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Giulio D'Anna
[ Villarosa(Enna) 22/08/1908 , Messina 18/11/1978 ]


opo la morte del padre Giuseppe, si trasferisce giovanissimo presso il fratello maggiore Giacomo, dapprima a Palermo dove questi lavora nella Libreria Trimarchi, e in seguito a Messina quando lo stesso trova impiego nella Libreria dei Fratelli Principato. A Palermo, appena diciottenne, ha i primi contatti con il Futurismo e si interessa da autodidatta alle tecniche artistiche.

Giulio D Anna Messina è determinante l'incontro con Guglielmo Jannelli, suo pigmalione. Viene osannato entusiasticamente da Filippo Tommaso Marinetti, giunto a Messina «città futurista» nel 1931 per una conferenza al Centro Fascista di Cultura; nell'occasione Marinetti visita anche le mostre futuriste di D'Anna e del fotografo Francesco Mauceli. È lo stesso Marinetti a inaugurare nel 1933 la personale del pittore nella hall del Grand Hotel.
Chiusa la parentesi futurista di Pippo Rizzo e Vittorio Corona, passati a «Nove cento», Giulio D'Anna rimane l'unico artista siciliano a rappresentare negli anni 1931-36 Il Futurismo nelle principali Mostre collettive di Aeropittura e Arte Sacra Futurista

  • Quadriennale di Roma, 1935: Metamorfosi cosmica;
  • Biennale di Venezia, 1934-1935: Amanti dello spazio;
  • Biennale di Venezia 1936: Sfere erotiche
  • Intersindacale di Firenze
  • Galleria "Pesaro" di Milano
  • 'Internazionale d'Arte Coloniale di Roma.

el 1938 partecipa alla Vili Mostra del Sindacato Siciliano Belle Arti. In seguitola sua presenza alle manifestazioni artistiche si dirada, ed egli preferisce occuparsi della Libreria e della Casa editrice fondata dal fratello. Nel dopoguerra Giacomo D'Anna si trasferisce a Città di Castello e apre una nuova sede della casa editrice a Firenze. Giulio invece, che ha sposato Santina Cataldo ed è padre delle gemelle Fanny e Giovanna, rimane a Messina a gestire la Libreria. Ritorna saltuariamente alla pittura partecipando a mostre collettive cittadine

  • I Mostra Nazionale di Pittura «Città di Messina», 1951;
  • Circolo di Cultura, 1958;
  • «Il Fondaco», 1960;
  • Circolo della Stampa, 1962;
  • I Mostra Sindacale d'Arte, 1963;
  • «Il Fondaco», 1965;
  • Circolo Artistico «Città di Messina», 1968;
  •  Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, 1976

a sua pittura è mediterranea, carica di tutte le sfaccettature cromatiche, che sole, mare e colline dello Stretto gli squadernano dinanzi e di cui il suo pennello si nutre con abbandoni spaziali lirici, propri della sua indole dolce e serena. Un paesaggio solare il suo, la poesia del paesaggio, in cui mare e terra si scontrano e in cui aerei rossi, gialli, verdi e viola (il viola è simbolo di dinamismo e velocità per Fillia) intessono gare ludiche, che rivelano tutta la gioiosa fascinazione dell’infinito, che anima le mutevoli polidimensionalità prospettiche, con cui le traiettorie dei motori sfreccianti trasfigurano la realtà. I panorami si fondono e aprono direzioni nuove, che sono solo della fantasia, in un effervescente scoppiettio di curve, ondulazioni, rette. Nei decolli, negli atterraggi, nei voli radenti, dall’alto, alberi, case, colline assumono dimensioni miniaturistiche in un caleidoscopio coloristico, che guarda alla lezione figurale e cromatica di Balla e Depero, ma con una coniugazione tutta mediterranea. Sfiora a volte, perfino, nel tentativo di scomporre simultaneamente la realtà, l’astrattismo, apparendo così come l’autentico futurista siciliano, anche se autodidatta e anche se gli altri suoi compagni di viaggio hanno meriti creativi, qualitativi e pragmatici non trascurabili..

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