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Michele Amoroso
[ Matera 18/04/1882 , Messina 23/04/1970 ]


Michele Amorosoiglio del ricco imprenditore edile Domenico e di Angela Tatarani compie i primi studi nella città natale. Appena tredicenne si trasferisce a Napoli, dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. Apprende la tecnica pittorica dal freschista Gaetano D'Agostino, che è solito portare i propri allievi quando gli venivano richiesti lavori. In quel periodo conosce Vincenzo Gemito, eccelso nel disegno, e Domenico Morelli, caposcuola della pittura napoletana ottocentesca, dai quali è largamente influenzato.
Pieno di esperienza torna a Matera nei primi del Novecento ottenendo il suo primo incarico, affrescare la volta della navata centrale della Chiesa Madre di Pisticci.
A 29 anni vince il primo premio, al concorso internazionale di pittura di Roma con la china «L’ora del riposo».
Nel 1922 si trasferisce a Messina, chiamato da un parente che lavora con gli stucchi. Qui nascono i due figli: Domenico, futuro arcivescovo di Trapani, e Luigi, che segue le orme paterne, dedicandosi con successo alla pittura.
ella Messina della ricostruzione, dopo il terremoto del 1908, Amoroso collabora alla realizzazione delle decorazioni in stucco del Palazzo del Governo (Prefettura), progettato dall’architetto Bazzani, e a quelli del Palazzo del Gallo.
Diventa imprenditore edile ed ha l’incarico di costruire l’Istituto del Sacro Cuore, il Convitto del Buon Pastore a Boccetta e la chiesa di Pompei, i cui progetti sembra siano stati elaborati da lui stesso, anche se sottoscritti dall’Ufficio tecnico arcivescovile. Costruisce, progetta, affresca e decora in stile liberty la Villa Vaccarino di Milazzo, i disegni delle decorazioni del soffitto sono conservati a Messina dal figlio Luigi.
Decora il villino dell'industriale di profumi ed essenze Eugenio De Pasquale a Contesse, realizzando, per il soffitto di 40 metri quadrati, su tre pannelli una copia delle Nozze di Cana di Veronese, il Trionfo di Bacco e Arianna  e una Santa Cecilia che suona un organo.
La produzione di Amoroso si svolse anche con la composizione di molte tele a soggetto sacro per le chiese ricostruite nel messinese:

  • Cattedrale dell'Archimandritato del Santissimo Salvatore {San Giuseppe e affreschi dell'abside);
  • Sant'Elia (Immacolata, Madonna del Bosco);
  • Santa Maria di Gesù Inferiore a Provinciale (Battesimo di Gesù, San Biagio) ;
  • San Giovanni Decollato (Sacro Cuore) ;
  • Cattedrale di S. Agata Militello (tre pale d'altare: L’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus, Tempesta sedata e Allegoria dell’Eucarestia) ;
  • Chiesa Madre di Caronia (Il mondo illuminato dalla Croce) ;

el suo studio d'arte di via I Settembre, negli anni seguenti, realizza su commissione varie opere, panorami della città presente e passata, come «Messina vista da Rocca Guelfonia», e soprattutto ritratti. Tra quest'ultimi si segnalano quelli dei familiari e di personaggi pubblici come il conte Carlo Sforza e lo statista e uomo politico Gaetano Martino.
Nel 1944 partecipa con la grande tela «La piccola vedetta lombarda» alla Mostra di pittura e scultura di artisti messinesi tenuta nei locali della Società Operaia.
Nel dopoguerra, disegna, progetta e costruisce primi carri allegorici dell’Agosto Messinese, rifacendo, con la consulenza storica di Domenico Puzzolo Sigillo.
Nel 1951 per la sua perizia come modellatore ottiene dall'Amministrazione Comunale l'incarico di ricostruire le statue dei mitici progenitori della città Mota e Grifone, danneggiati dai bombardamenti. La la testa in gesso di Mata da lui realizzata è oggi al Municipio.
Muore a Messina all'età di 86 anni.

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