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San Lorenzo
[ Frazzanò (ME) 1116 , Frazzanò (ME) 30/12/1162 ]


San Lorenzo' uno dei maggiori esponenti del monachesimo basiliano in Sicilia, e con San Filippo d'Agira, San Silvestro da Troina e San Cono da Naso forma un quadro esauriente del livello spirituale delle popolazioni tardoellenòfone nebroidee intorno all'anno mille (sec. VIII - XIII). Probabilmente Lorenzo nacque intorno al 1116, certamente nella piccola borgata di Frazzanò, dai greci denominata Acri, facente parte del territorio di Mirto (Oppidum Myrtirum) nella Contea di San Marco (Comitatus Sancti Marci). I suoi genitori, Cosmano e Costanza Ravì (Monaco), cristiani onesti e virtuosi, solo per poco guidarono i passi del piccolo Lorenzo verso la vita e la santità: morirono infatti nel giro di un anno, lasciando orfano il figlioletto. Ma la provvidenza di Dio non consentì che la mancanza del focolare domestico determinasse la fine di quel sapiente rapporto educativo iniziato in tenera età; infatti, alla morte del padre (dopo che la madre era morta da appena un anno) nella vita di Lorenzo entra un personaggio importantissimo, che avrà un'eco incisiva in tutta la formazione cristiana del Santo. E' la giovane nutrice Lucia, una vicina di casa, forse amica della mamma, che prende con sé il piccolo orfano, procurandogli ogni mezzo per progredire nella vita e nella perfezione cristiana.
sei anni, dopo i primi approcci con la Sacra Liturgia e le Scritture, chiese a Lucia di potere studiare le lettere umane e divine, e da Lucia fu indirizzato al glorioso Monastero basiliano di San Michele Arcangelo a Troina, dove il giovanetto in breve stupì tutti quanti con l'esempio delle sue virtù umane e religiose, tanto che dallo stesso Vescovo di Troina (Niceforo?) fu invitato a vestire l'abito monacale basiliano e a ricevere, successivamente, gli ordini minori e maggiori. Sicché a soli 20 anni Lorenzo era già Sacerdote, fra l'ammirazione e la stima di tutti i confratelli monaci e la predilezione del Vescovo troinese. Ben presto si diffuse la fama del giovane sacerdote basiliano, soprattutto riguardo al suo eroico e nascosto spirito di penitenza, per cui già dalla più tenera età egli si sentiva particolarmente attratto.
Trascorsi quasi sei anni dal suo arrivo nella grotta etnea, Lorenzo, per divina ispirazione, fece un giorno ritorno al Monastero di Troina e, subito dopo, si reco al Monastero di Agira. Qui, secondo la tradizione, i monaci furono avvertiti dell'arrivo di Lorenzo da un suono festoso di campane che solo tacque quando Lorenzo ebbe abbracciato tutti quanti i confratelli. I frutti delle numerose virtù che Lorenzo aveva meritato nelle incredibili penitenze dell'eremitaggio, ben presto si fecero conoscere in tutta la zona nebroidea i cui fedeli, anche a costo di gravi sacrifici, si recavano ad Agira per sentire la parola illuminata del sacerdote Lorenzo, e per gustare i benefici della sua intercessione presso Dio, che spesso fu così potente da contrastare ogni legge di natura con prodigi e miracoli strepitosi. Nel 1155 circa Lorenzo fece ritorno nella sua terra, ed entro nel Monastero di San Filippo di Fragalà "distante appena mille passi da casa sua". Li dimorò per quasi tre anni. In questo periodo, Lorenzo si adopero per fare edificare a Frainos (altro nome di Frazzanò) una chiesetta dedicata a San Filadelfio, ben presto arricchita di molte reliquie. Qui il Santo si dedico alla predicazione instancabile del Vangelo, e anche qui si ripete l'afflusso di cristiani assetati di soprannaturale, che gia si era verificato ad Agira. Chiamato nei primi del 1158 a predicare in alcune zone della Puglia e della Calabria, non ancora ripresesi perfettamente dopo la temperie saracena, Lorenzo diede prova ad intere popolazioni di quante meraviglie può operare l'Onnipotente nei suoi servi fedeli.Accorso a Reggio, in seguito alle suppliche dei cittadini appestati, in breve riporto la salute del corpo a quelli che lo invocavano, ma soprattutto, come il profeta Giona, ricondusse i peccatori a penitenza, a conversione sincera; il frutto più bello della fortunata missione reggina di Lorenzo fu la ricostruzione di ben tre chiese in cui ruderi erano sparsi per i colli sovrastanti la città. Alla sua partenza da Reggio, presenti il Duca e l'Arcivescovo Metropolita di Messina, Lorenzo fu acclamato da una immensa folla, grata al Santo per il suo potente patrocinio. Ritornato nel suo piccolo borgo natio, Lorenzo ricomincio con maggiore zelo le sue contemplazioni dei divini misteri, spinto a ciò da una celeste visione che gli aveva annunciato come prossima la sua dipartita da questo mondo; un vegliardo, con toni apocalittici, gli aveva riferito i divini voleri, ma anche le meraviglie ancora più grandi che Dio avrebbe operato alla morte di Lorenzo.
