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Katia Lupò
[ Messina , ]


Katia Lupoa iniziato la sua attività presso l'atelier Sterri e poi quello di Enzo Celi. Dagli anni Ottanta ha partecipato a mostre personali e collettive in tutta Italia.

Principali mostre

  • 2006 Personale "La rete e l'imbroglio" - Cornici poetico - musicali per i quadri di K. LUPO - Poesie di G. Blundo Canto - Musiche di D. Carfì - A. Magna L. Maurolico - ME (pres. F. MAZZEO)
  • 2006 "Implosioni ed esplosioni" - Personale "il Circolo" - ME
  • 2004 Personale Castello dei Conti - MODICA
  • 2004 Personale 6" Mostra Mercato Fiera di REGGIO EMILIA (catalogo a cura di LUCIO BARBERA)
  • 2002 Girotondo - Art Pride - Monte di Pietà' - ME (pieg. ili. presentazione di ROSSANA BOSSAGLIA)
  • 2000 Personale di grafica "Percorsi" - Consolato della Seta - ME (pieg. ili. a cura di A. MONDELLO)
  • 2000 Personale ExpoArtePadova - PADOVA (catalogo a cura di LUCIO BARBERA - Commento di V. SGARBI)
  • 2000 Redazionale sulla rivista "Arte in Italy"
  • 1999 Aprire gli occhi all'arte - Forte S.Jachiddu - ME
  • 1998 Terremotarle - Teatro Vittorio Emanuele - ME (catalogo a cura di LUCIO BARBERA )
  • 1997 Artisti al museo - Fiera di Messina - ME ( pres. di LUCIO BARBERA )
  • 1996 II Natale dell'arte - Teatro Vittorio Emanuele - ME ( pres. di LUCIO BARBERA)
  • 1996 Copertina per la rivista "CITTA' E TERRITORIO"
  • 1995 Un castello per l'arte - Castello Rufo Ruffo -ME. (pieg. ili.)
  • 1994 I Mostra di arte contemporanea - Castello Rufo Ruffo - ME. (pieg. III. a cura di V. CELI)
  • 1994 Personale "Suggestioni nel Borgo Medievale" - BROLO
  • 1992 Personale " Mono e buchi" - Libreria Pizzullo - ME
  • 1991 Premio Orione - Camera di Commercio - ME

Numeri

l corpo: trasparenza e mistero, vetrina e scrigno, vittima e carnefice.
Su questa ambivalenza tra contenuto e contenitore si snoda la nuova serie pittorica di Katia Lupo, da tempo avvezza al gioco dualistico tra elementi contrapposti, ma facenti parte di un'unica entità, e da tempo attenta allo scontro fra "Essere e Apparire", come denuncia il titolo di un suo ciclo del 2000. In quegli anni, la Lupo, formatasi presso l'atelier Stern e poi nello studio di Enzo Celi, approfondiva Bergson e Pirandello, ma anche Schiele e Klein, e si esprimeva attraverso un'arte informale, gestuale, concreta.

