Home
Notiziario
ChiVuol'esserLettoSia
Nel tempo
Personaggi
Photogallery
Rimestanze
RSS

martedì 20 novembre

STATISTICHE

Visitatori : 3063356

Pagine visitate : 84479042

Utenti connessi : 25

Il piacere di leggerli

Iscriviti alla
Mailing list
Email:

Personaggi


Indietro

Luigi Rodriguez
[ Messina 1580 , Napoli 1630 ]


«Principe dei Pittori messinesi»

oto alla cronache d’arte anche come «Loise il Siciliano». Figlio del ufficiale spagnolo di guarnigione a Palermo, Diego Rodriguez, e fratello del pittore Alonzo Rodriguez.
Si trasferì a Napoli nel 1594 e, data la sua giovane età, ne fu padrino e protettore, per lo meno nei primi tempi della trasferta napoletana, un altro giovane artista siciliano che avrà a Napoli una fortunata carriera: Giovan Bernardo Azzolino. Divenne discepolo di Belisario Corenzio .

ra il 1596-98 gli vengono commissionati gli affreschi della la Cappella Orefice nella chiesa di S. Anna dei Lombardi (Monte Oliveto)
A cavallo tra i due secoli partecipa ad una delle più importanti imprese d’arte nella Napoli: la decorazione del soffitto della chiesa di S. Maria la Nova.
Nel soffitto a lacunari dell’aula, intrapreso nel 1598 e terminato nel 1603, è un intero ciclo di pittura napoletana tardo-manierista che si compendia in ben 46 tele, di formato diverso, eseguite dai pittori allora in voga: Curia, Imparato, Santafede, Corenzio, Azzolino e – suggello del suo crescente successo – Luigi Rodriguez.
Una vera e propria summa della pittura napoletana; prima dell’arrivo a Napoli di Michelangelo Merisi (1606).
Intorno al 1600 si sposa con Chiara Bonelli, dal matrimonio nasceranno 3 figli
Tra le raccolte museali di Napoli, si citano anche due suoi dipinti ad olio, «Madonna del Rosario» ed «SS. Trinità», collocati presso il Museo Nazionale; che derivano forse dal dismesso Convento della Trinità delle Monache.
ra i primi anni del ‘600 ed il 1608 la sua fama intanto gli procurava da parte del conte Olivares, vicerè di quel tempo, la commessa di dipingere il refettorio del convento di S. Lorenzo Maggiore, il lavoro più importante e originale che il Rodriguez abbia lasciato a Napoli. Nella Sala Capitolare, gli elementi originari tardo-gotici dell’aula (quadrifore e volte a crociera), si sposano mirabilmente con l’apparato decorativo elaborato dal maestro messinese. Sulla volta, arabeschi e allegorie di studiato disegno e compiaciuto cromatismo; sulle pareti, i fasti dell’Ordine dei Minori Osservanti; con due Alberi Francescani che evocano certo gusto d’iconografia agiografica che avrà poi un felice seguito nei tempi a venire. Nel Refettorio, dove si tenevano un tempo i parlamenti generali del Regno di Napoli, l’assunto allegorico acquista un significato ancora più perspicuo. La lunga volta dell’aula è divisa, infatti, in 7 canti celebrante ognuno una Virtù. Essendo le virtù celebrate quelle che il codice diplomatico del Vicereame spagnolo teneva allora in pregio; ovverosia: Clemenza, Provvidenza, Gravità, Magnificenza, Dignità Regia, Magnanimità e Affabilità. Ciascuna di queste Virtù Maggiori è quindi coronata da 4 Virtù Minori; formando – come notò il Celano – una “immaginosa composizione” con cui “volle il rinomato artista far intendere quali fossero le virtù d’un buon politico reggimento”. È la descrizione politica del Regno aveva, infine, un intento illustrativo negli affreschi delle lunette laterali; che riprendevano vedute delle dodici province del regno con i loro attributi.
opo questo stadio importante della sua attività, il Rodriguez sembra invilupparsi, sempre più, nelle spire di Belisario Corenzio.
Sulla scia, infatti, del Corenzio, partecipa, assieme a Battistello Caracciolo, alla decorazione dell’aula del Sacro Monte di Pietà; che ha avuto luogo circa nel 1601-03.
Al seguito del Corenzio, e con l’Azzolino, lavora ancora nell’abside della Cappella Maggiore della chiesa dei Gerolamini (S. Filippo Neri); lasciandovi, di suo, una Deposizione del 1603. E, sempre col Corenzio, collabora ad uno dei suoi lavori poco conosciuti: gli affreschi della volta della chiesa di S. Patrizia. Edificio che, per essere stato rifatto da Giovanni Marino Della Monica nel 1607, data i dipinti intorno a tale anno.
l De Dominici narra che il Rodriguez “pittor studioso ed amante delle fatiche” sarebbe morto, a casusa della sua fama che rese invidioso il Belisario Corenzio che si vide superare dal discepolo, e che invitato a pranzo il Rodriquez, lo uccise, avvelenandolo.
In Sicilia è rimasta una sola opera che va sotto il suo nome «Davide con la testa di Golia» che si conserva nella Sala del Consiglio dell’Università di Messina.

Indietro