Home
Notiziario
ChiVuol'esserLettoSia
Nel tempo
Personaggi
Photogallery
Rimestanze
RSS

venerdì 15 novembre

STATISTICHE

Visitatori : 3275304

Pagine visitate : 88004289

Utenti connessi : 26

Il piacere di leggerli

Iscriviti alla
Mailing list
Email:

Personaggi


Indietro

Pietro Serboli
[ 1948 , ]


Pietro Serboli percorsi dischiudono bivi, imprevisti, ostacoli, incontri, dubbi, date, relazioni e scelte.
Sono il sentiero e il viaggio, i quesiti e le risposte. Sono un perenne andare, scoprire, fermarsi e ricominciare. I Percorsi della vita fanno parte di uno stimolante ed enigmatico gioco che ognuno di noi compie solitario, durante il misterioso e personale "soggiorno" sulla terra.
Su queste considerazioni ci invita a riflettere con gioia e ironia la recente produzione di Piero Serboli, nata da uno studio condotto alcuni anni fa da Giuseppe Cavarra, studioso di cultura popolare, che ha indagato ì giochi dell'infanzia, soffermandosi sul campanaro, il pozzo, il girello, il quadrato, il gioco dell'oca. Questo seme, dopo uno stato di quiescenza, ha fermentato nel pittore siciliano dando vita alle opere odierne. Così, attraverso gli antichi giochi per bambini Serboli ci accompagna in numerosi percorsi, lasciando trapelare quel piacere di dipingere che si traduce in una straripante "joie de vivre", chiave della sua intera produzione.

ettore attento della realtà, indagatore scrupoloso e perspicace, a volte pungente, l'artista lancia oggi un messaggio chiaro e personale, mostrando una nuova serie più autobiografica e intimista, rispetto all'ultima proposta a Messina ("Alma Venus", 2005).
Riecheggiano tutte le più importanti fasi della sua formazione e maturazione: il dada, la pop art, l'arte concettuale e postconcettuale, già ben delineate dalla critica militante; a queste componenti oggi se ne aggiunge una caratterizzata dall'approfondimento del valore semantico dei simboli e della loro relazione con i colori.

ome gli anelli di una lunga collana d'oro, le opere della serie, intrecciate l'una con l'altra dal filo vibrante dei giochi e dei percorsi, tintinnano ai nostri occhi, quasi abbacinati dai simboli arcani, i numeri conchiusi, i contorni netti su sfondi evanescenti; istigano la nostra curiosità a seguire l'itinerario proposto attraverso effetti cromatici e soluzioni compositive; riflettono infine una luce palpitante ma al tempo stesso opaca, che nostalgicamente rilascia i ricordi di scelte ormai compiute e libera frammenti di un passato già remoto. L'anello più grande del prezioso monile è rappresentato dal Campanaro, gioco e motivo assai ricorrente nella serie, tanto da poterlo considerare vero emblema di tutto il corpus. L'antico "campanaro" si effettuava su una traccia, disegnata per terra con un gessetto o una pietra, dentro la quale venivano inscritti dei numeri, che indicavano le modalità dei salti da compiere per giungere al traguardo.
llo stesso modo avviene nelle opere odierne: allo schema, i quadrati, la numerazione, si aggiungono ora anche i simboli, gli oggetti, le date, cosicché il gioco diventa percorso! Alcuni hanno una sequenza ben definita, altri assemblano continui ricordi e flash back in un panegirico di cromie, come nel caso di Parole a colori, dedicato al figlio Andrea. La stessa intensità frammista all'ironia si ritrova nel Diario, campanaro che sciorina simboli e soprattutto numeri, atti ad indicare i giorni vissuti, e dunque le piccole e grandi emozioni che li hanno contraddistinti. La passione di quei momenti è resa dal colore rosso scarlatto di un rossetto, protagonista di un altro campanaro: Un dono. L'opera è imperniata sull'iterazione del gesto di due mani che si aprono per dare, giocando su vibranti soluzioni cromatiche ed arguti equilibri compositivi; questo studio sul rapporto tra simboli e colori introduce una considerazione cara a Serboli: la capacità di ogni uomo di essere pittore. Egli difatti ama spesso ricordare che ognuno di noi è un ipotetico artista che utilizza il corpo come tela; gli abiti, il trucco e la pettinatura come pennello e colori... Il quadro più poetico della serie è La forza del due che, come ha sottolineato Anna Maimone, esprime il potere della coppia e l'annullamento del significato del singolo se manca l'altro elemento, quindi non c'è seno destro senza seno sinistro, freccia senza arco, ala destra senza ala sinistra...
e talvolta nel gioco si può perdere l'equilibrio o addirittura cadere, così nella vicende quotidiane a volte si inciampa e ci si fa male; e se nel campanaro è ben definito il quadrato successivo su cui saltare, nella vita hai di fronte precise domande alle quali devi necessariamente rispondere; spesso sei obbligato a decidere la strada da intraprendere, senza neanche avere una traccia da seguire... Talora sei costretto a fermarti perché sei troppo stanco, talaltra vai invece più veloce di tutti gli altri. A riempire lo schema del "gioco d'artista", ricorrono dunque, di frequente, i numeri, la luna, l'arco, il triangolo, l'occhio: sono allusioni e metafore di storie reali e intense, sono le impronte indelebili di questo nostro unico e irripetibile percorso sulla terra.
L'attenzione al campanaro è strettamente connessa a quella rivolta al "gioco dell'oca", da questa relazione ha origine Percorso apotropàico 1, opera che descrive ironicamente un itinerario propiziatorio, svolto attraverso determinati gesti suggeriti da alcuni oggetti. I numerosi simboli presenti difatti, richiamano scaramantiche azioni da compiere per "scacciare il maligno", rammentano esempi di religiosità popolare in cui il sacro trascende nel profano.
erboli riconosce che nel corso del tempo l'antico gioco dell'oca, sebbene abbia apportato modifiche e assunto nuove denominazioni, tuttavia ha sempre continuato a proporre ai partecipanti un'incalzante ed enigmatica traccia da percorrere per giungere al traguardo conteso. Questa concitata sensazione di avanzamento è resa mirabilmente nel Percorso apotropàico 2, un quadro denso di simboli, date, figure e pertanto ricco di significati da decodificare. Il dipinto potrebbe essere identificato come un vessillo della poetica serboliana che puntualmente, vivacizzata da ammaliante ironia e briose cromie, elargisce sottili e profonde considerazioni, frutti maturi di un'arte impegnata, dissacratoria e sociale, che preferisce all'estetica del bello la consapevolezza del vero. In quest'opera Serboli, nutrendosi del noto monito oraziano, incita l'ipotetico giocatore a compiere il lungo percorso per raggiungere per primo la meta, rappresentata da un limone giallo e ben maturo.
È un artistico invito a cogliere il succo delle cose, a oltrepassarne la superficialità, per carpire, nonostante l'asprezza, il sapore dell'essenza; è per noi una metaforica esortazione a non lasciar scivolare i giorni passivamente, ma "succhiare" con intensità ogni singolo istante della nostra vita!

Katia Giannette

Indietro