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Giuseppe Giannino
[ Messina 1960 , ]


egli anni '80 ha vissuto a Milano, dove ha iniziato a interessarsi di fotografia, frequentando masters presso istituti di fotografia e studi pubblicitari. Rientrato a Messina, ha iniziato la collaborazione con lo studio fotografico Mento.
Vanta numerose collaborazioni in campo artistico e professionale. Nel 1993 ha esordito con la mostra "II cortile sul mare". È autore di reportage (La regina dì Saba, Yemen 1992) e ha diretto la fotografia di diversi cortometraggi. Nel 2004 ha pubblicato il volume "La città velata" (Il Gabbiano).

La città velata

olti, teste e maschere prendono forma ed espressione tra luci e ombre immortalate nell'effimeratezza di un istante.
Figure antiche, arricchite dal fascino che solo il tempo è in grado di donare, si svelano, in tutta la loro magnificenza, accarezzate da un timido bagliore di luce. Un crepuscolo che pavido si insinua tra i solchi e le scanalature dei fregi, accendendoli di vita e di espressività.
Quella medesima esistenza, rapita dal trascorrere del tempo, si lascia oscurare dall'ombra dell'indifferenza. Intanto la quotidianità fugge veloce, ossessionata e inghiottita dall'urgenza della fretta.
Occhi che scrutano dall'alto, fronti corrucciate e solcate dagli anni, bocche spalancate in segno di protesta mentre mimano un grido silenzioso, finanche muto, verso colui che non ascolta perché sordo ai richiami di un'identità fantasma. Tracce di passato, di storia, di leggende intarsiano il cemento, spiate da un curioso quanto attento obiettivo. Quel mirino, silenzioso e accorto, sorveglia per poi rapire l'istante al passare del tempo. E lo rapisce, quell'istante in cui la luce si mischia alle ombre, fino a lasciare affiorare i fantasmi della città sullo Stretto.
ià perché gli scatti di Giuseppe Giannino, autentici quanto espressivi, carpiscono senza rubare ma, esclusivamente, nel tentativo di svelare. Ne risulta un percorso che si realizza all'interno degli elementi architettonici della città. Un'esposizione fotografica i cui soggetti sono proprio i particolari in ombra di Messina e, purtroppo, come tali "fantasma".
Le vie Tirane, Lenzi, Ghibellina, Cavour, della Zecca riemergono sotto una luce nuova che rischiara il valore dell'antico. E' la luce di Giannino che riconduce il centauro alla vita come in un sortilegio, ove anche le luci diventano complici. Quei chiarori solcano la materia e la colorano attraverso le mille tonalità dei grigi. Il risveglio di tanta magnificenza è la restituzione, da parte dell'artista, di una città, la sua, schiodata da un letargo buio e silenzioso che traspira dagli incavi e dalle corrosioni. Una testimonianza autentica e presente di una città velata ma svelata.

di Grazia Tardiolo

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