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Alfredo Santoro
[ 1939 , ]


Alfredo Santorolfredo Santoro, sembra vivere perennemente stregato dagli incantamenti della natura ma dipinge nel chiuso del suo studio. Uno studio che appare come il simbolo dell'ordine, della razionalità, della garbata compostezza ma che al tempo stesso suggerisce l'idea confortante dell'utero materno, caldo e ricco di nutrimento, protettivo e colmo di futuro. Una "polonaise" di Chopin in sottofondo e lui, Alfredo Santoro, la cui gentilezza d'animo traspare attraverso lo sguardo ceruleo attento a tutti i possibili desiderata dell'ospite, pronto a mostrare la sua collezione di paesaggi dell'anima. Si comincia dalle tele dedicate alle Isole Eolie, vecchio amore di Santoro, scelte per dare vita alla mostra di Mond'Arte, intitolata appunto "Eoliana".

ell'immergersi nel mare blu a volte cupo a volte brillante squarciato da vivacissime macchie di giallo, di rosso e di bianco, ognuno vede riferimenti a Klee, a Roualt, a Mirò,a Matisse, a Chagal, ognuno secondo il proprio mondo culturale, le proprie suggestioni pittoriche, le proprie inclinazioni personali. Così come, nello sfogliare i piccoli disegni dell'artista, dove lo stesso artista dimostra una mano felice e disinvolta su pezzi di carta da taccuino, il pensiero va a Picasso o a Bacon o a Siqueiros, con tutto il carico di drammaticità e di mostruosità dell'inconscio che questi pittori hanno, con la loro Opera, comunicato all'umanità intera.

a Santoro è Santoro. E, proprio in quel momento, si benedice la provincia messinese, bozzolo impermeabile agli esperimenti modaioli che molto avrebbero sottratto alla sua solarità espressiva , alla sua arte visionaria, alla sua fantasia poetica. Si va via da quello studio, un vero luogo del colore, con la sensazione di essere diventati più ricchi, di avere carpito all'artista un supplemento d'anima, un plus di creatività talentuosa, un prezioso segmento di felicità espressiva. E insieme gratificati da tanta candida disinteressata attenzione totalmente priva da meschini elementi di piaggeria. Esclusiva cifra stilistica del "pittore gentiluomo".

Adele Fortino

lfredo Santoro, pur attraversando il Surrealismo e l’Espressionismo, e da essi mutando indicazioni e strutture formali, non poteva dirsi né surrealista né espressionista: Lui sognava ad occhi aperti, era ed è un grandissimo visionario. E lo conferma adesso, in questo fare di ritrovata serenità,, ora che proprio dal ripristinato contatto con la natura, esplode in una strepitosa gioia di vivere. L’artista si direbbe stregato dalle Eolie: sono blu profondi e marini, improvvisi guizzi di bianco, lancinanti rossi e verdi che creano un’atmosfera di energia e felicità.

Lucio Barbera

a lezione dei maestri del Novecento è per Santoro assolutamente ineludibile: non ci si può sottrarre ad una ricerca che ha messo in crisi tutte le certezze e le relative convenzioni. Dato questo per scontato, all’artista non rimane che cercare nel proprio immaginario (sogni, pulsioni, passioni, etc.) la propria personale risposta sia a livello tematico che espressivo. La lezione affiora allora come citazione colta, riferimento esplicito... La maturità sembra aver portato alla pittura di questo nostro artista, una visione più serena, più controllata, gli azzurri sempre ricorrenti, a partire dalla giovanile esperienza alle isole Eolie, e di Stromboli in particolare, restituiti alla loro forza cromatica, diventano fondali per organizzare lo spazio, costruire marine e cieli notturni, in cui la presenza animale ha perduti qualsiasi nota inquietante per farsi espressione di vita.

Anna Maimone

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