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Francesca Borgia
[ 1958 , ]


Francesca Borgiartista siciliana, inizia l'attività artistica alla fine degli anni '70.
La sua ricerca si è spostata lentamente verso un linguaggio astratto, attraverso una pittura costituita da ampie superficie di colore dall'intenso sapore simbolico da cui si evince l'inquietudine della vita moderna. Del suo operare si registra la partecipazione ad importanti collettive italiane: 1984, Galleria Il luogo, Roma; 1986, Cripta dei Gesuiti, Siracusa; 1987, Galleria Ezio Pagano, Bagheria (PA); Castello Aragonese, Taranto; Cosina Pompeiana, Napoli; Palazzo Dei Diamanti, Ferrara; 1988, Galleria Comunale, Taranto; 1989, Palazzina Cinese, Catania; Museo Civico, Rende (CS); Villa Niscemi, Palermo; 1991, Chiesa dei cavalieri di Malta, Siracusa; 1995, Monte di Pietà, Messina; 1998, Palazzo dei Normanni, Palermo; Acquario Romano, Roma; Citizens Columbus Foundation, New York; 2003, Villa Aragona Cutò, Bagheria (PA); è stata presente all'EXPO Arte di Bari negli anni '87, '88, '89. Ha tenuto personali a Catania, Siracusa, Taormina, Milano, e naturalmente Messina, sua città di origine dove è particolarmente apprezzata.
Tra gli altri si sono occupati del suo lavoro: Teresa Pugliatti, Carolina Gulino, Lucio Barbera, Giuseppe Frazzetto, Giovanna Giordano, Francesco Gallo, Luigi Giacobbe, Anna Maimone.

sistono immagini insopportabili? Anzi: esistono ancora immagini insopportabili? Nonostante tutto si potrebbe rispondere con un'affermazione. Insopportabili non sono certo le immagini cruente, alle quali ci siamo da tempo abituati, sono piuttosto quelle che, per schiacciante sovrabbondanza, destabilizzano l'ordine delle cose. Non è di moda, oggi, tollerare corpi ridotti a sola testa e tronco, fatto salvo il compiacimento per i reperti di medicina legale che appaiono qua e là in qualche fiction televisiva. Volti senza nasi, occhi, palpebre, labbra, zigomi: tutta materia di pertinenza della chirurgia estetica (o della Body Art quando si ricerca la percezione del Sublime e dell'orripilante).

a pittura di Francesca Borgia non è un elogio dell'orrendo, né tanto meno una esaltazione del macabro: si fa carico invece di una subdola e inquieta "gradevolezza" minacciata però da presenze cromatiche sinistre, violente e ostili. È piuttosto un tentativo di riaffermare la dignità dell'immagine e del segno, surrogati ai nostri tempi, da pixel e codici binari, da simulazioni di immagini che adombrano le immagini stesse. La scelta coerente del medium pittorico è garanzia di disciplina e profondità e risponde alla domanda: cosa vedo?, laddove il caos mediatico impone il quesito: cosa voglio far vedere?
Credo che Fancesca Borgia mai realizzerà un'istallazione video, anzi glielo auguro, perché, altrimenti, dovrebbe rinunciare al carico di informazioni e passioni che affida ad ogni pennellata. Quando le immagini si prefiggono il compito di illustrare la realtà, quando si pongono come documento fededegno (come nella cronaca giornalistica), finiscono per illustrare il fatto, cioè renderlo lustro e innalzarlo ad oggetto estetico; ovvero lo illustrano, cioè lo rendono illustre relegando all'oblio tutti gli altri fatti che, per incidente, non sono occorsi davanti all'obiettivo di un fotografo o di un cineoperatore.
on questi quadri Francesca ha ingaggiato una sfida troppo audace, perché si è appropriata della illimitata materia visiva del fotoreportage, di cui noi siamo assetati, anzi ghiotti e indomabili divoratori. Quante volte abbiamo visto (e voluto rivedere) gli aerei che penetrano le Torri gemelle? I suoi soggetti si prefiggono di smentire non la qualità delle immagini riprese dai fotografi in Iraq ed in Afganistan, ma la loro quantità eccedente che ha finito per consegnare quest'ultime, ancorché di contenuto angosciante, alla pura oleografia e alla calligrafia voyeristica. In altri termini, sfogliamo un giornale sbirciando in tralìce il nudo di un uomo sotto tortura che sta per essere azzannato da un cane e, nello stesso istante, il nudo di Naomi Campbell, con l'affiorare dei sensi di colpa, pur tuttavia continuando a sfogliare... Francesca gioca quindi sui tempi di osservazione propri del quadro, al quale ci si può avvicinare e dal quale ci si può allontanare, con lentezza o rapidità. Si può inclinare la testa per seguire una pennellata o una colatura, ci si può disporre a lato, si possono cogliere i grumi di pigmento e le linee fortemente marcate. Tutto ciò non ci verrebbe in mente con un giornale in mano o davanti al televisore.
Ecco che i tempi lenti e l'interattività dell'osservatore permettono di cogliere il Dolore e non la pena; l'Ingiustizia e non la contingenza, seppure atroce, della tortura;l'Angoscia e non, genericamente, il dramma (parola obbligatoria per il giornalista nei casi di calamità!). I colori accesi, apparentemente "felici", rimandano in realtà ad una favola lugubre, senza riscatto; ovvero mostrano l'esistenza della felicità e, al tempo stesso, l'impossibilità di raggiungerla.
Si tratta di una pittura adatta ad un occhio attento, votata all'approccio empatico. Una pittura basata sull'estrema semplicità delle forme che, depurate da ogni eccesso, riconduce ad una percezione primitiva, ad un segno elementare, laddove è troppo rassicurante il dilagante maquillage iconico.
ortificazione corporale, fanatismo religioso, culto dell'intimo, iconoclastia, è certo che Francesca Borgia, rappresentando le grate del burqua, afferma la categoria del mistero, dell'occulto e dell'inspiegabile, mentre è quasi d'obbligo una spiegazione antropologica. Intanto che l'Occidente si ricopre di tatuaggi, aggiungendo forme alle forme del corpo, nel mondo islamico la forma agisce per sottrazione e nega il corpo come insieme di elementi fisiognomia, lo si sottrae alla vista, lo si esalta come essenza nel momento in cui se ne proclama l'assenza. Dai primi vasi in stile geometrico, alla Crocifissione, fino alle braccia spalancate del libertario spagnolo nelle fucilazioni del 3 Maggio di Goya, il gesto delle braccia ha riassunto l'idea di disperazione senza limite, religiosità e laicismo.
er questa mostra Ti penso, Baci Baci e Sperso, sono i titoli ispirati ad una celebre lirica di Salvatore Quasimodo. Dell'andamento poetico, Francesca Borgia ha colto in profondità i valori sinestetici, i rigurgiti cromatici e luministici: Le acque viola; ... Malaria gialla e terzana gonfia di fango; ...Presi fra i rottami e giustiziati al buio; ... Il tuo berretto di sole andava su e giù / nel poco spazio che sempre ti hanno dato;... Quel rosso sul tuo capo era una mitria / una corona con le ali d'aquila; ... I segnali di partenza colorati dalla lanterna notturna; ...Oscuramente forte è la vita.
Infatti, la vita è oscuramente forte, o forse luminosamente debole.

Luigi Giacobbe

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