n'arte nella quale, pian piano, l'ordine e la disciplina, provenienti anche dalla docenza di matematica al liceo, hanno esasperato la sintesi e lo iato tra gli opposti, generando nuovi cicli, fino a giungere a "Implosioni Esplosioni" (2004): vibrante analisi sull'esistenza attraverso un linguaggio tachisme, ermetico, materico, dove la grande campitura monocroma viene "offesa" dal retino, talvolta sommerso dal colore, talaltra esploso fuori dalla tela. Si tratta di opere dove dramma ed enigma si scontrano sotto l'egida di Burri e il rigore di Rothko, opere intrise di pathos ed ethos che rivendicano silenzio e ascolto.
Da queste premesse scaturisce la nuova produzione della Lupo che a prima vista sembrerebbe lontana dall'informale astratto, sua originaria cifra stilistica, e qui, come mai in passato, invece vicina alla figurazione; tuttavia, analizzandola meglio, la serie attuale è la maturazione di un percorso chiaro e multiforme. La sua origine risale ad alcune ricerche sullo Stretto di Messina che, procedendo per associazioni di idee, giungono fino ad indagini su piccoli e "stretti" passaggi, quasi dei punti di fuga verso un'altra dimensione... Questo è il pretesto per studiare le "fessure" dell'uomo: l'ombelico, le narici, le palpebre. La Lupo difatti, per la prima volta nella sua carriera, propone uno studio e uno sviluppo "figurativo" che dimostra un timido avvicinamento., intriso di conturbante paura, verso il corpo, incombente e misteriosa presenza che le incute sospetto e soggezione. L'artista così indaga le fessure del corpo umano ingrandendole smisuratamente, come fece negli anni Sessanta Claes Oldenburg con gli oggetti quotidiani, per cercare una nuova percezione del reale.
lla stregua di un palombaro Katia Lupo scandaglia le cupe oscurità e si lascia trasportare in un mondo parallelo con le sue leggi e i suoi riti, dove alla fine i corpi, privi di reale identità, diventano soltanto "Numeri". L'accenno alla figurazione difatti, presto cede il passo alla "deformazione" e dagli iniziali sogni velocemente si approda ad agghiaccianti incubi; se da un lato il titolo di ciascuna opera mostra una sequenza numerica, che allude alla mancanza di personalità da parte dell'uomo moderno, dall'altro il corpo troneggia spavaldo su ogni tela, quale manifesto della società moderna che corre in modo spasmodico verso la bellezza ideale.
alle prime opere che affrontano enormi dita o gigantesche natiche su fondali neri, si arriva repentinamente a tele più inquietanti, dove le parti del corpo, quasi irriconoscibili, galleggiano deformi su sfondi dai colori irreali, campiture sature dai toni squillanti: rosso e arancio che richiamano palesemente il ciclo "Implosioni Esplosioni". Talvolta la parte del corpo, abbandonato il limite della fessura, è un torace scolpito da anabolizzanti o un ventre artificiale post liposuzione, un corpo dipinto con colori angoscienti dai toni grigio-azzurri, su un incombente fondo bianco, che urla una "malattia" generazionale. Una narrazione più dettagliata rispetto alla produzione passata, una voce più tonante, un grido più urgente rivolto verso l'umanità, attenta all'edificio dell'io e non alla sua essenza.
nserite nel passaggio contemporaneo "dal corpo chiuso al corpo diffuso", delineato da Angela Vettese, le forme deformi della Lupo mostrano gli echi di Munch e la sintesi di Moore, e soprattutto testimoniano il desiderio moderno e delirante di un corpo perfetto, armonico, giovane e sensuale che però degenera nell'omologazione, nelle ragazze-copie, espresse dalle performance di Vanessa Beecroft, o nella smania di perfezione che sconfina nel mostruoso, manifestata dalla body artist Orlan che filma le continue operazioni di chirurgia estetica, facendosi impiantare protesi deformanti sul suo corpo, quale nuova forma di arte contemporanea.
elle opere dell'artista siciliana le dense pennellate ad olio si stratificano e sedimentano dando vita a un messaggio forte e disarmante che mostra il disagio di un'intera società. Si avvertono le insicurezze delle donne dalle labbra e seni siliconati, e i sorrisi rigidi dei sessantenni "senza rughe". Si odono i vuoti dell'anima delle anoressiche che vivono nella perversa utopia di non avere bisogno di niente e di nessuno: una singolare forma di autarchia che usa il corpo come scettro di un seducente potere, ben presto però effimero; si sente l'incontenibile e devastante fame dei bulimia che, "schiacciati" dal giudizio degli altri, nascondono nel cibo le voragini della loro identità. Viene così alla luce la crisi del uomo contemporaneo che preferisce guardare e analizzare i protagonisti dei reality show, piuttosto che scrutare dentro se stesso-forse perché non lo sa fare più!

Katia Giannetto

NOTE CRITICHE DI:
Lucio Barbera, Vincenzo Celi, M. Rosaria Esposito, G. Fama', G.Ferlazzo Natoli, Gabriella Giannetto, Katia Giannetto, Antonietta Mondello, Giorgio Segato, Vittorio Sgarbi,Viviana Strano, Lucia Tarro, Tania Toscano.
SI È SCRITTO SU:
Arte Mondatori, Arte in Italy, Centonove, Karta, La Gazzetta del Sud, La Sicilia, II Gazzettino padovano, L'altro giornale, Vespertina.

Studio: via Calapso, 5 - 98121 Messina
Tel. 348.3394533 - 090.5726677
Email: katia.lupo@email.it

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