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Rimestanze


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Caterina PapaliaPapalia Caterina
[ S. Cristina d'Aspromonte (RC) , ]

MOVIMENTO DI ESSERI
Siamo sassi sparsi per le strade
e sono una pietra grigia
scarna
essenziale.
Trasportati da oscuri agenti
ci ritroviamo spesso
presso dolorosi precipizi.
Ed io sono grigia, così essenziale.
Abbiamo spesso le menti inaridite,
prosciugate anche dal sole,
come certi grandi massi privi di ombra.
Ma abbiamo bisogno d'acqua
per lenire bruciori

e ci spingiamo a tentoni
verso ruscelli indifferenti.
Io, poi, sento solchi profondi.
Siamo una ben strana specie di sassi,
con vita precipitosa
e sempre fermi

ai cigli delle stesse strade.

da Fughe


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RISVEGLIO
Ho assorbito somme di umano
che si agitano come pungoli,
la schiena ce la siamo
tutti spezzata
come lottatori dietro alla sfida.
I colpi non previsti fanno ancora male.
Nelle strade scoscese
con due buchi nel volto
noi cerchiamo la vita,
dimentichi di averla lasciata già fuori.
Dietro al tempo
Oltre i ponti col mondo.
Prima il tempo andava.
Forse.
Ora ritorna
con una nenia crudele.

Ho aperto gli occhi da molto.
E il pensiero trafigge più a fondo.

da Fughe


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SALE

Le strade si sono intasate
degli aliti di uomini bianchi.
Figure sottratte all'inane
paesaggio di pietra.
Raggi di luce dominante
dentro, più di ogni altra volontà.
Con la sera che si vende
per compratori ricchi
la strada è di miele,
le mani candide.
Corpi soffusi negli stampi austeri
della mia società opulenta
per animi ridotti.
Quali file si ingrossano mai di noi!
Neanche il vento solleva più
germi incrostati, dissipati.
Processi naturali spezzati,
avanzate, recise.
Mondo che finisce
in un vicolo monco intasato,
esaltato di luce di miele.
E in una stanza, una soffitta.
Da stalattiti con gocce salate.

da Fughe


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VORTICI

Per non farmi morire
mi affiderei al buio della morte.

Per non discernere più
il bersaglio della mia vita,
e non scoprire che tra i suoi cerchi
c'è la mia essenza
che gira vorticosamente.

da Fughe


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STRANIERA

Gli occhi perduti e smagati
fra le canne calde
le siepi di more
lasciate a se stesse.
E al sole padrone.
Straniera alle strade assetate
ai piedi arroventati
alle menti eccitate
nel brulichio di umanità estiva.
Umanità considerata dal sole.

Ultima anima che si disseti.
Chiusa l'essenza in un pacchetto umido
riposta sbattuta nell'angolo
imperlata di nebbia di freddo ... di vita.
Straniera che parte da dove.
Arrivata al vortice estivo,
col viso slavato,
vivente di vita riflessa,
non sa dove si fermino gli altri.
Non conosce i luoghi
di banchine riparate
dalla coltre di perfido cielo accaldato.
Non conosce i luoghi
dove alla sera si dice
il sole perda la grinta
si combatte ma perde colore
ancora,
quando anche gli animi dell'uomo
ridiventano sobri, luce pacata.
Si assopiscono.

da Fughe


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INVERNO

E già la pioggia si riversa, dai balconi
lungo i muri alle strade,
diverse asfaltate, infangate.

E verrà l'aria più fredda,
insolente crudele sulle mani degli uomini,
diversi, nei campi brulli,
tra pareti protette
e le mani rossastre di contadine.
E il viso esposto ai suoi schiaffi.
Gli occhi ai suoi colori.
Ma esso è pieno, l'inverno,
è se stesso, è invadente,
ha la forza dei suoi impeti;
il suo volto ottenebrato
braccia enormi avvolgenti
non ha la fugacità di stagioni incerte
lampi di vita chiassosa e ferma,
e fiori privi di radici.
Assomiglia agli ulivi secolari
a cortecce insidiate tenaci.'
ai raccolti duraturi
a lunghe sere trascorse senza tempo,
ha il fragore del lavoro
e delle mani tormentate.

Esso è lì, sempre al varco,
veicolo di vita vera
vissuta in contraddittori intrecci
di freddo e luce
al varco di qualsiasi sfuggente primavera.
Come la morte,
ha i suoi colori nel declino del giorno.
Campo di vita reale
sono stata forse io
adagiata sui suoi intervalli
irregolari di esistenza.

da Fughe


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