Useronline Insert Failed > Nasce « Revestito » a Messina. Una Rivista on line per tutti. Per tutti coloro che non tollerano più demagogia, privilegio, mistificazioni di poteri grossi o piccoli, che hanno messo alle strette l´umanità, la libertà, e soprattutto la dignità. Revestito ha significato ambivalente: non occorre che sia messo a nudo il re ,per evento eccezionale, affinchè la natura delle cose in qualche misura si disveli. La trasparenza dovrebbe essere alla base di ogni consorzio civile e di ogni Stato di diritto che tale pretenda definirsi.
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Rimestanze


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Lucio Piccolo Piccolo  Lucio
[ Palermo 27/10/1901 , Capo d'Orlando (Messina) 26/05/1969 ]

AMARA CORTECCIA

Amara corteccia
che spunti all'aria
in attesa di scabri nodi
(tristezza era l'azzurro
presagio di brividi)
venne una ventata spense il paesaggio
solo i tetti rimasti
i ponti in fuga
li assorbì la tenebra
che rotolò coi massi
con le travi verso
il mare impreciso.

da Il raggio verde


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NOTTI DEI DAVANZALI
I
Notti dei davanzali: scendeva
la vallata con l'erbe della montagna
lontana sui canali dell'aria
appena mossa dal vento...
notti della verbena che tocca
ogni grana, che sale
come per gonfia vena
di struggimento ignoto.

II
Ma seppero altre notti:
che il soffocato ardore
torceva la fiamma ai fanali
in mulinelli di polvere
in galoppi lontani, la terra
screpolata, il canale che non sapeva
più la canzone dell'acqua...
notti che l'arco del canto
passeggero sui davanzali
lasciava germogli di fuoco
fra i gerani reclini...
notti che la verbena tentava l'aria
taceva ogni grana, ogni fibra...

da Il raggio verde


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IDILLIO DELL'ECO FUGGITA

Ghirigori sul tramonto
e un tocco esangue
d'armonica agli spigoli...
bastava che s'alzasse
dal muretto una voce
e la prendevi e la ridavi
eguale e nuova bocca
celata tra le mura
lungo i meriggi immoti
o sotto i cieli
già pensili d'autunno,
s'aprivano visioni di balaustre,
d'arcate, di margini di pietra dove
oscura l'acqua vola,
stupita l'origliante faccia
dei mascheroni d'arenaria
dinnanzi alle facciate già
notturne, e la notte vano guscio
eri di suono, piuma vacillante
sopra il vacuo del mondo ;
la sola voce eri dei penetrali
invisibili, e forse di memorie
di quello che non è... dei volti
che trasvolano ad attimi.
Ed il tempo
fu l'alternarsi
di nembi e sole, il grappolo di gocce
che s'attarda sul vetro
agli ultimi fulgori, i terrapieni
che si levano in erbe,
il sottobosco che presente
fragole e l'aria arcobaleni.
Ma la celletta ch'era tua dimora
su l'architrave e non lo sapevamo
toccò una mano ignara,
fu muto il dolce pendolo al richiamo ;
ti dispersero i crepuscoli
che il vento variegato fora
ed agita in brandelli
di nuvole? o la freccia del canale
ti rapì buia quando fra i roveti
si cela e ti portò spenta ai lontani
cerchi del mare nel trasalimento
dei colori? o riposi ancora infranta
fra i birilli, le trottole, i volani?

da Il raggio verde


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Andavano già lontane
In grande lagrima d’aria
Che luce segreta diffonde
E muovon da l’alto campane
In gloria, profonde.
Altre: nel pallore che langue e che sogna
Segnati i destini sotto la dolorante
Trama di vene e di sangue.
Ma chi sa i cammini
Dell’anima solitaria?
Piegarono a la corrente
D’onde volubili, d’aria,
al denso fogliame ove il serpente
nell’ore incerte soffia la voce
Signore
Dove è spirito? Dove è senso?
L’intrico su l’anima grava
Dal tempo antico d’Adamo;
e fragile è l’anima: risuona
e si frange ed ogni giorno abbandona
ai chiodi, al martello le palme,
e non tormento di Sette
Dolori che schiude pace infinita,
ma il vento che piange ed il fiele
celato a l’ambigua corolla;
e sembra che veli
i calici l’ombra sinistra
e più tenace s’appigli
il fuoco nel germoglio al fiorire…
la raffica scuote, il virgulto travia;
da l’alte spire
dei cieli vermigli, Maria,
non splenda raggio né piova fiore
di paradiso, ma scenda
sopore di primi giorni,
su l’erbe in ombra
fresco d’albe remote.

da Canti Barocchi


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L’Anima e i prestigi

Ma l’anima confondono i prestigi:
intimidita abbassa la scriminatura
che parte le nere chiome, le palpebre ombrate;
nel cestello ripone la matassa,
gli aghi, il ditale, piega la fioritura
paziente sul bianco, nelle sere.
E la lontana dimora di nuovo l’accoglie:
serbano le scansie tenebrose
pallide ampolle, o, pendenti
in vimini dal soffitto
e un poco oscillano quando
passa la tramontana; spirare
senti con l’erbe della solitudine, l’altura.
A la tarda ora solo guarda l’alto
Abbaino la stella polare.

da Canti Barocchi


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I giorni

I giorni della luce fragile, i giorni
Che restarono presi ad uno scrollo
Fresco di rami, a un incontro d’acque,
e la corrente li portò lontano,
di là dagli orizzonti, oltre il ricordo,
- la speranza era suono d’ogni voce,
e la cercammo
in dolci cavità di valli, in fonti-
oh non li richiamare, non li muovere,
anche il soffio più timido è violenza
che li frastorna, lascia
che posino nei limbi, è molto
se qualche falda d’oro ne traluce
o scende a un raggio su la trasparente
essenza che li tiene -
ma d’improvviso nell’oblio, sul buio
fondo ove le nostre ore discendono
leggero e immenso un subito risveglio
trascorrerà palpiti di sole
sui muschi, su zampilli
che il vento frange, e sono
oltre le strade, oltre i ritorni ancora
i giorni della luce fragile, i giorni…

da Canti Barocchi


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