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Giuseppe Mazzullo
[ Graniti (Messina) 15/02/1913 , Taormina (Messina) 25/08/1988 ]


Giuseppe Mazzullo' stato senz’altro uno degli artisti più significativi dell’Italia del Novecento.
Tra realismo ed espressionismo la sua arte punta alla ricerca dell'originario in natura, della «forma che è dentro». Ecco il perché delle pietre che sembrano appena abbozzate, sulla scia del non finito michelangiolesco.
Con la creta del torrente «Petrolo», sulla cui sponda destra sorge Graniti, inizia le sue prime esperienze, modellando santi e particolarmente San Sebastiano Martire, Patrono di Graniti, per arrivare a scolpire la pietra dello stesso torrente, pietra granitica e dura, ma che sapeva trasformare secondo la sua ispirazione artistica.
Si forma artisticamente frequentando dal 1930 al 1932 l'«Accademia di Belle Arti» di Perugia, dove si fa notare per le sue grandi capacità di lavorare la materia in una sorta di analisi del vero e della realtà, in una plasticità intima che non si lascia traviare dalla monumentalità ma si ricollega invece a una pura narrazione introspettiva dei personaggi.

el 1935 realizza la sua prima mostra alla «II Quadriennale» di Roma. Sono esposte alla manifestazione anche le opere di Arturo Martini, costituiranno un punto di riferimento nell'evoluzione della sua ricerca plastica.
Nel 1939, nominato per la cattedra di Scultura alla «Scuola del Nudo» dell'«Accademia di Belle Arti», si stabilisce nella capitale. Qui partecipa e vince , assieme a Aliventi, Ruggeri e Mirko, la gara per realizzare i grandi bassorilievi delle facciate dei quattro palazzi dell'INPS all'EUR a Roma.
Nel 1945 tiene la sua prima mostra personale alla galleria «La Margherita» di Roma.

el 1946 apre uno studio in via Sabazio, lo frequentano artisti come Cesare Zavattini e Renato Guttuso. Stringe amicizia anche con gli artisti della Scuola Romana, e a Carrara con Arturo Martini.
Nel 1950 partecipa per la prima volta alla «XXV Biennale» di Venezia con l'opera in bronzo «Donna che sventra il pesce». In questi anni intensifica una sua visione spaziale della forma e cerca e trova una specie di movimento proprio.
Dal 1958 abbandona quasi definitivamente il bronzo per dedicarsi alla pietra che lavora con grande maestria e abilità, le forme plastiche mutano, sono solide e composte ma anche vibranti e tortuose.
Nel 1959 viene invitato con una sala personale all'«VIII Quadriennale» di Roma.
Nel corso degli anni Sessanta continua a lavorare la pietra in una ricerca quasi stilizzata della forma che raggiunge però toni di altissima intensità ed espressione.
Nel 1965 tiene una personale alla galleria «La Nuova Pesa» di Roma e partecipa alla mostra itinerante dal titolo «Contemporary Italian Sculture».
Nel 1966 è allestita una sua personale alla «XXXIII Biennale» di Venezia, e partecipa alla mostra «Arte italiana contemporanea» al museo di arte moderna di Città del Messico.
Negli anni ’70 si trasferì a Taormina, qui in una continua ricerca formale ma soprattutto materica, trova nuovi impulsi creativi nell'uso della pietra lavica che permette un maggiore taglio alla linea plastica, lo stile si sintetizza e si appiattisce dando rilievo all'anima dell'opera rappresentata.
Nel 1977 viene allestita a «Palazzo dei Normanni» di Palermo una grande retrospettiva che prende in esame tutto il suo percorso artistico a partire dalle prime opere.
Negli anni Ottanta continua l'attività espositiva in galleria e, soprattutto, in importanti sedi museali.
Negli ultimi anni della sua vita si impegna nella ricerca dell'originario, del primitivo sino a giungere ad un'espressività arcaica, ieratica, accentuata dalla suggestiva e dura pietra lavica che richiama la scultura assiro-babilonese o egizia.
Nel 1981 viene creata, presso il Palazzo dei Duchi di Santo Stefano a Taormina, la «Fondazione Giuseppe Mazzullo».
Muore a Taormina all’età di settantacinque anni.

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