donna l'averà in balìa.

Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito;
Sonaglio d'oro ti facea portare,
Perchè nell'uccellar fossi più ardito.

Or sei salito siccome lo mare,
Ed hai rotto li geti1 e sei fuggito,
Quando eri fermo nel tuo uccellare.
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RISPOSTA A DANTE DA MAJANO CHE ERA DI LEI INNAMORATO.

Qual sete voi, si cara proferenza,
Che fate a me senza voi mostrare ?
Molto m'agenzeria vostra parvenza,
Perché meo cor podesse dichiarare.

Vostro mandato aggrada a mia intenza;
In gioja mi conteria d'udir nomare
Lo vostro nome, che fa proferenza
D'essere sottoposto a me innorare.

Lo core meo pensare non savria
Nessuna cosa, che sturbasse amanza,
Così affermo, e voglio ognor che sia,

D' udendovi parlar è voglia mia :
Se vostra penna ha bona consonanza
Col vostro core, ond' ha tra lor resia ?
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