Home
Notiziario
ChiVuol'esserLettoSia
Nel tempo
Personaggi
Photogallery
Rimestanze
RSS

martedì 26 maggio

STATISTICHE

Visitatori : 3406276

Pagine visitate : 90103719

Utenti connessi : 16

Il piacere di leggerli

Iscriviti alla
Mailing list
Email:

Personaggi


Indietro

Giovanni Irrera
[ , ]


li esordi fotografici di Giovanni Irrera, che risalgono agii anni Ottanta, sono comuni a quelli di tanti altri fotoamatori. Prima un lungo apprendistato, necessario per affinare la tecnica fotografica, selezionare i soggetti da riprendere, sperimentare !e ottiche e le pellicole, migliorare il taglio d'inquadratura e la composizione, poi, una consapevole scelta di campo, quella di privilegiare l'osservazione del mondo popolare. nelle sue diverse espressioni.
Valorizzando a pieno le sue spiccate attitudini per il reportage etnografico, Giovanni Irrera matura un suo personale approccio ai contesti festivi della tradizione, che diventano luoghi elettivi dei suoi racconti per immagini, trovando meritatamente posto, ormai da tempo, su riviste specializzate.

icrocosmo in cui convergono in maniera dinamica gii elementi culturali più disparati, sacri e profani insieme, la festa patronale, negli scatti fotografici sequenziali di Irrera, viene restituita nei suoi tratti costituivi, nel suo singolare ripetersi di gesti simbolici di autentica fede popolare.
Lungo la riscoperta delle vie etnografiche pelontane, Irrera rivela il suo occhio fotografico particolarmente sensibile, capace di trasmetterci, senza compiacimenti formali, il vissuto autentico che relaziona l'uomo e la comunità di appartenenza ai cerimoniali festivi.
uovendo lo sguardo all'interno della scena festiva, Irrera ci offre un reportage esemplare, dalla forte tensione espressiva, cogliendo dettagli rivelatori, quali l'intrecciarsi delle dinamiche fra portatori e simulacro, finalizzate in alcuni casi ai "balletti rituali" o agii spettacolari "salti" dei Santi, che espandono energie liberatorie in grado di rifondare il tempo festivo rigenerante.
La festa, dunque, per comunicare, tra "permanenza" e "variabilità", li oisogno di ritrovare le proprie radici, vale a dire l'identità di un'intera comunità, cne non può non nutrirsi anche di memoria, la soia in grado di farci leggere con esattezza il presente, per poi costruire il futuro che, possibilmente, non rinneghi la storia degl uomini radicati al territorio fisico e culturale insieme.
"Osservare la fesia - ripete spesso Irrera - con la lente fotografica, che per sua natura impone una visione parziale e rduttiva, è come assistere ad una vera e propria messa in scena teatrale, che prescrive tempi e ritmi di rappresentazione ma: uguali a se stessi, all'interno dei quali il fotografo deve avere ia capacnà mimetica di calarsi con discrezione, per poi restituirne il respiro vitale, il segno rivelatore, la tensione devozionale".

MADONNE E SANTI IN FESTA
Devozione, segni rituali e forme del sacro nella tradizione pelorìtana.

ltre l'orizzonte che circoscrive i tempi convulsi della quotidianità, dominata da persuasivi, pervicaci e sempre più omologanti stili di vita, resistono tenacemente alcuni dei segni forti della cultura di tradizione orale siciliana che per generazioni hanno plasmato lo "stare al mondo", riempiendo di senso e valore l'esperienza esistenziale.
Sfaldata per sempre la cornice sociale ed economica entro la quale si replicavano gesti lavorativi, azioni rituali e forme 'di comportamento afferenti ad un sistema culturale che bastava a sé stesso, perché in grado dì autorigenerarsi in una circolante calendariale rassicurante, oggi non ci resta che osservare frammenti alla deriva di una cultura smarrita. Si nota, tuttavia, una diffusa e piena consapevolezza della necessità di ritrovare le proprio radici culturali per coniugarle al presente, senza improbabili fughe nostalgiche verso un passato per sempre perduto.
Nelle complesse dinamiche relazionali, che rimettono in gioco pezzi di cultura popolare orientandoli sui nuovi bisogni individuali e collettivi, spesso piegandoli a tentativi di recupero di un'identità frammentata e controversa, la festa patronale si configura come istituto di cultura folklorica di primario interesse.
ingolare forma di autorappresentazione della comunità, la festa che si celebra in onore del Santo Patrono o della Madre celeste nelle sue diverse accezioni, fa emergere infatti in maniera eclatante i tratti costitutivi delle relazioni sociali, i valori religiosi condivisi, le specifiche devozioni, i tratti cerimoniali esclusivi.
Lo spazio festivo, fuori dal tempo ordinario, mette dunque n scena il sacro e il profano in una contiguità spesso spiazzante, che si alimenta dei segni culturali più disparati attratti verso una polarità devozionale. Le espressioni di autentica fede popolare, che marcano i contesti cerimoniali ripristinano il dominio dei gesti rituali disvelando e riattualizzando nel presente individuale e collettivo "elementi mitici", dunque i valori fondanti della comunità, che riconducono all'immanenza delle figure del sacro.
L'urgenza di una sistematica, quanto rigorosa osservazione del complesso sistema di feste che, nel rispetto di una concezione circolare dei tempi dei sacro, replica modalità rituali e regole cerimoniali di indubbio interesse etnoantro-pologico, è posta dall'indagine fotografica che Giovanni Irrera ha condotto negli ultimi anni nell'area dei Peloritani. Il racconto per immagini delle feste che egli propone si offre come un palinsesto emblematico e di straordinario interesse, dove emergono tracce indelebili di una cultura popolare devozionale fortemente radicata. Affidandosi ad un spiccato fiuto per il reportage visuale etnografico, Giovanni Irrera ci consegna, nell'allestimento della mostra ospitata dall'Orientale-Sicula, la sintesi di un catalogo di foto ricchissimo, oltre duecento scatti, che si snoda lungo il percorso festivo calendariale.
rdinando le immagini secondo un'approccio dì lettura coerente che privilegia opportunamente i tratti peculiari di ogni festa, il lavoro di ricerca sul territorio peloritano di Giovanni Irrera, che documenta ben quarantacinque feste, 'costituisce un cospicuo patrimonio di antropologia visuale conservato nel Museo di cultura e musica popolare dei Peloritani di villaggio Gesso (Messina), impegnato ormai da un decennio sul versante della salvaguardia e valorizzazione del patrimonio di tradizione orale, con particolare attenzione alle espressioni musicali strumentali e ai contesti di festa.
n una selezione esemplare, il catalogo fotografico delle feste peloritane sì offre ora, grazie alla pronta sensibilità mostrata dagli amici-artisti dell'Orientale Sicula, ad una platea più" vasta, non di specialisti, per guidarla, lungo un suggestivo viaggio, alla scoperta di un insospettabile e variegato teatro sacro popolare, cangiante nel suo dispiegarsi cerimoniale. E così le "Madonne e i Santi in festa" rivelano le forme tipiche di fede religiosa, i gesti rituali, le forme del sacro, gli spazi cerimoniali, che rimandano ad un fondo devozionale di antica memoria, dove è possibile rintracciare alcune delle tracce emblematiche della nostra storia collettiva.

Mario Sarica Indietro