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Rimestanze


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Bartolo CattafiCattafi Bartolo
[ Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 06/07/1922 , Milano 13/03/1979 ]

Un insieme di cose

I pollici affondati nello spacco
bucate le varie resistenze
giungono alla parte
interna della pelle
fino in fondo al sacco
le altre dita all'esterno
(uno strato di pelle
dai pollici dunque le divide)
mani atteggiate a c
ora ruotano spingendo verso l'alto
un insieme di cose
che alla luce svapora
abbagliato avvilito
ossi polpe omento interiora
e chi guarda sorride
fruga tagliente con lo sguardo.
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Le strade

Le strade polvere
o fango sassi asfalto partono
da A
giungono a B passando
per i punti intermedi
che assieme ad A e B
sono la stessa strada
strade fatte per una mente pigra
non tanto per i piedi quanto
per la nostra impazienza
(tutto sfiora e inutile procede)
potremmo invece consapevoli aspettare
su A seduti su A in piedi
che A avvampi s'allunghi
s'allarghi si svisceri si sveli
uguale a B
ai punti intermedi
ad altro ancora.
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Di petto

Prendendole di petto
fanno istintivamente un balzo indietro
fermane la fuga
leggi nel loro petto
come se tutto fosse sottovetro
strati su strati di torpide molecole
strati che appena rotti
roteano in un turbine confuso
d'immutabili tetri componenti...
In questo svariare che finisce
col volgere al riposo
il punto fisso di riferimento
è la tua faccia riflessa su quel vetro.
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UNA FOGLIA

Un pensiero o preghiera un qualcosa
formatosi partito verso l'alto
e poi mi viene una foglia
che s'infila di taglio fra le mani
né bella né brutta
né verde né secca
mansueta
se ne sta tra le dita
e non dico che pianta
non dico verbo concetto costrutto
a chi accanto obliquo mi guarda
non turbo l'intesa segreta
il turgore d'un frutto
che già preme nel petto.

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IL TEMPO DEL GHIRO


Questo è il tempo del ghiro
più grasso d'un budda boschivo
saluta ghiande e castagne
scende sontuoso nel sonno.
Questo è il tempo di essere saggi
come il ghiro e il leone
che il mondo spaccano in due
carne buona-non buona
azione-inazione
non imbelli con l'occhio di capriolo
colti a volo dai flashes
nelle sale del trono
in cessi e dispense
rampe di scale
saltabeccanti tra vampe
che precedono il tuono.

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ANTRACITE

Fabbriche e treni perdono lucore,
invecchiano, sbiadiscono col tempo,
sconfinano nel bigio della nebbia.
L'antracite perdura, abbasso, nera,
fragile, dura, riflessi di metallo,
terra chiusa e remota
a lumi spenti.
Ne intendo i segni, i cippi calcinati del confine
l'ala del fossile confitta sulla costa
le mani rattrappite dei compagni
naufraghi morti nel golfo senza mare.
Può darsi avvenga domani un altro rogo
non l'aperta l'allegra combustione
che macchia l'aria di fumo e d'amaranto,
la soffocante perdita dell'anima
noi incastrati nell'ombra.

Penso alla pioggia, alla cenere, al silenzio
che l'uragano lascia amalgamati
nella vergine lapide di melma
dove drappelli d'uomini e di bestie
verranno ancora a imprimere
un transito nel mondo,
all'alba ignari sul nero
cuore del mondo.
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