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Filippo Minolfi
[ Barcellona Pozzo di Gotto (ME) , ]


Filippo Minolfiive e lavora in Messina con studio in via F. Crispi, 3. Laureato in giurisprudenza, si dedica da sempre alla pittura ed alla scultura.
Fra le sue opere più rappresentative vanno ricordate:
gli affreschi realizzati nel catino dell'abside e nei pennacchi della cupola della Basilica Cattedrale di Barcellona, il monumento dedicato al poeta Bartolo Cattati, quello in memoria dello scienziato prof. Sebastiano Genovese, un volto di S. Pio conservato nel museo di Pietrelcina e la stele commemorativa del musicista Maurizio Donia.
Mostre personali di particolare interesse:
Palazzo Corvaja - Taormina; Galleria Zancle - Messina; Galleria Perfetti - Cosenza; Galleria La Leonessa - Brescia; Galleria II Pendolo - Messina; Galleria II Prisma -Verona; Galleria L'Isolotto - Napoli; Castello Ursino - Catania; Istituto culturale T. Tasso - Sorrento; Galleria Astrolabio - Messina; Osterio Magno - Cefalo.

Principali mostre collettive:
Messina - Palazzo Municipale; Taormina - Palazzo Corvaja; Sorrento - EPT; Pompei -Museo Vesuviano; Lipari - Hotel Carasco; Pinetamare - Palazzo degli Uffici; Napoli -Galleria Schettini; Tindari - Santuario; Baton Rouge - Guild Gallery; Cardif - Centro studi Antony Hopkins; Londra - Institut of contemporaney art; Milano - Angelicum.


Architetture e leggerezze

'atmosfera è quella che richiama il surrealismo, nella sua più profonda essenzialità, quella della estraniazione della realtà da se stessa, della presa di distanza dell'ordinario dalle sue stesse coordinate aggettivanti, materiche e formali, per liberarsi in modi di assoluta apparizione, con una messa in mora del vincolo delle relazioni che viene dalle stesse leggi di gravita, che presiedono il senso comune e le sue relazioni immaginarie e linguistiche.

ilippo Minolfi, si è, da tempo, legato ad una tematica pittorica che si connette alla poetica di una areopittura ormai storica e alla cromatica di Fabrizio Clerici, elaborandola con sapiente invenzione e personale senso delle architetture e della spazialità.
La sua è una proposta di studio, oserei dire leonardesco, dell'evoluzione di forme pesanti nello spazio, con la capacità di articolarle secondo le traiettorie di una grande proliferazione che le fa diventare leggerezze plastiche, che stanno a loro agio fra l'azzurro e il bianco, tra un cielo profondo e le nuvole di un turbamento della profondità e di una sua paradossale umanizzazione.
La duplicità di un immaginario, da odissea nello spazio è di una immobilità da mancanza di punti di riferimento, a volte segnato da una marcata linea d'orizzonte, la cui nettezza marina fa da specchio alle macchine volanti, le cui forme sembrano fatte apposta per rendere più profondo il senso d'enigma che avvolge tutto quello che accoglie il nostro infido e affascinato sguardo.
L'elaborata fisicità di cui queste macchine danno prova, diventa effusiva e moltiplicante effetto di qualità, che più si lascia indovinare per cose già viste, per forme in qualche modo omologabili, per materiali noti e tranquillizzanti, più si allontana nella propria indecifrabilità ed enigmaticità, che è, anche il motivo che le rende affascinanti e capaci di imprigionare gli sguardi che ad esse si rivolgono, pensando di poterle dominare, ma subito rese avvertite di una loro imprendibilità, il cui codice è tutto da scrivere, in quanto frutto di una vocazione al monologo, al narcisistico rivolgersi a se stessi e al mondo dei sogni.
ondo a cui appartiene la pittura, sempre, anche quando è preda di un realismo descrittivo, figurarsi quando si rivolge altrove, alza lo sguardo all'infinito, al suo essere oggetto indefinito di sgomento, oppure attrazione magnetica dell'estasi. Provando ad indovinare si può parlare di aerei, ponti, cavalcavia, in una simbiosi tra l'organica stratificazione del legno e la fredda morfologia di un metallo inossidabile, ma si rimane in un continuo rimando dal probabile all'improbabile, arrivando alla conclusione che il bello di ogni enigma è proprio l'enigma, il suo essere un dato complesso, che proprio per la sua apparenza semplice, non si lascia attaccare e rimanda ad una sua piacevole esteriorità, che è il piacere della forma. Perché appunto questo è l'alone di mistero che circonda questa pittura, che nella sua luminosità e nel suo chiarore richiama un effetto gotico dell'invisibile, per cui si lascia guardare, guardare, in questo gioco mentale, rimbalzato metaforicamente dall'immobilità assoluta e dal silenzio che da essa emana come fenomenica di una meta che è sempre lì a portata di mano, ma non si riesce a cogliere.
La sua è, in effetti, una illusione che può esistere come exitu, come scontata sedimentazione di disegno e colore, come artificio che viene dalla trascrizione di un paesaggio fantastico che vive nella mente fervida del suo autore e che da essa esce fuori come un distillato prezioso, che non vuole e non può concedersi a nessuna forma di consumo ed è disponibile solo ad uno scambio simbolico, capace di affascinare e tenere legato lo sguardo e la mente in una infinita contemplazione.

Prof. Francesco Gallo

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