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Riccardo Orlando
[ Messina 16/01/1950 , ]


Riccardo Orlando’artista messinese si accosta alla pittura in modo naturale, certamente influenzato dai nonni, quello paterno era pittore dilettante, mentre quello materno era l’illustre pittore Gaetano Corsini affemato nella prima metà del Novecento, elaborando uno stile che mescola elementi espressionistici, tipici della cultura del Novecento Europeo e da suggestioni Pop di ascendenza americana.
Nel 1963 si iscrive al liceo artistico di Reggio Calabria, per poi passare nel '66 a quello di Torino. Nel '75 si trasferisce a Roma dove apre una bottega per la lavorazione del legno, altro suo grande interesse. In quel periodo inizia a trascorrere le vacanze a Ginostra, luogo di cui si innamora e in cui decide di andare a vivere nel 1981, fondandovi con un amico «Il Puntazzo», un locale estivo punto d'incontro in quegli anni di molteplici energie creative: Nel 1995 rientra a Messina, dove attualmente vive e lavora dedicandosi interamente alla pittura.

el suo percorso artistico ha dimostrato una spiccata versatilità: attraverso tecniche differenti, dal disegno, ai fumetti, alla pittura, si è sempre rapportato in senso critico con l’Arte, nell’accezione più ampia del termine. La sua opera si è ispirata alla linea del cosiddetto "esistenzialismo poetico" , ma con un'accentuata declinazione letteraria e filosofica. La sua ricerca si snoda come riflessione sulle "retoriche" dell'immagine, intesa come esplorazione della dimensione strutturale del linguaggio iconico.
Abbandonati i precedenti trascorsi fumettistici, l’artista messinese si cimenta da tempo con un'arte più figurativa e insieme più complessa.

soggetti delle opere esposte sono un pretesto per alludere a messaggi ben più intricati: l'ineluttabile mescolanza tra reale e immaginario; la conseguente difficoltà di conoscere o intuire la vera essenza delle cose, negando ogni rassicurante definizione; insieme alla solitudine, alla paura, al disorientamento che a volte ci prendono di fronte alla vita.
Nella sua interezza, l'opera è disseminata di molteplici indizi: si pensi alle prospettive falsate, alla scelta cromatica che non è mai casuale, al ricercato contrasto tra il tratto scabro, quasi infantile, con cui lo spazio viene abbozzato, e la riproduzione certosina degli oggetti in primo piano. Nella variegata scelta di materiali e tecniche Orlando ripropone un continuo trapassare dal reale al fittizio, reiterando a volte alcuni elementi simbolici, impiegati in funzione di memento mori.
Il senso drammatico dei suoi lavori si stempera tuttavia nelle felici intuizioni Pop, laddove la sua grammatica formale, e nondimeno la sua esperienza di illustratore, trovano una più matura formulazione, con l’intenzione di creare una situazione temporale, quasi un’induzione alla riflessione, alla presa di coscienza di più aspetti.