e leggende, inevitabilmente fiorite attorno alla figura del Santo, parlano spesso, infatti, delle aspre penitenze che fin da piccolo Lorenzo si infliggeva di nascosto, addirittura fino allo spargimento di sangue; e tutte riferiscono anche il famoso "prodigio della camicia", cioè il fatto che il sangue abbondantemente versato di notte, al mattino scompariva del tutto, rimanendo candidissima la camicia del Santo. Anche numerose visioni, secondo l'unanime agiografia laurenziana, costellarono l'itinerario di santità del Monaco Lorenzo. Dopo alcuni anni di permanenza a Troina, verso il 1145, all'età di circa 29 anni, Lorenzo decise, d'accordo con l'Abate troinese Galieno e con Erasmo Abate di San Filippo d'Agira, di lasciare il cenobio dell'Arcangelo per andare a vivere un certo tempo in un luogo appartato. Non sappiamo dove di preciso i tre confratelli si siano recati, se non che in quel luogo Lorenzo fece costruire una chiesetta dedicata alla martire siracusana Lucia; è probabile, pertanto, che in questo periodo, durato all'incirca cinque anni, i tre abbiano mantenuto in certo qual modo i contatti con il mondo esterno. Maturata l'idea di donarsi totalmente al Padre nella solitudine e nella penitenza più aspra, intorno al 1150, Lorenzo si congedo fra le lacrime dai Venerandi Abati che con lui avevano condotto quella magnifica esperienza eremitica. E si incamminò in direzione di una grotta alle falde dell'Etna, il cui sito alla storia rimane ignoto, ma la cui gloria risplende in modo chiarissimo. Fu infatti in questa grotta che lo spirito di Lorenzo fu affinato nel crogiuolo di ogni tentazione del maligno, ma anche arricchito di innumerevoli consolazioni dello Spirito Santo che in misura sempre crescente gli comunico i suoi doni ineffabili. Nel corso di questa permanenza in assoluta solitudine Lorenzo fu anche consolato dalla visita di altri pii eremiti che, come lui, dimoravano tra quei boschi e quegli anfratti in cerca di perfezione; fra questi pare si debba annoverare San Nicolo Politi, altro celebre eremita. contemporaneo di San Lorenzo; anche San Luca, Abate di Sant'Elia in Calabria, si recò a visitare il Monaco Lorenzo e con lui scambiò "certamente pensieri di cielo", come riferisce l'antica leggenda greca.
osì, per Lorenzo, come per il Maestro, si avvicinò la Pasqua, la sua ultima Pasqua. Giunsero a Frazzanò, nella quaresima del 1152, alcuni Padri eremiti provenienti da un cenobio degli Appennini, forse dall'Abruzzo, che lo invitarono a celebrare la Pasqua nel loro Monastero. Lorenzo, nonostante il presagio ricevuto, legge in questo invito un'altra prova d'amore richiestagli da Gesù, e, senza indugi, si incammina con loro verso la lontana meta. Al ritorno, ripassò a salutare per l'ultima volta i suoi fedeli di Santa Domenica, presso Stilo in Calabria. Rientrato definitivamente a Frazzanò, nell'autunno del 1162, Lorenzo ebbe appena il tempo di veder conclusa la fabbrica della nuova chiesa di Tutti i Santi, da lui desiderata "ad honore della Santissima Trinità ". In questa chiesa, recentemente restaurata, si compirono i più grandi miracoli operati dal Signore per glorificare San Lorenzo. Così, in breve tempo, Frazzanò divenne faro di luce per tutte le popolazioni dei Nebrodi e anche di paesi più lontani; esse ricorrevano a lui per avere sì la guarigione del corpo, ma soprattutto per riavere la pace dello spirito. Ma, da vivo, solo per poco Lorenzo riuscì ad accontentare della sua parola e della sua sacerdotale benedizione i fedeli che a lui accorrevano; dopo il Santo Natale del 1162, infatti, dopo il Vespro del 30 dicembre, verso le 18, l'angelo della morte venne a visitarlo nella celletta da cui ormai non usciva da tre giorni, vissuti nell'ansia di essere finalmente riunito al suo Divino Maestro, e nello sforzo di purificare ancora la sua anima con la penitenza, onde renderla più degna di comparire dinanzi al trono dell'Altissimo. Emesso l'ultimo respiro, il corpo di Lorenzo incomincio ad emanare un soave profumo, che tutti, dall'Abate di Fragalà fino all'ultimo bimbo di Frazzanò, non poterono che attribuire all'Onnipotenza divina che così voleva glorificare tangibilmente le virtù eroiche del Sacerdote Lorenzo. Da quel giorno sono passati più di otto secoli, e ininterrottamente da quel giorno, il corpo di Lorenzo e venerato, soprattutto dai suoi concittadini, molti dei quali, per devozione, portano il suo nome. Le reliquie del santo si conservano nella Chiesa che i frazzanesi edificarono al loro Concittadino e Patrono nel sec. XV.

Fonte: http://www.frazzanosulweb.it

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