Useronline Insert Failed > Nasce « Revestito » a Messina. Una Rivista on line per tutti. Per tutti coloro che non tollerano più demagogia, privilegio, mistificazioni di poteri grossi o piccoli, che hanno messo alle strette l´umanità, la libertà, e soprattutto la dignità. Revestito ha significato ambivalente: non occorre che sia messo a nudo il re ,per evento eccezionale, affinchè la natura delle cose in qualche misura si disveli. La trasparenza dovrebbe essere alla base di ogni consorzio civile e di ogni Stato di diritto che tale pretenda definirsi.
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Giampaolo Palumbo
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e opere che Giampaolo Palumbo propone per la prima volta alla visione di un pubblico più vasto in questa sua prima personale, sembrano scaturire da una dimensione a noi spesso negata che è l'equivalente misterioso di un'energia centrifuga in grado di raggiungere i livelli più profondi delle nostre capacità emotive, conservando in sé quel dato inesplicabile che caratterizza i fenomeni in grado di stupirci. Esse si situano naturalmente in quella zona franca del nostro universo psicopercettivo, tanto presente quanto "labile", quindi sfuggente: quel luogo interiore, intimo, che abita ognuno di noi, in cui le immagini, prima di farsi "verbo", vivono lo stato brado delle loro potenzialità evocative e suggestive.

a qual è, nei dipinti in questione, il motivo per cui si rende immediatamente possibile una fruizione così radicale sul piano sensibile?
E perché tale impatto non può risolversi, visivamente, in un mero atto contemplativo più o meno attento o, peggio ancora, formale?
E, ancora poi, cosa ci chiedono, cosa pretendono da noi queste immagini? Esse ci chiedono, innanzitutto, di esercitare un atto di sospensione, ci invitano a restare fuori dal tempo, in quella dimensione inconscia del nostro spirito prima di cedere il passo alla coscienza dei fatti. In più rivendicano la loro esistenza sul piano della purezza fruitiva e su quello dell'incontaminazione da ogni luogo comune per sottrarsi così ad ogni possibile, quanto inadeguata, elucubrazione critica.
La pittura di Giampaolo, in effetti, è una superficie trasparente che non separa; in essa resta intatta la comunicazione di un processo creativo senza filtro alcuno; quasi indifesa eppure potente, sgorga spontanea, con gesti sicuri, sapienti, che "attraversano la materia pittorica oltre lo spazio consapevole dell'arte". E' questa la dimensione aliena dalla quale proviene; un territorio negato ai più; una condizione di celestiale felicità che, è certo, trova in questo "fare" l'esatta coincidenza esistenziale col proprio "essere" che guida cromosomicamente l'accadimento pittorico verso una compiutezza disarmante. Chi visita queste opere non resta annichilito da sovrastrutture e orpelli rappresentativi di vario genere esperenziale, né viene respinto all'indietro nel problematico territorio di un rapporto dialettico mancato con l'autenticità delle cose. Infine i dipinti di Giampaolo Palumbo ci chiedono, pretendono, un atto di liberazione tale da affrancarci da ogni stereotipo fruitivo; ciò per rendere pienamente circolare il percorso spontaneo che li ha generati. Allora si che diventa facile relazionarsi con l'universo rappresentativo che Giampaolo ci propone. Un universo in cui non esistono leggi compositive preordinate, un universo in cui la dimensione progettuale trova, nel brevissimo spazio d'esistenza concessole dall'istinto, un'estensione che non ci è dato spiegare.
Così le forme e gli spazi, i segni e le aggregazioni cromatiche, gli addensamenti e le trasparenze di questi dipinti non si pongono solo come elementi significanti, da soppesare e analizzare. Queste "azioni d'immagine" possono costituirsi nel contempo come una chiave di lettura ben più ampia, oltre chi queste stesse opere ha prodotto. Le immagini qui presenti sono in grado di farci operare una riconversione verso la nostra personale sensibilità proiettandoci fuori dal torpore emotivo in cui a volte, inavvertitamente, silenziosamente ci imbattiamo; esse sono l'interfaccia dell'angosciato bisogno di cose, fatti, eventi semplici che tutti noi ancora nutriamo... Grazie Giampaolo!

Giuseppe Crupi

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