La cosciente incoscienza

ra la rabbia e la resa, tra l'invito a tenere gli occhi aperti e l'abbandono ad un' ormai irrimediabile cecità, oscilla il disincantato e severo giudizio sul presente di Riccardo Orlando, la cui pittura nasce proprio lì, quando in mano non ha né matita né pennello, ma soltanto il rovello dei suoi pensieri dilaniati tra l'essere e il dover essere di una storia umana felicemente indemenziata e sul punto di un naufragio.
La perdita di senso, la superficialità e la solitudine, il conflitto tra le civiltà così come quello tra gli amanti, il non riconoscere più il proprio ambiente, l'estraniazione e l'incomunicabilità, sono questi i ragionamenti che assillano la mente dell'artista che, di fronte ad un dramma individuale e collettivo, rifiuta di condividere il destino della sconfìtta. Sono pensieri costanti che rodono e corrodono l'esistenza e che, pur nella loro incessante consistenza, esplodono come flash, improvvisi bagliori che accompagnano i singoli passi, mescolandosi con i sogni possibili e con gli impossibili ricordi di un tempo felice, sospeso anch'esso tra il passato e il futuro.
'questo rovello, sono questi bagliori la pittura di Orlando, che non offre terapie, ma chiara, come uno spietato incubo, si impunta in una diagnosi attenta. Una pittura che non ha né forme né colori, ma è fatta solo di idee, di un guardarsi dentro e attorno, di un perenne disagio che avvelena anche i singoli gesti del vivere quotidiano, così come la visione del tempo che gli è concesso di vivere.
Tutto potrebbe anche restare qui, inespresso, nella mente dell'artista il quale potrebbe a lungo parlare della sua " pittura che non esiste", o meglio dei suoi pensieri che lo tormentano. Ma, assolutamente conficcato nella realtà, dalla quale non cerca alcuna evasione, né, come pur si è detto" punti di fuga", l'artista, che dopo una lunga pausa di operoso silenzio, è tornato alla sua pratica pittorica, vuoi anche comunicare i suoi pensieri e le sue idee, dare cioè ad essi una forma visibile. Per questo, non volendo raccontare, dipinge. E così, dipingendo, racconta.
acconta della composta tristezza degli animali, le sue "nature vive", cosi come dell'oasi felice di una tipica casa araba, ermeticamente chiusa nello spazio deserto, e al cui interno esplode la vegetazione, come se l'attimo felice potesse nascere solo dal rifiuto degli altri, o, dall'ambiente deserto, subisse l'ultima minaccia. Racconta di un tucano, sbalzato in un ambiente a lui sconosciuto, ostile, testimone del disagio della globalizzazione; o di tre scimmie, ormai sconfitte e in attesa più di niente, davanti ad una natura morta con banane. Un cavallo insegue la volpe (ma forse è il contrario?) in un moto circolare che transita, attraverso archi, tra la notte e il giorno, con il metronomo che scandisce il tempo; una nube all'orizzonte libera un lampo (l'atomica) ed il mondo va al rovescio: la gazzella insegue il leopardo; crolla il ponte che univa due torri, con la loro precisa individualità e, dei due giardini, uno sfiorisce come l'amore che si è spezzato; due eserciti si affrontano in campo aperto, per contendersi l'ultima risorsa: l'acqua. Così, a poco a poco, l'alternarsi del tempo, l'interno e l'esterno, la luce e l'ombra, il qui e l'altrove, la certezza di trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto, l'estraneità rispetto all'ambiente in cui ci si trova, la vita e la morte, l'ingenuità di una ragazzina intenta a giocare con il suo cerchio e l'inganno che la minaccia, tutti quei pensieri e quelle idee che erano già pittura (immagini, visioni), prendono forma e diventano "pittura ". Una pittura che chiama a sé un Magritte, condito con accenti iperrealisti che non nascondono simpatie per la presente civiltà delle immagini, ma non per spiazzare e mostrare qualcosa di surreale, ma per piazzare al centro della visione, assieme alle idee, la presente realtà. Come se fosse una concreta, ammiccante e piacevole, presa di coscienza, dell'attuale stato di incoscienza.

Lucio Barbera

MOSTRE PERSONALI

  • Palazzo Duchi di Santo Stefano - TAORMINA (ME) - 2003
  • Galleria il GABBIANO - MESSINA - 2004
  • Museo delle Ceramiche - SANTO STEFANO DI CAMASTRA (ME) - 2004
  • BORGOSESIA (NO) - 2005
  • Sala Verde - MILANO - 2005
  • Next - MESSINA - 2006
  • San Michele Minore - CATANIA (CT) - 2006

Riccardo Orlando
Indirizzo Via S. Caterina dei Bottegai, 28
C.A.P. 98122 - MESSINA
Telefono Abitazione 09041599
Cellulare 3333224446
E-Mail loredana.carere@tiscali.it
http://www.riccardoorlando.com/

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